Salta al contenuto principale Skip to footer content

SPC e Buongiorno Empoli: "Rifiuti, i ricavi del riciclo tornino nelle bollette, non nei dividendi"

Dettagli

Masi e Palagi: "Facciamo nostro l’appello dell’associazione “Taric sì ma non così” ai Sindaci e alle Sindache dei Comuni soci, alla vigilia dell’Assemblea che approva il nuovo PEF"
Data:

17 Luglio 2026

Tempo di lettura:

4 minuti, 18 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Leonardo Masi — Buongiorno Empoli e Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

"L’associazione “Taric sì ma non così” ha scritto via PEC a tutti i Sindaci e le Sindache dei Comuni dell’ATO Toscana Centro, alla vigilia dell’Assemblea che dovrà approvare il nuovo Piano Economico Finanziario del gestore. La richiesta è semplice e giusta: il valore economico prodotto dalla raccolta differenziata (il lavoro quotidiano di cittadine e cittadini) deve tradursi in uno sconto in bolletta, non alimentare gli utili della società o i dividendi dei Comuni soci.

Come consiglieri di opposizione di due Comuni soci (Firenze, primo azionista con il 36,8% del capitale, ed Empoli) facciamo nostro quell’appello. Non è una battaglia tecnica: è una questione di controllo democratico su un servizio pubblico essenziale, finanziato da un tributo obbligatorio che quasi un milione di utenti paga ogni anno.

Il fattore di sharing non è un dettaglio contabile. Ogni giorno la cittadinanza differenzia carta, vetro, plastica, metalli e organico: quei materiali generano ricavi attraverso i consorzi di filiera e riducono i costi di smaltimento. La regolazione ARERA lascia margini di scelta su quanta parte di quei benefici torni in tariffa e quanta resti in azienda. Chiediamo che quel margine sia usato per intero a favore delle bollette degli utenti virtuosi. È una scelta politica, non un automatismo: e va rivendicata da chi siede in Assemblea in rappresentanza dei Comuni.

È lo stesso nodo dei dividendi. L’Assemblea del 29 giugno ha approvato la distribuzione di 34,4 milioni di euro attinti dalle riserve (cioè distribuendo patrimonio pregresso) mentre il bilancio consolidato peggiora e la TARI d’ambito sale (da 388 a 437 milioni tra 2023 e 2025, +12,6% in due anni). Su quella distribuzione dieci Comuni soci hanno votato contro e altri si sono astenuti: una frattura evidente sul senso stesso dell’operazione. Distribuire patrimonio e trattenere in azienda i benefici del riciclo sono due facce della stessa scelta: mettere la remunerazione del capitale davanti alla riduzione delle tariffe.

Il rapporto tra chi controlla e chi è controllato è squilibrato, e lo dicono i fatti. In commissione, a giugno, ATO Toscana Centro ha confermato di non disporre dei database completi di unbundling nella forma in cui li detiene il gestore: Plures le trasmette i dati in forma aggregata, sufficiente alla validazione tariffaria, mentre le basi dati di dettaglio restano nella disponibilità esclusiva dell’azienda. ATO ne verifica coerenza e congruità, ma non ha un accesso indipendente. Nello stesso procedimento, Plures ha opposto all’accesso civico la normativa europea sugli abusi di mercato (MAR), qualificando come “informazioni privilegiate” i dati tariffari del servizio rifiuti. Non si possono chiedere verifiche più rigorose senza dare all’ente di governo (che è espressione degli stessi Comuni) il personale, le competenze e l’accesso ai dati per svolgerle davvero. Rafforzare ATO non è un tecnicismo: è la condizione perché il controllo pubblico non resti sulla carta.

Facciamo nostre le richieste dell’associazione e le portiamo dentro le sedi dove si decide:

1) i ricavi del riciclo siano destinati in via prioritaria alla riduzione delle tariffe degli utenti, sfruttando ogni margine consentito dalla regolazione;
2) si fermi la distribuzione di patrimonio finché i conti consolidati arretrano e la TARI cresce;
3) ATO sia dotata con urgenza delle risorse umane e tecniche per verificare in autonomia i dati del gestore, a partire dalla separazione contabile tra servizio rifiuti regolato e attività di mercato della multiutility;
4) i Consigli comunali dei soci siano messi nelle condizioni di discutere e dare mandato ai propri rappresentanti prima dei voti in Assemblea, e non solo a cose fatte.

Chiediamo alle Assemblee dei Sindaci di esercitare fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo, vigilanza e controllo. La proprietà pubblica, da sola, non è ancora controllo pubblico: lo diventa solo se chi rappresenta i Comuni sceglie di usarlo". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

17/07/2026, 16:08

Quanto sono chiare le informazioni su questa pagina?

Grazie, il tuo parere ci aiuterà a migliorare il servizio!

Quali sono stati gli aspetti che hai preferito?1/2

Dove hai incontrato le maggiori difficoltà?1/2

Vuoi aggiungere altri dettagli?2/2

Inserire massimo 200 caratteri