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SPC: "Ex vivaio di Varlungo: una questione politica da affrontare"

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Palagi e Palandri: "Per diciotto mesi nessuno ha risposto sulla proroga: ora la Giunta dica se la decadenza resta ferma"
Data:

7 Ottobre 2026

Tempo di lettura:

3 minuti, 35 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune
quartiere 2

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune e Lorenzo Palandri - Sinistra Progetto Comune Quartiere 2

"Il 7 ottobre l'Assessora all'Urbanistica ha risposto alla nostra interrogazione 1477 sull'ex vivaio di via Dalla Chiesa, a Varlungo. È il lotto di circa 2.600 metri quadrati sulle rive dell'Arno demolito nel 2021 e da allora fermo. Nel dicembre 2024 la proprietà ha comunicato una proroga che sposta la fine dei lavori al 2028. Secondo la risposta, la legge non obbligava il Comune a rispondere a quella comunicazione. A luglio però il Comune aveva scritto che il permesso era già decaduto, e la risposta non lo ripete.

Il permesso di costruire del 2021 valeva tre anni dall'inizio dei lavori, cominciati nel giugno 2021. Nell'estate 2024 erano stati i tecnici della proprietà a scrivere al Comune che il permesso «è scaduto nel Giugno 2024». A dicembre è arrivata la comunicazione di una proroga di trenta mesi. La norma, l'articolo 10 septies del decreto legge 21 del 2022, non chiede al Comune di rispondere, ma vale solo se i termini non sono già scaduti quando la proroga viene comunicata. La prima presa di posizione formale è del 9 luglio 2026, quando l'ultima variante è stata dichiarata inefficace anche per «decadenza precedente titolo edilizio». Nel frattempo sono passati diciotto mesi senza un atto.

Oggi la proroga viene descritta come «ex-lege» e comunicata sulla SCIA del 2022, senza ripetere che fosse arrivata fuori tempo. Può darsi che sia solo un modo sintetico di riassumere la pratica. Ma quando tutta la vicenda dipende dalla validità di un titolo edilizio, la Giunta deve dire chiaramente se la decadenza resta ferma. Lo chiediamo.

C'è poi la tutela idraulica. A luglio l'Assessora ci aveva scritto che era «stata oggetto di verifica nell'istruttoria». Oggi scrive che si tratta di verifiche «per le quali sono state richieste integrazioni». La risposta parla della fascia di rispetto lungo il corso d'acqua, dove non si può costruire, e rinvia la parte geologica al parere dell'Ufficio geologia del Comune. Non dice chi valuti il rischio di alluvione, in un'area dove il progetto stesso rialza il piano di calpestio sopra la quota di esondazione.

Su un punto la risposta chiarisce il dubbio che avevamo sollevato ad agosto: non è previsto alcun intervento su suolo pubblico. Ne prendiamo atto e ringraziamo l'Assessora, insieme agli uffici e a tutto il personale.

Non hanno avuto risposta invece le domande politiche: se la Giunta intenda aprire un confronto con la proprietà su una destinazione pubblica dell'area, e se intenda riferire in Commissione e al Quartiere 2. Al loro posto c'è la frase «ribadiamo la assoluta disponibilità al confronto». La prendiamo in parola. Chiederemo un'audizione nella Commissione competente e porteremo la vicenda in Consiglio di Quartiere. Intanto proveremo a chiedere altri documenti, cercando di gravare meno possibile sull'Amministrazione.

Da cinque anni questo pezzo di Varlungo è in queste condizioni. Finché l'Amministrazione non decide, il futuro di quel suolo lo decide chi ci vuole costruire una media struttura di vendita a pochi metri dall'Arno. Una Città che parla di adattamento climatico dovrebbe poter scegliere, in un'area a rischio idraulico, se impermeabilizzare quel terreno o restituirlo pubblicamente". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

07/10/2026, 14:22

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