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Accademia del Cimento, SPC: "Un rientro pieno di disagi. Le famiglie vanno messe nelle condizioni di tornare"

Dettagli

Palagi e Maerten: "Sul nostro question time la Giunta conferma i problemi ma non garantisce la mitigazione dei danni, anche se apre al confronto con i nuclei"
Data:

13 Luglio 2026

Tempo di lettura:

4 minuti, 56 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune
quartiere 5

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune e Thomas Maerten - Sinistra Progetto Comune Quartiere 5

"Oggi in Consiglio comunale abbiamo discusso il nostro question time sul complesso di edilizia residenziale pubblica di via dell’Accademia del Cimento 14, nel Quartiere 5, di proprietà del Comune di Firenze e gestito da Casa S.p.A. Dal 2023 l’edificio è interessato da lavori di miglioramento sismico ed efficientamento energetico per circa 14,5 milioni di euro, finanziati con il Piano Nazionale Complementare al PNRR, che hanno comportato il trasferimento forzato di 58 nuclei familiari. È l’ennesimo atto che presentiamo su questa vicenda, e non a caso: lo abbiamo depositato dopo che i nuclei interessati dal rientro hanno dovuto trasmettere al Consiglio comunale un’istanza urgente per essere ascoltati. Già questo dice molto sullo stato dell’interlocuzione.

La Giunta ha confermato che l’operazione di rientro, per i nuclei che vogliono tornare, è prevista per l’autunno 2026, ricordando che il complesso conta 128 alloggi, 64 per lotto, e dichiarandosi disponibile a un incontro quando verrà formalmente richiesto. Sui problemi sollevati dalle famiglie ha riconosciuto di conoscere bene le criticità: alcuni pilastri sono stati ingranditi e le travi dei solai ripassate, e per i mobili su misura potrebbero esserci difficoltà di posizionamento. Le schermature solari, ha spiegato, sono state rimosse perché, dopo i lavori di consolidamento, non sarebbe più possibile riposizionarle; i parapetti sono stati sostituiti e gli accessi rinforzati. Sull’accesso alle soffitte, avverrà in fase di consegna degli alloggi, con la possibilità di verificare eventuali furti, ricordando che la custodia era in carico all’impresa e che chi non rientra riceverà indicazioni per riprendere i propri beni. Quanto ai danni del cantiere, la Giunta ha dichiarato che non risultano ad apparecchiature legittimamente installate e che, ove rimosse, saranno reinstallate a cura dell’impresa, fermo restando che l’accesso alle soffitte non può prescindere dalle norme di sicurezza.

È una risposta che, dietro un elenco di rassicurazioni tecniche, conferma esattamente ciò che denunciamo da mesi: i nuclei torneranno in alloggi che presentano disagi, contrariamente alle promesse fatte in questi anni. Dire che le schermature solari «non si possono riposizionare» non è farsi carico del problema: significa lasciare terrazze inutilizzabili e impianti (comprese le caldaie) esposti al sole diretto e alle intemperie, come le stesse persone hanno segnalato nell’istanza. Riconoscere che i mobili su misura «potrebbero non entrare» non basta, se poi l’onere di rifarli resta sulle spalle di chi ha dovuto lasciare casa non per scelta, ma per ordine del Comune.

Il punto politico è semplice: la messa in sicurezza di un edificio pubblico non può tradursi, per chi lo abita, in un danno funzionale e in un ulteriore costo a carico di famiglie che in larga parte dichiarano di non poterlo sostenere. Chi è stato mandato fuori casa ha diritto a essere messo nelle condizioni di tornare. Per questo continuiamo a chiedere ciò che i nuclei hanno posto al centro della loro istanza: una figura di riferimento unica, autorevole e dotata di potere decisionale, capace di interloquire in modo trasparente ed esaustivo; la presa in carico da parte dell’Amministrazione della mitigazione dei danni prodotti dal cantiere, a partire dal ripristino delle schermature e dalla protezione degli impianti; il riconoscimento di un contributo per il trasloco di rientro, che oggi (a differenza della prima fase di mobilità) non è previsto; un accesso reale e immediato alle soffitte per verificare i propri beni, a fronte delle effrazioni già confermate dalla stessa Giunta.

Prendiamo atto della disponibilità a un incontro diretto. È forse il minimo se si vuole conciliare questa vicenda con la «settimana delle Case popolari» annunciata il 6 luglio 2026 dalla Sindaca e dall’Assessore Paulesu come sette giorni di ascolto degli inquilini dell’edilizia residenziale pubblica. E la questione va oltre un singolo complesso: riguarda il modo in cui la Città conduce i cantieri finanziati con risorse PNRR e PNC sul proprio patrimonio pubblico, e dunque interessa l’intera Firenze e ogni intervento analogo che verrà.

Da parte nostra restiamo disponibili ad aiutare la Città per trovare soluzioni, come sempre. Chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di fare altrettanto senza attendere l’ennesima richiesta formale, e di incontrare una delegazione dei nuclei interessati dal rientro. L’edilizia residenziale pubblica non è un servizio di serie B: è la risposta a un diritto. Continueremo a seguire questa vicenda con la stessa tenacia di sempre". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

13/07/2026, 15:31

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