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Piano casa nazionale, Firenze chiede il coinvolgimento dei Comuni: “Da Roma fondi insufficienti, con al centro un commissario straordinario e non i territori”

Dettagli

La Commissione Urbanistica esamina la risoluzione del Partito Democratico con ANCI Toscana. Il proponente Conti: “Stanziamenti inadeguati, serve un piano finanziario vero”. Il Presidente Pampaloni: “L’accordo siglato a Firenze dimostra che la rigenerazione si fa con le comunità locali, non accentrando i poteri”
Data:

17 Giugno 2026

Tempo di lettura:

6 minuti, 39 secondi

Consiglio comunale
presidente commissione urbanistica e patrimonio
gruppo pd

Descrizione

Il Piano Casa Nazionale varato dal Governo non può funzionare se concepito come un’operazione verticistica calata dall'alto che esclude i Comuni dai processi decisionali e si affida a poteri commissariali straordinari. È questo il fulcro dell’analisi politica emersa oggi durante i lavori della Commissione 3 Territorio, Infrastrutture, Urbanistica e Patrimonio di Palazzo Vecchio, che ha esaminato la risoluzione n. 751/2026 presentata dal Partito Democratico alla presenza del Dott. Luca Caterino di ANCI Toscana. Il dibattito ha messo in luce una profonda preoccupazione per l’impostazione del Decreto-legge 66/2026, contrapponendo ai rischi di centralizzazione romana la necessità di una sinergia paritaria e condivisa, capace di mappare i reali fabbisogni locali anziché subire decisioni unilaterali.

L'audizione di ANCI Toscana ha confermato una totale convergenza con l’impianto della risoluzione di Palazzo Vecchio, dimostrando come le richieste dell'associazione dei Comuni siano perfettamente coerenti con la battaglia intrapresa dal Consiglio Comunale contro la governance accentrata e la compressione dell'autonomia locale.

“Siamo di fronte a un impianto normativo che rischia di restare un grido d'intenti se non viene profondamente modificato in sede di conversione in legge”, dichiara il primo firmatario della risoluzione, Enrico Conti. “Fissare un obiettivo programmatico di centomila alloggi in dieci anni a fronte di stanziamenti pari a soli 970 milioni di euro complessivi fino al 2030 è matematicamente impossibile. Parliamo di appena 116 milioni per l'anno in corso che, come rilevato chiaramente dal Dossier del Servizio Studi di Camera e Senato, non costituiscono nemmeno risorse aggiuntive. Si tratta purtroppo del parziale azzeramento e del riciclo di fondi preesistenti dell'ex Piano Casa Italia: un gioco delle tre carte a invarianza finanziaria che lascia i Comuni da soli a gestire l'emergenza. Al Governo chiediamo un impegno finanziario certo, strutturale e soprattutto aggiuntivo, che non scippi risorse già assegnate alle nostre città per la rigenerazione urbana e per i Piani Urbani Integrati.”

A rincarare la dose sui rischi legati alla governance è il Presidente della Commissione Urbanistica, Renzo Pampaloni: “L'attuale impianto del decreto mette pericolosamente al centro la figura burocratica di un Commissario straordinario e non i territori. L'ampio potere di deroga alla legislazione vigente e i meccanismi centralizzati per superare il dissenso locale rischiano di produrre una governance squilibrata, declassando le amministrazioni comunali a meri spettatori di trasformazioni urbanistiche che incidono direttamente sulla pelle dei cittadini e dei quartieri. L'accordo sul 'Piano Città' siglato a Firenze insieme a Demanio e Università dimostra, al contrario, che la vera rigenerazione si fa includendo stabilmente i Comuni nei tavoli operativi. Solo così si può coordinare con successo il recupero delle grandi aree dismesse degli enti nazionali come INPS, Demanio e Ferrovie dello Stato: senza lo sguardo strategico delle amministrazioni locali si rischia solo di produrre cattedrali nel deserto o interventi scollati dalle reali necessità della cittadinanza. Per questo la nostra risoluzione chiede con forza che ogni intervento commissariale sia tassativamente vincolato alla previa intesa con le amministrazioni locali, a difesa della pianificazione territoriale.”

Proprio l'analisi tecnica portata da ANCI in Commissione ha ulteriormente rafforzato i contenuti dell'atto, svelando i dettagli più critici del decreto. Il rappresentante di ANCI ha infatti denunciato il paradosso dell'articolo 9, secondo cui, in caso di grandi investimenti esteri superiori a un miliardo di euro, il Commissario straordinario può operare in totale deroga alla pianificazione urbanistica del Comune, esautorando completamente gli enti locali. Un accentramento reso ancora più evidente dal fatto che, nell'attuale impianto normativo, di fatto solo il rispetto del Codice penale può frenare l'autonomia d'azione del Commissario, lasciandogli un potere di deroga quasi assoluto sulle leggi vigenti.

Inoltre, ANCI ha messo a nudo la totale mancanza di misure di prevenzione sociale nel Piano Nazionale, chiedendo il ripristino immediato dei 300 milioni di euro del Fondo nazionale affitti che erano previsti nel 2022 e poi azzerati dal Governo, scaricando l'intero peso economico del disagio abitativo sulle spalle dei bilanci dei Comuni. Altra nota dolente emersa dall'audizione riguarda il riscatto degli alloggi ERP da parte degli inquilini: il testo del decreto prevede che i soldi conseguiti vadano a confluire nel fondo ammortamento dei titoli di Stato per finanziare il debito pubblico centrale, privando il sistema locale delle risorse necessarie alla manutenzione.

La forte convergenza emersa in Commissione con le posizioni espresse da ANCI Toscana richiama direttamente il ruolo di Firenze a livello nazionale, dato che la Sindaca della città è la delegata nazionale ANCI alla Casa, e conferma che la richiesta di un cambio di rotta sposa appieno la mobilitazione dell’Alleanza Municipalista per il Diritto alla Casa promossa insieme a oltre trenta grandi città italiane.

Proprio per dare concretezza a questa mobilitazione, la risoluzione approvata delinea una serie di modifiche sostanziali da introdurre nel decreto in sede di conversione, che si integrano perfettamente con le richieste emendative dell'associazione dei Comuni. Sul piano operativo l'atto consiliare sollecita l'accelerazione della banca dati nazionale informatizzata per permettere l'incrocio in tempo reale tra domanda e offerta ed evitare "immobili fantasma", mentre sul piano istituzionale esige tavoli di lavoro territoriali permanenti e il vincolo dell'intesa preventiva e obbligatoria per l'esercizio dei poteri commissariali. Richieste che si sposano con le battaglie di ANCI per circoscrivere le deroghe alle sole norme procedimentali, istituire un Osservatorio nazionale, garantire un fondo di ristoro da 50 milioni per gli oneri di urbanizzazione azzerati, consentire la monetizzazione degli standard nei tessuti storici e blindare le risorse già assegnate del PN Metro Plus. Infine, sul piano economico, la risoluzione chiede che ogni processo di valorizzazione o dismissione del patrimonio pubblico sia subordinato al reinvestimento integrale e vincolato delle risorse nel settore dell’edilizia residenziale pubblica e sociale, respingendo la logica governativa di fare cassa sul welfare locale. Il testo licenziato dalla Commissione lancia così un messaggio politico inequivocabile: il diritto all'abitare si garantisce solo offrendo ai Comuni le risorse e l'autonomia necessarie per rigenerare il patrimonio pubblico a fini sociali. (s.spa.)

Ultimo aggiornamento:

17/06/2026, 14:21

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