Violenza di genere, Palagi (SPC): "Senza dati completi non c’è prevenzione: la Commissione fa propria all’unanimità la nostra mozione"
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15 Luglio 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
"Oggi la Commissione 7 di Palazzo Vecchio (Pari opportunità, Pace, Diritti umani) ha approvato all’unanimità, con 14 voti favorevoli, la mozione sui dati della violenza di genere che avevo presentato come Sinistra Progetto Comune. Con alcuni emendamenti che coinvolgono la Regione Toscana, la Commissione ha fatto proprio l’atto. È un risultato che ci fa piacere: una proposta nata dalla campagna #dativiolenzadigenere di #DatiBeneComune, insieme alla rete D.i.Re – Donne in rete contro la violenza – e a Period Think Tank, diventa un testo condiviso da tutte le forze presenti.
La richiesta di fondo è semplice: dati pubblici, completi, aggiornati e accessibili sulla violenza maschile contro le donne e di genere. Non un tecnicismo per addetti ai lavori, ma la condizione per costruire politiche che funzionino davvero. Perché senza sapere cosa succede (quante donne chiedono aiuto, dove, con quali esiti, quali interventi riescono a interrompere la violenza) ogni misura di prevenzione rischia di procedere alla cieca.
Quanto questo conti lo ha spiegato con chiarezza, pochi giorni prima del voto, l’audizione del Centro antiviolenza Artemisia davanti alle Commissioni 7 e 8 (9 luglio). Solo nel 2025 si sono rivolte ad Artemisia 1.296 persone, il 3% in più dell’anno precedente: tra loro 1.091 donne, di cui oltre mille con una violenza in atto, insieme a decine di minorenni e di adulti che portano ancora le conseguenze di abusi subiti da bambini. In un anno l’équipe ha gestito 95 situazioni di emergenza ad altissimo rischio per l’incolumità delle donne e dei loro figli. Sono le persone in carne e ossa che stanno dietro alle statistiche.
Il quadro generale conferma la dimensione del fenomeno e, insieme, quanto resti sommerso. In Italia, secondo l’ISTAT, quasi una donna su tre tra i 16 e i 75 anni ha subito nella vita una violenza fisica o sessuale. Nel 2025 i femminicidi sono stati 97, 85 dei quali per mano di una persona dell’ambito familiare o affettivo; in Toscana, nel 2024, nove donne uccise e quattro nuovi “orfani speciali”, bambine e bambini rimasti senza madre. Eppure soltanto una donna su tre avvia un percorso giudiziario e appena il 10,5% denuncia la violenza del partner o dell’ex. Tra ciò che accade e ciò che emerge nei dati c’è una distanza enorme.
C’è poi un problema più tecnico ma decisivo, che Artemisia ha messo bene a fuoco: anche i dati che raccogliamo restano frammentati. La sanità, le forze dell’ordine, la giustizia e i centri antiviolenza registrano ciascuno le proprie informazioni, in banche dati separate e che non comunicano tra loro. La conseguenza è che la stessa donna può essere contata più volte (al pronto soccorso, dalle forze di polizia, dal centro antiviolenza) senza che sia possibile collegare quei passaggi. Così oggi non sappiamo quante donne, dopo essere passate dal pronto soccorso, arrivino a denunciare o vengano prese in carico, né quali percorsi prevengano davvero nuove violenze o il femminicidio. Chi deve programmare i servizi lavora, di fatto, senza una mappa affidabile.
Una parte degli strumenti per rimediare esiste già. La Legge 53 del 2022 ha previsto la raccolta dei dati sulla violenza di genere nei principali ambiti istituzionali, e la Direttiva europea 2024/1385 chiede agli Stati membri dati completi e comparabili entro il 2027. Ma la legge, per larga parte, è rimasta sulla carta: mancano l’integrazione tra le fonti e la piena accessibilità delle informazioni. La mozione chiede proprio questo (che ciò che è già previsto venga finalmente attuato) e sostiene la proposta, avanzata dalla campagna e dagli stessi centri antiviolenza, di un sistema nazionale integrato capace di ricostruire l’intero percorso di una donna, dal primo accesso ai servizi fino all’uscita dalla violenza, nel pieno rispetto della privacy.
Il Comune di Firenze non è spettatore. Il testo approvato impegna l’amministrazione a confrontarsi con la Società della Salute e con l’Ufficio Statistica del Comune per contribuire a fornire dati sulla violenza di genere su base locale, e a farsi portavoce presso la Regione Toscana perché si arrivi a una condivisione dei dati sempre più tempestiva e dettagliata. Sono impegni concreti, che chiediamo non restino sulla carta: agire anche come Comune, e non limitarsi a chiedere ad altri, è il senso della nostra proposta.
Per questo consideriamo un buon passo che la Commissione abbia condiviso la mozione senza voti contrari. Ora ci auguriamo che il testo arrivi presto al voto del Consiglio comunale e che si traduca in scelte concrete. I dati sulla violenza di genere non sono numeri astratti né una questione contabile: sono lo strumento per riconoscere il fenomeno, prevenirlo e non lasciare sole le donne e chiunque subisca violenza.
Con l’occasione ringraziamo tutte le realtà e le persone che hanno lanciato l’appello “Vogliamo i dati sulla violenza di genere”, a cui il Comune di Firenze aderirà con il voto favorevole del Consiglio comunale". (fdr)

