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Via dei Sassetti, Palagi (SPC): "Sette emendamenti, sette pareri tecnici negativi. La convenzione resta un timbro"

Dettagli

"Tutto ciò che abbiamo chiesto viene rinviato a regolamenti altri o liquidato come non materia di convenzione. La rendita vince a tavolino"
Data:

18 Maggio 2026

Tempo di lettura:

5 minuti, 27 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

"Sono arrivati i pareri tecnici sui sette emendamenti che Sinistra Progetto Comune ha depositato alla proposta di delibera DPC/2026/00021, lo schema di convenzione urbanistica per la trasformazione del complesso di via dei Sassetti 4 — ex banca Steinhauslin nel cuore del centro storico UNESCO — operato da Cogemad Italia S.r.l. Tutti negativi sotto il profilo della regolarità tecnica, tutti positivi sotto il profilo contabile. Significa che gli emendamenti non comportavano problemi di copertura finanziaria: la bocciatura è esclusivamente di natura tecnico-procedurale. In molti casi, motivata in modo secondo noi fragile sul piano politico, che sull’urbanistica continua a nascondersi dietro la tecnica.

Gli emendamenti chiedevano cose concrete. Scrivere in convenzione che i 460.709 euro della monetizzazione dell'housing sociale fossero destinati a intervento di edilizia residenziale pubblica. Inserire un divieto convenzionale di affitti turistici brevi sulle unità residenziali, trascritto e quindi opponibile anche a futuri acquirenti. Spostare i 308.877 euro della compensazione dai pocket gardens delle piazze del cuore turistico a interventi di edilizia residenziale pubblica nel centro storico. Introdurre obblighi di trasparenza sulla catena societaria dell'operatore e di comunicazione preventiva al Comune in caso di cessione dell'immobile.

Su tutti, le risposte hanno riproposto due argomenti ricorrenti: «è già disciplinato altrove» oppure «non è materia di convenzione, deve andare in un regolamento».

Sull'housing sociale, il parere ammette che il quadro normativo vincola i fondi a una categoria — acquisto di immobili per edilizia sociale o ristrutturazione del patrimonio ERP/ERS — ma resta muto su quale intervento specifico riceverà i 460 mila euro. La promessa pubblica dell'assessora su via della Chimera non trova alcun riscontro né in delibera né in convenzione né nel parere: resta una dichiarazione unilaterale che oltretutto non entra nel merito del fallimento di allontanare chi era entrato sulla base di un precedente progetto.

Sul divieto di affitti turistici brevi, il parere fa l'opposto di smontare il nostro emendamento: lo rafforza. Riconosce che il divieto urbanistico generale per l'area UNESCO esiste già (art. 64 NTA del Piano Operativo) e che recentemente ha superato anche lo scrutinio del TAR. Ottima notizia: vuol dire che vincoli anti-LTB nel centro storico sono pienamente legittimi. A maggior ragione, una clausola convenzionale che richiami quel divieto, lo trascriva nei Registri Immobiliari e lo renda opponibile anche ai successivi acquirenti — perché la variante urbanistica può cambiare, la trascrizione resta — sarebbe stata blindata. Eppure: «non è materia di convenzione». Quale regolamento dovrebbe occuparsene, non si specifica.

Il parere più critico è quello sull'emendamento per la trasparenza sull'assetto proprietario. Sostiene che la convenzione «disciplina compiutamente l'ipotesi di cambio di titolarità» citando gli articoli 6 e 8 dello schema. Basta leggerli per scoprire che nessuno dei due prevede la comunicazione preventiva al Comune, nessuno dei due prevede la trasparenza sui titolari effettivi della catena societaria, nessuno dei due dà al Comune la facoltà di non liberare l'operatore originario se il subentrante non offre garanzie adeguate. Cogemad Italia, per quanto ricostruito dalla stampa cittadina, è riconducibile a una catena societaria internazionale del gruppo Khashoggi: si rifiuta di scrivere in convenzione anche solo l'obbligo di trasparenza su chi è il vero beneficiario dell'operazione.

È la stessa logica che avevamo denunciato già ad aprile: la monetizzazione applicata al suo caso limite. Lo strumento che dovrebbe produrre case accessibili produce invece un assegno; e l'assegno, anziché essere vincolato a interventi specifici di housing, finisce in aiuole con alberi in due piazze del cuore turistico già sature. Nel frattempo il centro storico di Firenze ha perso oltre 30.000 residenti in vent'anni e ogni nuova operazione di questo tipo — appartamenti di pregio senza vincoli di residenzialità, senza garanzie anti-Airbnb, senza cessione pubblica, senza trasparenza sui titolari effettivi — aggrava la stessa crisi.

Sinistra Progetto Comune voterà contro questa delibera. Lo faremo motivando in Aula, punto per punto, le ragioni per cui i pareri tecnici negativi non rispondono nel merito agli emendamenti ma trincerano la convenzione dietro un perimetro procedurale ristretto. Presenteremo comunque un ordine del giorno collegato per impegnare la Giunta a istituire un Registro pubblico delle monetizzazioni urbanistiche del Comune di Firenze — che oggi non esiste — e a riferire annualmente al Consiglio sull'utilizzo effettivo di queste risorse. Chiederemo inoltre formale accesso agli atti sulla due diligence condotta dall'Amministrazione sull'assetto proprietario di Cogemad Italia.

Quando il Consiglio comunale rinuncia a esercitare la sua competenza esclusiva ex art. 42 TUEL — che è esattamente l'approvazione degli schemi di convenzione urbanistica — la rendita vince a tavolino. La negoziazione tra pubblico e privato sull'utilizzo del centro storico UNESCO viene ridotta a una ratifica di quanto già contrattato a porte chiuse fra Giunta e operatore. Chi trasforma un palazzo nel cuore UNESCO deve restituire alla città qualcosa di più di 770 mila euro e un'aiuola. Il Consiglio ha gli strumenti per chiederlo: oggi sceglie di non usarli". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

18/05/2026, 16:52

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