Palagi (SPC): "Case popolari vuote, il Comune paga l'affitto delle porte blindate: oltre 2 milioni dal 2023"
Dettagli
17 Luglio 2026
4 minuti, 34 secondi
Descrizione
Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune
"Dopo la notizia uscita nelle settimane scorse dei soldi spesi per le porte blindate nelle case popolari abbiamo fatto accesso agli atti. Ringraziamo Casa Spa per la completezza con cui ha dato seguito alla richiesta, comprendendo che si è trattato di un lavoro impegnativo.
Abbiamo ottenuto i 41 riepiloghi mensili di contabilità e i contratti d'appalto 2019 e 2023, in modo da ottenere un quadro di sistema chiaro.
Le porte blindate non si comprano, si affittano. Il capitolato d'appalto chiama le voci principali con il loro nome: «affitto porta di sicurezza», «affitto schermi di sicurezza». Casa S.p.A. paga alla ditta un canone mensile (42,46 euro a porta e 26,13 euro a pannello dal sesto mese in poi) per ogni mese in cui l'alloggio resta vuoto. Non è una spesa una tantum per mettere in sicurezza: è un affitto a tempo indeterminato, il cui contatore si ferma solo quando l'alloggio viene ristrutturato e riassegnato.
Da gennaio 2023 a maggio 2026 la spesa è di 2.062.838 euro oltre IVA, con una media di oltre 50 mila euro al mese, ogni mese, stabile negli anni. Il mese scorso la Giunta ha dichiarato che «gli alloggi attualmente sottoposti a blindatura sono circa 200»: i riepiloghi mensili dicono altro. Nel solo maggio 2026 le porte blindate fatturate sono 740, in nessuno dei 41 mesi documentati sono mai scese sotto le 687 e la media è di 755 al mese: un ordine di grandezza che coincide con la quasi totalità degli oltre 800 alloggi vuoti del Comune. E il dato più eloquente è la durata: 214 alloggi risultano blindati ininterrottamente per tutti i 41 mesi, con installazioni che risalgono agli anni tra il 2015 e il 2022 (da soli valgono oltre 550 mila euro di noleggio nel periodo) mentre la porta più vecchia ancora fatturata è stata installata nel marzo 2015: per quell'alloggio si paga un affitto da undici anni.
Il contratto d'appalto indica come finanziamento i «canoni correnti» e la risposta di Casa S.p.A. conferma che il costo è coperto «in parte corrente con le entrate da canoni ERP», dentro la voce «manutenzione ordinaria» del Contratto Generale di Servizio. Quindi sono i canoni pagati dalle persone che nelle case popolari ci abitano a finanziare la custodia di quelle vuote. Una spesa che, annegata nella manutenzione ordinaria, non passa da nessuna delibera dedicata e sarebbe rimasta invisibile senza un accesso agli atti.
Al costo medio di recupero dichiarato da Casa S.p.A. (25 mila euro ad alloggio) i due milioni spesi in affitti di porte equivalgono alla ristrutturazione completa di oltre 80 alloggi, che a quel punto smetterebbero anche di generare canone di noleggio. Ogni anno in più di attesa non è neutro: è un costo che si somma, per tenere chiuso ciò che dovrebbe essere abitato. Il noleggio infinito è il termometro di un sistema in cui i rientri superano i recuperi e la fila non si accorcia mai: lo diciamo da mesi con la serie storica degli sfitti (794, poi 620, poi 837) e queste carte lo confermano dal lato dei costi.
Proponiamo che il Comune fissi un tetto di durata al noleggio per ogni alloggio, oltre il quale scatti la priorità automatica di ristrutturazione, a partire dai 214 alloggi blindati ininterrottamente da oltre tre anni. E proponiamo di aprire la strada dell'autorecupero, che la legge regionale consente dal 2019, purché si crei un sistema pubblico centralizzato che permetta universalmente la possibilità di accedere a questa strada: ogni alloggio affidato a chi è in graduatoria e può contribuire ai lavori, con scomputo dal canone, è una casa che si riapre e una porta che esce dal noleggio. Infine il Comune torni a pretendere dal Governo il rifinanziamento del programma nazionale di recupero degli alloggi ERP, la legge 80 del 2014, ferma dal 2018: Firenze lo ha già chiesto in sede ANCI insieme ad altre dieci città, non lasci cadere la propria firma". (fdr)

