Servizi sociali e dipendenze, Del Re e Berti (Firenze Democratica): “Non basta sapere quanti operatori ci sono: servono i dati sui carichi effettivi. Al SerD Q1-Q2 una sola psicologa per oltre 100.000 abitanti”
5 Ottobre 2026
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«Il Comune di Firenze ci ha comunicato che gli assistenti sociali dipendenti dell’Amministrazione sono 121 e che viene rispettato il rapporto numerico previsto dal LEPS. Ma alle altre domande poste con il nostro question time non abbiamo ricevuto risposta: quante persone sono effettivamente in carico a ciascun assistente sociale? Come sono distribuiti gli operatori tra territori e diverse aree di intervento?».
È quanto dichiarano Cecilia Del Re e Serena Berti, consigliere di Firenze Democratica, dopo il question time presentato in Consiglio comunale sulla dotazione degli assistenti sociali e sulla capacità di presa in carico dei servizi fiorentini. Il question time chiedeva espressamente dati sulla distribuzione degli assistenti sociali, sull’andamento degli organici dal 2021 e sugli indicatori relativi al numero delle persone prese in carico e ai carichi di lavoro.
«Non ci interessa soltanto sapere se Firenze raggiunge formalmente il rapporto di un assistente sociale ogni 4.000 abitanti. Vogliamo capire se quel rapporto sia sufficiente, nella realtà, a garantire concretamente il diritto dei cittadini alla presa in carico. E vogliamo capire se le difficoltà dipendano da una carenza numerica oppure anche dall’organizzazione, dalla distribuzione territoriale e dai carichi individuali».
«C’è poi un dato che abbiamo appreso e che merita un approfondimento immediato. Il SerD che serve il Quartiere 2 e parte del Quartiere 1 avrebbe oggi una sola psicologa, dopo il pensionamento, avvenuto circa tre anni fa, dell’altro psicologo, mentre gli assistenti sociali sarebbero quattro. Sono dati che chiederemo formalmente alla ASL di verificare e integrare con il numero degli utenti in carico e con la dotazione complessiva delle diverse figure professionali. La documentazione pubblica della ASL conferma che esiste una specifica UFS Ser.D Firenze Q1-Q2, ma non rende immediatamente disponibile, nelle pagine informative consultate, la consistenza del personale per profilo professionale”.
«È proprio questo il punto: i numeri degli operatori acquistano significato soltanto se messi in relazione con il bacino di utenza, con il numero delle persone effettivamente seguite e con la complessità dei casi. E oggi questa complessità sta diventando sempre più evidente. Salute mentale, dipendenze, difficoltà economiche, fragilità familiari e marginalità abitativa spesso si sovrappongono e richiedono una presa in carico integrata tra sociale e sanitario».
Il tema emerge anche dal dibattito di queste settimane sui servizi fiorentini per salute mentale e dipendenze. Lo stesso question time richiamava la necessità di verificare la capacità del sistema pubblico di intercettare precocemente le situazioni di vulnerabilità e garantire percorsi adeguati e integrati. Qualche giorno fa a Firenze l’emergenza ha toccato un picco mai raggiunto: 17 minorenni contemporaneamente ricoverati al Meyer, tutti con carattere di urgenza, per tentato suicidio, ideazione suicidaria o autolesionismo.
A confermarlo è lo stesso ospedale pediatrico fiorentino che nel giro di pochi giorni si è trovato di fronte al maxi accesso di casi, tutti passati dal pronto soccorso e tutti con necessità di ricovero immediato, tanto che alcuni casi non urgenti hanno dovuto essere dimessi, mentre 5 di quei 17 minori sono stati ricoverati «fuori linea», ovvero in altri reparti, in particolare Pediatria e Neurologia.
«Per questo continueremo l’approfondimento, chiedendo al Comune e alla ASL Toscana Centro un quadro più dettagliato: quanti operatori lavorano effettivamente nei diversi servizi, distinti per professionalità; quanti utenti hanno in carico; quale sia il rapporto tra operatori e utenti; quali siano i tempi di attesa e di presa in carico; e come questi numeri siano cambiati negli ultimi anni.
Non è una questione di statistiche. Dietro ogni presa in carico c’è una persona e spesso un’intera famiglia che ha bisogno di trovare una rete pubblica capace di accompagnarla. Per capire se quella rete è sufficientemente forte, dobbiamo conoscere i numeri reali, servizio per servizio e territorio per territorio». (s.spa.)

