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Palagi (SPC): "Case popolari all'asta: il Consiglio comunale boccia la nostra richiesta di sospensione"

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"L'ordine del giorno non impegnava un euro: chiedeva di controllare prima di alienare, come i giudici hanno già imposto per via de' Pepi"
Data:

14 Luglio 2026

Tempo di lettura:

3 minuti, 5 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune

"Nella seduta del 13 luglio, in collegamento con la verifica degli equilibri di bilancio (DPC/2026/00040), la maggioranza di centrosinistra ha respinto il nostro ordine del giorno sulla vendita dei sei immobili fiorentini messi all'asta da Invimit SGR, con offerte entro il 23 settembre.

L'atto chiedeva quattro cose, tutte nella disponibilità del Comune, quotista del fondo e conferente di quei beni: attivarsi presso Invimit e il Ministero dell'Economia per sospendere la vendita fino all'esito delle verifiche; accertare, immobile per immobile, con quali fondi furono acquistati, quale fosse la loro destinazione e se furono assegnati come case popolari, i tre criteri fissati dal Consiglio di Stato; rendicontare la destinazione dei proventi dell'operazione del 2017; valutare il rientro nel patrimonio comunale dei beni riconducibili all'edilizia residenziale pubblica. In sintesi: verificare prima di vendere.

Non era una richiesta impossibile. Il regolamento di vendita di Invimit prevede espressamente che la SGR possa sospendere o interrompere le procedure in ogni momento, qualunque sia il loro grado di avanzamento, senza indennizzi per nessuno. Nessun ostacolo tecnico, dunque: solo una scelta politica.

I sei immobili, tra via dei Servi, via del Romito e via dell'Accademia del Cimento, per oltre 3,8 milioni di euro richiesti, provengono tutti dal pacchetto di 61 beni ceduti al fondo con la deliberazione n. 73 del 27 dicembre 2017: la stessa operazione di via de' Pepi, dichiarata illegittima dal TAR Toscana (sentenza n. 189/2018) e dal Consiglio di Stato (sentenza n. 3377/2023), perché un alloggio comprato con fondi pubblici e assegnato come casa popolare resta edilizia residenziale pubblica, inalienabile fuori dalle procedure di legge.

Conta la sostanza, non l'etichetta. Quel principio non è mai stato applicato al resto del pacchetto, benché fin dal dicembre 2017 si fosse segnalato che diversi di quegli alloggi, proprio in zona Romito, erano stati assegnati come case popolari e poi declassati.

Non ci risulta che qualcuno abbia verificato se quegli appartamenti erano case popolari. Lo chiediamo da anni, senza ricevere mai risposte.

Ieri il silenzio è diventato un voto, in una delle ultime sedi utili prima della scadenza del 23 settembre.

Se dopo quella data si accerterà di aver alienato alloggi di edilizia residenziale pubblica, non sarà un imprevisto: sarà una scelta compiuta con tutte le informazioni sul tavolo.

Resta aperto anche il capitolo dei proventi: il vincolo assunto nel 2017 di destinarli a edilizia sociale ed ERP non risulta a oggi rendicontato.

Via de' Pepi ha insegnato che le case popolari non si difendono da sole. Continueremo a chiedere alla Sindaca e alla Giunta la sospensione della vendita e le verifiche, in ogni sede utile, fino al 23 settembre. La questione resta aperta: non la lasceremo cadere". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

14/07/2026, 13:02

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