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Sollicciano, Palagi (SPC): "Qualunque sia la decisione del Riesame non si dimentichi chi è dentro"

Dettagli

"Oltre cento persone già spostate lontano da famiglie e percorsi. Occorre rafforzare la magistratura di sorveglianza"
Data:

9 Luglio 2026

Tempo di lettura:

4 minuti, 27 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

"Nelle prossime ore il Tribunale del Riesame di Firenze si pronuncerà sull’impugnazione con cui il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria chiede di annullare il sequestro delle sette sezioni della Casa Circondariale di Sollicciano. Non spetta a noi entrare nel merito di un procedimento in corso. Ci interessa dire una cosa semplice: qualunque sia la decisione, nessuna pronuncia potrà restituire agibilità a ciò che anni di abbandono hanno reso inagibile, né cancellare le condizioni che le persone detenute hanno documentato con 446 reclami ai magistrati di sorveglianza tra il 2023 e il 2026 (gli stessi anni in cui a Sollicciano si sono contati sette suicidi e quasi duecento tentativi).

La nostra prima preoccupazione, oggi, riguarda le oltre cento persone già trasferite: allontanate da famiglie, difensori, percorsi di cura, di studio e di lavoro, spesso verso istituti a loro volta sovraffollati, a partire dalla Dogaia di Prato, dove gli stessi sindacati della polizia penitenziaria hanno chiesto rinforzi. Uno spostamento che non hanno scelto e che rischia di trasformarsi in una seconda pena. A questo si aggiunge un effetto domino di cui si parla troppo poco: ci risulta che, quando una persona trasferita da Sollicciano arriva a Livorno o a Pisa, un’altra, che lì era già detenuta, venga a sua volta spostata fuori dalla Toscana, ancora più lontana dai propri riferimenti. Vogliamo conoscere i criteri con cui vengono decisi questi spostamenti a catena: non stiamo parlando di pratiche da smistare, ma di persone e di legami. E un istituto già sovraffollato che attende nuovi arrivi è, molto concretamente, un innesco di tensioni e di possibili rivolte interne.

Chiediamo che il Comune di Firenze e la Regione Toscana, attraverso i relativi Garanti delle persone private della libertà, seguano una a una queste situazioni (dove sono state portate le persone, in quali condizioni, con quale continuità di trattamento e di relazioni) e ne riferiscano alle assemblee elettive, attraverso le commissioni di competenza. Chiediamo inoltre che in queste settimane estive si trovi il modo di rendere utile la Commissione 4 di Palazzo Vecchio e di capire se sia il caso di riconvocare il tavolo di Sollicciano, che ci risulta rimandato a settembre.

Il secondo punto riguarda chi ha reso possibile che la verità emergesse. A far luce su Sollicciano non sono state le istituzioni che avevano il dovere di prevenire, ma i reclami delle persone detenute e il lavoro della magistratura di sorveglianza, presidio permanente della legalità nell’esecuzione della pena. Il sovraffollamento, i suicidi, gli istituti fatiscenti sono sintomi: la malattia è l’indebolimento progressivo delle garanzie di chi è privato della libertà. Non serve abrogare i diritti per svuotarli: basta lasciare la sorveglianza senza organici, i reclami fermi per mesi, i garanti senza poteri effettivi. Un diritto riconosciuto in ritardo è un diritto negato.

Per questo, in attesa del Riesame e soprattutto in vista dell’udienza del 22 settembre, quando la Corte costituzionale si pronuncerà sulla questione sollevata dal Tribunale di sorveglianza di Firenze a partire dalle condizioni di detenzione a Sollicciano, avanziamo due richieste che non dipendono dall’esito di nessun ricorso: un piano straordinario di rafforzamento degli organici e delle risorse della magistratura di sorveglianza, come chiedono gli stessi presidenti dei Tribunali; e una riforma che dia ai garanti delle persone private della libertà poteri di iniziativa reali, non solo di pressione morale. Il Consiglio comunale di Firenze può e deve farsi promotore di questa posizione verso Parlamento e Governo.

La credibilità di uno Stato di diritto si misura anche dalla capacità di impegnare se stesso nella tutela dei diritti delle persone che si trovano sotto la sua custodia. La risposta a Sollicciano non è nuova edilizia carceraria né il «carcere volano»: è la decarcerazione, sono le pene alternative, è la riduzione della popolazione detenuta. E, prima di tutto, è non perdere di vista le persone che in queste settimane sono state caricate come se fossero oggetti da spostare, da una discarica sociale a un’altra". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

09/07/2026, 16:17

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