Approvata in Commissione Pari opportunità risoluzione per la promozione del principio del consenso esplicito nella riforma della violenza sessuale e consolidamento delle azioni territoriali di contrasto alla violenza di genere
25 Febbraio 2026
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Descrizione
Queste le dichiarazioni del consigliere del Partito Democratico Andrea Ciulli.
“Oggi in commissione 7 (Pari opportunità, pace, diritti umani, relazioni internazionali, immigrazione) si è votato una risoluzione importante che ha avuto come oggetto: “Promozione del principio del consenso esplicito nella riforma della violenza sessuale e consolidamento delle azioni territoriali di contrasto alla violenza di genere”.
Solo un sì è un sì.
Non è uno slogan. È un principio di civiltà. È il fondamento di una società che riconosce davvero la libertà e l’autodeterminazione delle donne.
Per questo diciamo con chiarezza: meglio nessuna legge che il ddl Bongiorno. Un testo sbagliato, che rischia di rendere ancora più difficile la vita delle donne che trovano il coraggio di denunciare.
A trent’anni dal 15 febbraio 1996 — quando la violenza sessuale diventò finalmente un reato contro la persona e non più contro la morale — sappiamo che quella fu una conquista storica. Ma sappiamo anche che non basta. Oggi sono ancora troppo poche le donne che denunciano. Non perché la violenza non esista. Ma perché esiste la paura.
Paura di non essere credute.
Paura di essere giudicate.
Paura di affrontare un percorso lungo, estenuante, doloroso dopo aver trovato la forza di parlare.
Denunciare non può essere un secondo trauma. Non può trasformarsi in un calvario.
Per questo serve una buona legge sul consenso. Una norma chiara, capace di rafforzare la tutela e di affermare un principio semplice: il consenso deve essere libero, esplicito, inequivocabile. Non può essere presunto. Non può essere dedotto dal silenzio. Non può essere estorto dalla paura.
Era stato fatto un passo avanti importante. Un accordo politico c’era. Una buona legge era stata approvata, all’unanimità, alla Camera. Era a un passo dal via libera definitivo. Poi al Senato tutto si è fermato. È prevalsa una spinta ideologica, reazionaria, che ha scelto di cambiare il cuore della riforma.
Il ddl Bongiorno sostituisce il concetto di “dissenso” con quello di “consenso”, ma lo fa in modo tale da spostare ancora una volta il peso sulle spalle delle donne. Se dovesse passare, renderebbe più gravoso dimostrare la violenza subita. E questo è inaccettabile.
La legge deve proteggere, non scoraggiare.
Deve semplificare, non complicare.
Deve dare forza a chi denuncia, non offrire nuovi appigli a chi difende l’indifendibile.
Per questo diciamo no a questo testo.
Chiediamo alla destra di fermarsi. Di ascoltare chi ogni giorno è in prima linea nei centri antiviolenza. Di ascoltare le operatrici, le avvocate, le magistrate. Di ascoltare le piazze, le centinaia di piazze che oggi hanno parlato con una voce sola.
Non è una battaglia di parte.
È una battaglia di civiltà.
Perché nessuno può decidere sul loro corpo. Perché il consenso non si presume.
Perché la libertà non è negoziabile.
Perché tutte e tutti nasciciamo liberi di scegliere.
E quella libertà va difesa. Sempre”. (s.spa.)

