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Caterina Arciprete (Capogruppo AVS – Ecolò): “Celebrare la Memoria senza ridurla a una commemorazione che accusa il passato per assolvere il presente”

Data:

26 Gennaio 2026

Tempo di lettura:

3 minuti, 56 secondi

Descrizione

Queste le dichiarazioni della Capogruppo di AVS – Ecolò Caterina Arciprete

“La Giornata della Memoria cambia ogni anno significato, in modo inesorabile. Cambia perché il tempo passa e i testimoni diretti del genocidio iniziano a scomparire. Cambia perché siamo immersi in un presente che rende più difficile il senso stesso del ricordare. Il 2026 è iniziato segnato da guerre, da violenze diffuse, dalla brutalizzazione dei conflitti, della de-umanizzazione delle vite, anche di quella dei bambini, utilizzati per colpire i genitori, proprio come documentato nella Shoa.
In questo contesto può affacciarsi una domanda scomoda che attraversa una parte di noi: a che cosa serve ricordare, se non stiamo riuscendo a fermare le barbarie nel mondo? Che senso ha rinnovare la Memoria, se la negazione della dignità umana continua a ripetersi sotto i nostri occhi?
Eppure, proprio perché il presente è così lacerato, la memoria diventa più esigente. E quando la memoria viva di coloro che hanno attraversato quell’abisso lentamente si spegne, allora la responsabilità della memoria ricade su chi resta. Anche su persone come noi, come me, che non hanno antenati risucchiati dallo sterminio, ma che vivono dentro istituzioni, comunità, democrazie che da quella storia sono state rifondate.
Diventa sempre più complesso capire come ricordare. 
Come tenere insieme numeri che sfidano l’immaginazione: milioni di ebrei sterminati, insieme a oppositori politici, rom, persone con disabilità, omosessuali, testimoni di Geova, civili e prigionieri di guerra. Uomini, donne, bambini uccisi per ciò che erano, per ciò che pensavano, per ciò che rappresentavano agli occhi di un potere che aveva deciso chi fosse degno di vivere e chi no. 
Ricordare che lo sterminio non si è realizzato all’improvviso, ma attraverso una catena di passaggi, propaganda, l’odio normalizzato, un linguaggio che trasforma le persone in nemici. Liliana Segre ci ha ricordato che non si arriva mai per caso al male assoluto. Ci si arriva attraverso una catena di passaggi, ciascuno dei quali rende il male possibile, accettabile, poi persino condiviso. 
Ricordare, allora, non significa soltanto “non dimenticare”. Non significa conservare il passato né fare pace con esso. Significa il contrario: assumere su di sé il peso delle sconfitte, delle promesse tradite, delle possibilità mancate. Primo Levi lo ha detto: «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre». Le vittime non chiedono di essere ricordate come figure immobili, ma di essere ascoltate come promesse interrotte. 
Celebrare la Memoria senza ridurla a una commemorazione che accusa il passato per assolvere il presente – offensiva prima di tutto per le vittime – significa cercare un ponte con l’attualità. L’indifferenza che accompagnò le leggi razziali è la stessa che oggi colpisce migranti, profughi, minoranze discriminate. Cambiano i contesti, non i meccanismi. Per questo la Memoria non è solo un esercizio del ricordo, ma un’azione collettiva di prevenzione e di responsabilità. 
Noi, che nel nostro piccolo sediamo in istituzioni che esercitano potere, usiamo questo giorno per ricordarci che la nostra morale non basta. Che le regole democratiche, la tutela delle minoranze, il rispetto dei diritti inviolabili, del diritto internazionale, delle procedure e delle garanzie devono essere sempre sovraordinate a ogni nostro desiderio di semplificare, accelerare, forzare. Nel Giorno della Memoria sentiamo il dovere di rinnovare una richiesta semplice e imprescindibile: l’immediato cessate il fuoco ovunque e il riconoscimento dell’uguale dignità di ogni popolo, di ogni individuo.
La Memoria non è un gesto rivolto solo al passato ma è la scelta quotidiana di non essere indifferenti, di prendere posizione – anche quando è scomodo e di anteporre il diritto ad ogni presunto senso di superiorità morale”. (s.spa.)

Ultimo aggiornamento:

26/01/2026, 17:27

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