Descrizione
Queste le dichiarazioni della capogruppo di AVS Ecolò Caterina Arciprete
“Il nono rapporto dell’Osservatorio Sociale della Regione Toscana, presentato lo scorso 4 marzo, ci consegna un dato che purtroppo non rappresenta una novità: negli ultimi quindici anni il numero delle famiglie in povertà assoluta in Toscana è più che raddoppiato, passando dal 2,4% della popolazione al 4,9%, fino al 6,6% se consideriamo le famiglie con minori.
Ed è proprio quest’ultimo dato a colpire con maggiore forza. Come ha ricordato l’assessora Monia Monni durante la presentazione del rapporto, quando la fragilità economica riguarda un bambino non incide solo sul presente della famiglia, ma limita la possibilità di sviluppare pienamente le proprie capacità e il proprio futuro.
È vero: la Toscana continua ad avere livelli di povertà inferiori rispetto alla media nazionale, che si colloca attorno al 6%. Ma questo non può essere motivo di consolazione. Proprio perché negli ultimi quindici anni la povertà assoluta è cresciuta anche nella nostra regione, fino a raddoppiare.
Il rapporto evidenzia poi una trasformazione molto profonda: la diffusione della povertà nonostante il lavoro. L’occupazione, da sola, non è più garanzia di sicurezza economica, neppure in Toscana. È una trasformazione che attraversa tutta Europa e che, a partire dalla crisi del 2008, non è stata contrastata con sufficiente determinazione.
Tra i settori con la più alta incidenza di lavoro povero troviamo la ristorazione e il turismo, dove il fenomeno supera il 50%. In altre parole, quasi un lavoratore su due in questi ambiti è esposto al rischio di povertà. Ed è un dato che dovremmo tenere sempre presente quando discutiamo della Firenze del futuro, della sua economia e del suo modello di sviluppo.
Il rapporto mette inoltre in luce un elemento ancora più strutturale: la questione abitativa.
Oggi la casa è uno dei principali moltiplicatori della povertà lavorativa. Tra i lavoratori poveri, il 60% vive in affitto o in subaffitto e un ulteriore 16% in alloggi pubblici a canone agevolato. Tra queste persone, quasi il 60% dichiara che il costo dell’affitto rappresenta un peso molto rilevante e, nel 50% dei casi, i pagamenti non avvengono con regolarità.
Questo conferma ciò che sempre più spesso discutiamo anche a Firenze: il disagio abitativo non è un problema marginale, ma una dimensione strutturale delle nuove forme di povertà.
Per questo le politiche pubbliche non possono limitarsi a redistribuire dopo che le disuguaglianze si sono prodotte. Devono intervenire prima, sulle condizioni che le generano.
Significa investire sempre di più nelle infrastrutture sociali della città – a partire dalla casa, dalla mobilità e dai presidi sociali – ma anche agire sulle leve di uno sviluppo economico a più alto valore aggiunto. Ad esempio rilanciando il ruolo di Firenze come città di produzione culturale, di ricerca e di alta formazione, in forte sinergia con le eccellenze dell’università e del sistema della conoscenza”. (s.spa.)

