Luca Milani (Capogruppo PD): “Con la proroga per il divieto di nuove attività di somministrazioni in centro storico vogliamo evitare che questo diventi uno spazio economico specializzato”
13 Aprile 2026
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Descrizione
“Negli ultimi anni, il centro storico di Firenze è diventato uno degli esempi più evidenti di trasformazione urbana legata ai flussi turistici. Non si tratta semplicemente di un aumento dei visitatori, ma di un cambiamento profondo nel modo in cui la città viene vissuta, utilizzata e, soprattutto, consumata.
Partiamo da un dato: Firenze accoglie oggi, dato del 2024, circa 15 milioni di presenze turistiche all’anno, in una città di poco più di 360.000 residenti, con un centro storico di soli 5 km². Il centro storico, che vede una popolazione residente in costante diminuzione, si trova a gestire una pressione estremamente elevata e continua. Non è più un turismo stagionale, ma una presenza costante che ridefinisce le dinamiche economiche e sociali della città.
Questa pressione si concentra soprattutto in alcune aree: l’asse Duomo – Uffizi – Ponte Vecchio e alcune vie commerciali principali. Qui assistiamo a un processo di specializzazione molto marcato: le attività economiche si orientano sempre più verso il visitatore temporaneo. Crescono ristoranti, bar, negozi di souvenir e marchi internazionali, mentre diminuiscono le botteghe storiche e i negozi di vicinato.
Il punto centrale è che il turismo non si limita ad aggiungersi alla città esistente, ma ne modifica la struttura. Uno dei fattori chiave è l’espansione delle locazioni turistiche: migliaia di appartamenti sono stati convertiti in affitti brevi. Questo ha ridotto l’offerta abitativa per i residenti e ha fatto aumentare i prezzi, spingendo progressivamente fuori dal centro una parte della popolazione.
E qui si innesca un meccanismo circolare. Meno residenti significa meno domanda quotidiana: meno persone che comprano pane, giornali, prodotti per la casa. Di conseguenza, i negozi di prossimità perdono clientela e chiudono. Al loro posto arrivano attività più redditizie, ma legate a un consumo occasionale e turistico. Il risultato è quello che molti definiscono una “monocultura turistica”:.
Con questa proroga per il divieto di nuove attività di somministrazioni in centro storico, proviamo ad interrompere questa spirale.
Con quali strumenti di legge possiamo intervenire?
Sappiamo bene che il tema del commercio e del turismo sono materia concorrente, competenze diverse distribuite tra Stato, Regione e comuni; per questo più volte abbiamo invocato una legge nazionale che consenta autonomia regolamentare ai comuni in queste materie.
Nonostante ciò, questa amministrazione ha utilizzato la leva del riconoscimento UNESCO per salvaguardare anche il tessuto sociale e culturale proprio della città. Noi oggi siamo chiamati a pronunciarci su questo, adottare la delibera di proroga o una resa incondizionata alla libertà di impresa e al turismo incontrollato.
L’attuazione di alcuni provvedimenti, del resto, ci fanno intravedere che la direzione presa è quella giusta; penso alle limitazioni a nuove attività “incongrue” come i minimarket turistici, i distributori automatici di bevande, i money change, i phone center o money transfer; il blocco per nuove attività di affitto turistico breve, la regolamentazione sulle Key box, o sulle macchine caddy utilizzate per tour turistici o finti tour.
Tuttavia, sarebbe un errore pensare che il fenomeno della perdita di esercizi di vicinato sia un fenomeno che riguarda solo il centro. I dati mostrano che ciò che accade nel cuore della città ha effetti anche sulle periferie.
Negli ultimi dieci-dodici anni, Firenze ha perso circa il 23% dei negozi al dettaglio. Ancora più significativo è il dato su alcune categorie, come macellerie e negozi per bambini, che hanno registrato cali vicini al 40%.
Questo non è un fenomeno esclusivamente turistico, ma il turismo contribuisce a ridefinire l’intero sistema urbano.
Quando il centro si trasforma e perde residenti, una parte della popolazione si sposta verso le aree periferiche. Questo potrebbe sembrare un’opportunità per i quartieri esterni, ma in realtà il processo è più complesso. Le periferie si trovano a gestire una domanda più fragile, spesso meno stabile dal punto di vista economico, mentre allo stesso tempo devono confrontarsi con dinamiche più ampie: l’e-commerce, la concorrenza della grande distribuzione, l’aumento dei costi di gestione.
Il paradosso è evidente: mentre il centro storico è saturo di attività economiche legate al turismo, altre parti della città e del territorio vedono ridursi l’offerta di servizi essenziali. Non si tratta quindi solo di una diminuzione complessiva dei negozi, ma di una redistribuzione squilibrata.
In questo senso, il caso di Firenze ci mostra un doppio movimento. Da un lato, il centro storico si specializza e si orienta sempre più verso un’economia turistica globale. Dall’altro, le periferie e i contesti meno centrali affrontano una progressiva perdita di servizi di prossimità.
Comprendere questo fenomeno è fondamentale per immaginare politiche urbane efficaci.
Non si tratta di opporsi al turismo, che rappresenta una risorsa fondamentale, ma di governarne gli effetti. Il tema non è quanti turisti arrivano, ma come la loro presenza si distribuisce e quali trasformazioni produce nel tessuto urbano.
In conclusione, ciò che sta accadendo a Firenze non è un caso isolato, ma un esempio particolarmente evidente di una tendenza più ampia. Il rischio è quello di avere città sempre più divise: centri storici trasformati in spazi di consumo globale e periferie che faticano a mantenere servizi essenziali.
La sfida, oggi, è ricostruire un equilibrio tra queste due dimensioni.
La proroga del blocco di nuove attività di somministrazione nel centro va in questa direzione, in più entro novembre produrremo un regolamento unico che produrre una più facile comprensione e organicità della materia”. Queste le dichiarazioni del Capogruppo PD Luca Milani. (s.spa.)

