Piazzale Michelangelo, SPC: "La scalinata monumentale chiusa da anni: e ora l'ex Play Bar lo paga la Città"
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14 Luglio 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune e Francesca Lupo - Sinistra Progetto Comune Quartiere 1
"Sopra la scalinata della Via Crucis che sale a Piazzale Michelangelo c'è l'ex Play Bar, che molti ricordano come Galaxy bar: una concessione privata finita nel 2016, manufatti realizzati abusivamente, un contenzioso ancora aperto. I giudici hanno stabilito che a demolire quei volumi deve essere il Comune, proprietario. Ma la demolizione non è ancora partita, la scalinata resta chiusa e recintata, e nella delibera di bilancio la Giunta mette 180.000 euro di avanzo pubblico per farla. Abbiamo depositato un'interrogazione e stiamo protocollando un accesso agli atti: la prima domanda è se quei soldi la Città li recupererà dal privato.
Chi sale a Piazzale Michelangelo da San Niccolò conosce quella scalinata: il percorso monumentale della Via Crucis, uno dei tratti più belli e più fotografati della città. Da tempo è chiusa e recintata. Il motivo, all'origine, è l'edificio che le sta sopra, l'ex Play Bar, in viale Giuseppe Poggi: un bar dato in concessione a un privato nel 2006, con un titolo scaduto nel 2016 e mai rinnovato, e con manufatti realizzati abusivamente sull'area collinare tra viale Galilei e viale Poggi.
La vicenda ha una spina dorsale giudiziaria che vale la pena raccontare per intero, anche nella parte scomoda per chi la solleva. Con una sentenza del 2018, confermata dal Consiglio di Stato nel 2023, i giudici hanno stabilito che a farsi carico della demolizione di quei volumi deve essere il Comune, in quanto proprietario, e non il concessionario. Su questo, dunque, l'onere pubblico non è un regalo discrezionale: è un obbligo che discende da una sentenza.
Il resto, però, è ciò che non torna. A distanza di anni la demolizione non è ancora stata avviata: negli atti del Comune non risulta alcun affidamento dei lavori. Nel frattempo l'ex concessionario continua a contendere l'immobile in tribunale, arrivando a rivendicarne per sé la proprietà; il Comune si è costituito e ha chiesto a sua volta i danni, ma la causa è ancora in corso. E i costi si accumulano sul bilancio pubblico: 180.000 euro di avanzo per la demolizione iscritti nella delibera di verifica degli equilibri, a cui si aggiungono le spese di lite e la consulenza tecnica del giudizio, la cui quota a carico del Comune è già stata riconosciuta come debito fuori bilancio.
La domanda che poniamo non è quindi «perché il Comune paga» (a quello ha risposto un giudice) ma «il Comune si riprenderà questi soldi?». L'Amministrazione ha già in mano lo strumento: è lei stessa ad aver chiesto i danni all'ex concessionario nel giudizio civile. Vogliamo sapere se intenda coltivare quella richiesta fino in fondo, così da recuperare presso il responsabile i costi sostenuti e i danni arrecati a un bene pubblico; se sia stata disposta la revoca della concessione, che le stesse sentenze indicano come passaggio necessario per poter demolire; e, soprattutto, quando la demolizione partirà davvero e la scalinata tornerà aperta alle fiorentine e ai fiorentini.
Con l'interrogazione chiediamo alla Sindaca e alla Giunta le loro intenzioni. Con l'accesso agli atti abbiamo chiesto i documenti che permettono di verificare i fatti: la concessione del 2006 con gli obblighi e le garanzie a carico del privato, gli atti tecnici sui danni alla scalinata, e il conto complessivo delle risorse pubbliche impegnate in tutta la vicenda.
Perché il punto è semplice. Una concessione privata gestita male dalla politica ha chiuso per anni un pezzo di patrimonio di tutti e ha presentato il conto alla collettività. Il minimo che la Città può pretendere è che adesso si cambi metodo". (fdr)

