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Palagi (Sinistra Progetto Comune): "Musei civici: decine di lavoratrici e lavoratori in assemblea, adesso serve una voce di bilancio"

Dettagli

"Questa mattina si sono trovati insieme il personale della cooperativa REAR e quello della Fondazione MUS.E, per ribadire una situazione che si protrae da anni"
Data:

14 Agosto 2026

Tempo di lettura:

5 minuti, 25 secondi

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune

"Erano decine e decine, questa mattina, all'assemblea sindacale sui musei civici. Il dato che conta non è solo il numero: è la composizione. C'erano insieme le lavoratrici e i lavoratori della cooperativa REAR e quelli della Fondazione MUS.E, con la volontà di mantenere il dialogo con il personale dipendente del Comune. Tre datori di lavoro diversi, due contratti diversi, stesse sale e stesso caldo. Trovare un'azione comune, in una condizione così frammentata, non è scontato: è il risultato di un lavoro paziente, da tutelare al massimo, anche da parte di tutte le controparti politiche.

Eravamo lì ad ascoltare, e ringraziamo chi ha convocato l'assemblea e chi ha preso parola. La rabbia che abbiamo sentito non nasce oggi: nasce dal protrarsi di un problema che viene segnalato da anni e a cui non è mai stata data una risposta all'altezza. Le decisioni su come proseguire spettano a loro, ma comunque si muoveranno saremo al fianco della vertenza.

A fine giugno le lavoratrici e i lavoratori di MUS.E e di REAR avevano scritto una lettera aperta. Prima ancora, il 12 gennaio, il Consiglio comunale aveva impegnato la Giunta all'unanimità a risolvere le criticità climatiche degli spazi museali «entro l'estate 2026». L'estate sta finendo. Nel mezzo c'è un solo atto, la determina del 27 maggio, che dispone dieci apparecchi per le postazioni di sorveglianza di Palazzo Vecchio, dichiara per tre volte di non comportare impegni di spesa e rimanda ogni intervento strutturale al Piano di Gestione 2027-2029.

Dieci apparecchi. Il piano dei servizi allegato al rinnovo dell'appalto museale, firmato il 27 giugno, dice che a Palazzo Vecchio i presidi sono venti-ventidue per turno, su dieci ore di apertura. Lo stesso documento conta, su tutti i musei civici, oltre 3.400 ore di lavoro alla settimana: l'equivalente di novanta persone a tempo pieno. Il sito più impegnativo è il Forte di Belvedere, dieci addetti per turno, dieci ore al giorno, sei giorni su sette, e apre a fine giugno, cioè dentro le ondate di calore.

Le risorse, quando si decide, si trovano. Su Palazzo Strozzi il Comune ha portato avanti dal 2022 il completamento degli interventi impiantistici, con una linea di finanziamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza dedicata all'efficienza energetica dei Comuni e sei determine fra il 2022 e il 2023. Non lo diciamo per mettere un luogo contro un altro, e tantomeno chi ci lavora: lo diciamo perché dimostra che, quando un intervento impiantistico su un edificio storico e vincolato è considerato una priorità, la strada tecnica e la copertura si trovano. Come si sono trovate, quest'anno, per settantamila euro sul tetto del mercato di Sant'Ambrogio e per sedici condizionatori negli uffici della Polizia Municipale, motivati richiamando proprio le norme sul microclima dei luoghi di lavoro. Nessuna di queste scelte è sbagliata: ricordano solo che una spesa, quando è una priorità, si decide.

E c'è una cosa che vorremmo capire meglio, senza pregiudizio. Dentro Palazzo Vecchio una sala con controllo di temperatura e umidità esiste già: è il Salone dei Duecento, dove è tornato il ciclo degli arazzi medicei e dove si riunisce questo Consiglio comunale. Da quanto è pubblicamente noto, quella sala ha un impianto con decine di sonde e una distribuzione studiata per non alterarne l'aspetto. Se è così, climatizzare una sala monumentale e vincolata di Palazzo Vecchio non è tecnicamente impossibile: è già stato fatto una volta, per conservare gli arazzi. Chiederemo agli uffici il progetto, il costo, l'anno e chi lo finanziò, e quali altre sale del palazzo siano servite da impianti. Non per polemica: perché se un progetto esiste, esiste anche un punto di partenza per le sale dove si lavora.

Da qui le nostre richieste. Che nel bilancio di previsione, quello che si costruisce da settembre, l'adeguamento climatico degli spazi museali civici compaia con una cifra: un importo vero, un codice opera, un cronoprogramma, progettato insieme alla Soprintendenza, perché i vincoli si rispettano progettando e non rinviando. Che intanto una variazione al bilancio in corso copra ciò che non può aspettare dicembre. Che nel contratto dei servizi museali, rinnovato fino al 2028, siano scritti obblighi sulle condizioni microclimatiche delle postazioni di lavoro: il Comune è il committente e può farlo, senza spendere un euro. E che alla ripresa dei lavori, a settembre, le Commissioni 1 e 9 ricevano un aggiornamento puntuale su tutto questo.

Ci dispiace dover registrare che, al momento, dalla Sindaca e dalla Giunta non è arrivato alcun impegno. Ci auguriamo che arrivi presto, perché la strada per non ripetere l'errore del 12 gennaio è una sola: smettere di trattare il caldo come un'emergenza da governare con le finestre aperte e cominciare a trattarlo per quello che è, un'opera pubblica da finanziare. Il problema ci sarà anche quando arriverà il freddo".

Ultimo aggiornamento:

14/08/2026, 14:55

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