Palagi (SPC): "Con il Gruppo Foucault visita alla Casa Circondariale Gozzini, per continuare l'impegno tra carcere e città"
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13 Luglio 2026
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Descrizione
Gruppo Foucault
"Sabato 11 luglio 2026 una delegazione del Gruppo Foucault (composta da Emanuele Baciocchi, Antonella Bundu, Roberta Destrero, Grazia Galli, Massimo Lensi, Sara Nocentini, Dmitrij Palagi) ha effettuato una visita presso la Casa Circondariale Mario Gozzini, insieme a Fatima Ben Hijji e Stefano Cecconi dell'Associazione Pantagruel.
Ringraziamo chi ci ha permesso di svolgere questo sopralluogo, durante il quale siamo stati guidati dal responsabile dell'area educativa e dal Comandante della Polizia Penitenziaria, potendo accedere a tutte le aree dell'istituto penitenziario.
Al momento del nostro ingresso le persone presenti erano 108, a fronte di una capienza ordinaria intorno ai 74 posti (un affollamento del 146%). Di queste, 33 sono in regime di semilibertà e altre 16 escono quotidianamente con l'autorizzazione al lavoro esterno prevista dall'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario: quasi la metà dell'istituto, dunque, ha già un piede fuori dalle mura, anche se proprio nelle sezioni che ospitano queste persone il sovraffollamento risulta particolarmente forte.
Una sezione è temporaneamente chiusa per i lavori necessari a installare le docce nelle stanze. C'è un refettorio per ogni sezione, il presidio medico è attivo ventiquattro ore su ventiquattro. Una volta al mese un magistrato di sorveglianza incontra le persone detenute che ne fanno richiesta, per agevolare autorizzazioni e istanze. In aula magna si tengono incontri periodici con la Direzione e la Polizia Penitenziaria.
Nell'ultimo anno al Gozzini si è verificato un solo episodio di autolesionismo e nessun tentativo di suicidio. Sono numeri molto distanti da quelli di Sollicciano (nello stesso 2025: cinque suicidi, cento trentatré tentativi, mille trecentotré atti di autolesionismo). Non è la prova che al Gozzini ci siano persone "diverse" o "migliori", ma che a fare la differenza sono le condizioni, l'apertura verso l'esterno, la possibilità concreta di lavorare, di studiare, di mantenere relazioni e responsabilità. Dove il carcere smette di essere solo separazione e prova a costruire un percorso, la sofferenza che a Sollicciano esplode in gesti estremi qui trova un argine. È esattamente ciò che dice l'articolo 27 della Costituzione quando afferma che la pena deve tendere alla rieducazione: al Gozzini quel principio, almeno in parte, prende corpo. Anche se deve essere ritenuto un punto di partenza, non di arrivo: i meccanismi di disciplinamento sono chiaramente forti anche in questo istituto e, soprattutto, si tratta di una bolla isolata da tutto il resto del sistema, come esemplificano gli importanti protocolli per impedire alle cimici o ad altri insetti di entrare insieme alla popolazione trasferita da altri istituti.
La presenza degli agenti nelle sezioni è più discreta che in altre carceri, le persone possono muoversi con relativa libertà per raggiungere le attività e sono coinvolte nella manutenzione e nella pulizia degli spazi. Sono previsti colloqui con i familiari in spazi all'aperto e in stanze di socializzazione. Il Gozzini aderisce al progetto "Bambini senza sbarre", che facilita la genitorialità e permette momenti di socialità anche di gruppo con i figli e le figlie.
Gli agenti effettivi sono 36, pochi e con un'età media alta. Nel corso di un anno la popolazione dell'istituto cambia per il sessanta-settanta per cento, ci è stato riferito: un ricambio continuo che impegna in modo importante l'area educativa e la costruzione di progetti per accompagnare le persone fuori dal carcere.
L'errore più grande sarebbe pensare che a pochi metri di distanza si fronteggino un carcere buono e uno cattivo: da una parte una discarica sociale, dove lo Stato scarica tutte le sue contraddizioni, dall'altra un'esperienza isolata che prova a difendersi dal resto, quasi fosse una premialità per chi ha meno difficoltà e maggiore integrazione con il territorio.
A rendere ancora più fragile questo equilibrio c'è una prospettiva concreta. Al momento è solo un'ipotesi, ma poggia su basi solide: al Gozzini potrebbero arrivare quindici persone detenute trasferite da Sollicciano per effetto del sequestro delle sezioni. Basta leggere i numeri della capienza per capire cosa significherebbe. Quindici persone in più porterebbero le presenze da 108 a 123, intorno al 166% della capienza ordinaria — e con una sezione già chiusa per lavori i posti realmente disponibili sono ancora meno, quindi l'affollamento reale sarebbe superiore. Un carico che manderebbe in tilt anche il Gozzini, cancellando proprio quelle condizioni di apertura e sostenibilità che oggi lo distinguono. È la dimostrazione più evidente che nessuna "isola" è al riparo dalle scelte di sistema: il sovraffollamento non si risolve spostandolo di qualche centinaio di metri.
E qui si apre la parte che riguarda il Comune di Firenze. Il modello del Gozzini vive di ciò che accade fuori: la semilibertà e il lavoro esterno funzionano solo se in Città ci sono lavoro, casa, servizi, presa in carico. Sono competenze comunali. Palazzo Vecchio non gestisce l'istituto, ma governa (direttamente o attraverso la Società della Salute e l'ASL Toscana Centro) la sanità territoriale, il reinserimento, l'accoglienza, il sostegno alla genitorialità che progetti come "Bambini senza sbarre" tengono in piedi. Molto potrebbe essere fatto anche per rafforzare i percorsi di formazione lavorativa in vista della fine della detenzione.
Il Gruppo Foucault lavorerà su relazioni più specifiche nel corso dei prossimi giorni. Intanto invitiamo all'assemblea cittadina aperta prevista per domani, martedì 14 luglio 2026, alle 18:30, ai Giardini di Viale Tanini, al Galluzzo". (fdr)

