SPC: "San Salvi, a giugno 2026 si spostano ancora i soldi: 460.000 euro scoperti"
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23 Giugno 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune e Lorenzo Palandri — Sinistra Progetto Comune Quartiere 2
"Il 22 giugno 2026 la Direzione Servizi Tecnici ha firmato la determina dirigenziale n. 04827, dal titolo tecnico e rassicurante: «assunzione aspetti contabili» della rigenerazione dei padiglioni 33-34-35-37 del complesso di San Salvi. Dietro quel linguaggio amministrativo c'è una fotografia precisa di dove siamo arrivati: a due anni dall'inizio della consiliatura, e dopo trent'anni di promesse, l'atto più recente sull'intervento non apre un cantiere né aggiudica un appalto. Registra movimenti di bilancio. Si spostano ancora i soldi.
I numeri sono noti negli annunci del centrosinistra: dieci milioni di euro, di cui otto di contributo regionale a valere sui fondi europei FESR 2021-2027 e due di cofinanziamento comunale, erogati attraverso Sviluppo Toscana S.p.A. come organismo intermedio. Quattro operazioni: housing (4,5 milioni), efficientamento e housing (2,7 milioni), attività culturali (2,3 milioni), infrastrutture verdi (mezzo milione). È leggendo la determina riga per riga che emergono tre elementi che la Giunta non ha ritenuto di comunicare.
Il primo: la copertura non è completa. Due voci dell'intervento (360.000 euro sulle attività culturali e 100.000 euro sull'housing, in tutto 460.000 euro) risultano, testualmente, «non finanziabili» con il contributo statale dei fondi PUI e vengono rinviate a «nuova fonte di finanziamento in salvaguardia equilibri di bilancio 2026». Tradotto: per quasi mezzo milione di euro le risorse vanno ancora trovate, e si conta di reperirle in corso d'anno. Su un'opera presentata come fiore all'occhiello, è un buco che pesa proprio su cultura e abitare.
Il secondo: la quota comunale di cofinanziamento, due milioni di euro, attinge alle alienazioni patrimoniali e alle monetizzazioni degli standard urbanistici. Si finanzia cioè la parte pubblica di un intervento di housing e di rigenerazione vendendo patrimonio e incassando monetizzazioni. È una scelta politica, non una fatalità contabile: dice molto su quale idea di città pubblica si stia perseguendo, e va detta con chiarezza.
Il terzo: la stessa determina dà atto che 3,2 milioni di euro sono stati stanziati sull'esercizio 2028 ma in realtà appartengono al 2029, e dovranno essere reimputati nella prossima programmazione. Un dettaglio tecnico che però conferma quanto il quadro finanziario sia ancora in assestamento, non a regime.
Tutto questo mentre il tempo si esaurisce. La regola europea N+2 impone che i contratti d'appalto siano firmati entro la fine del 2026 per non perdere i fondi già assegnati. A maggio si affidavano ancora incarichi di progettazione impiantistica; i cantieri, per ammissione della stessa filiera tecnica, non partiranno prima del 2027-2028. Un atto di giugno che si limita ad «assumere aspetti contabili» non smentisce questa preoccupazione: la conferma.
Non è un rilievo isolato. È coerente con tutto quello che abbiamo documentato in questi mesi e che la Giunta ha liquidato come allarmismo. L'housing dell'Operazione 1A prevede dodici unità: nove appartamenti da 40-45 metri quadri, sotto la soglia che il decreto ministeriale del 5 luglio 1975 raccomanda persino per chi abita da solo, e nessuna unità dimensionata per famiglie con figli. Lo stesso Comune che difende davanti al TAR un regolamento che fissa a 28 metri quadri il minimo per affittare a un turista per una notte, propone come abitare permanente appartamenti che superano quel minimo di appena diciassette metri quadri. Nel frattempo, dentro il parco, il Piano Operativo approvato nell'aprile 2025 prevede ancora una strada con ingresso da via del Mezzetta e uscita su via Andrea del Sarto, il cui iter espropriativo è già stato avviato con la determina n. 03594 dell'11 maggio 2026, in modo del tutto indipendente dalla rigenerazione: quella strada può essere fatta anche se i cantieri slittano, e a noi risulta che possa non essere fatta affatto. Va eliminata.
E mentre la rigenerazione resta sulla carta, i servizi vengono tagliati nel concreto: nel giugno 2025 il Centro Diurno «Le Civette», quindici posti per persone anziane non autosufficienti, è stato chiuso prima ancora che un cantiere partisse; la palestra di via San Salvi accumula da anni proroghe, l'ultima nel febbraio 2026, senza una data di consegna credibile.
San Salvi non è un deposito da riempire di operazioni finanziarie: è un parco pubblico, un luogo di memoria, un pezzo di città su cui la comunità (i comitati «San Salvi chi può» e «Salviamo San Salvi», le realtà che da anni si battono per quell'area) ha diritto di decidere. Presentiamo un'interrogazione alla Sindaca e alla Giunta perché si dica con chiarezza dove si troveranno i 460.000 euro mancanti, se davvero si intenda finanziare l'abitare pubblico vendendo patrimonio, se sia stato segnalato alla Regione il rischio di perdere i fondi, e quando San Salvi smetterà di essere un annuncio. Le diverse direzioni coinvolte devono lavorare insieme, su un indirizzo politico chiaro: troppo si scarica sul personale dell'Ente, mentre chi ha un mandato elettorale fatica ad assumersi le proprie responsabilità.
San Salvi merita risposte diverse, e un futuro costruito insieme a chi quel territorio lo vive, con la massima tutela del verde e della vivibilità". (fdr)

