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Le consigliere del gruppo PD replicano a Vannacci: “Sara Funaro non è semplicemente 'signora', ma sindaca eletta dai cittadini, chi appartiene alle istituzioni dovrebbe mostrare rispetto, anche nelle parole”

Data:

20 Giugno 2026

Tempo di lettura:

1 minuto, 52 secondi

Descrizione

“Le parole contano. E quando a pronunciarle è chi aspira a rappresentare cittadini e cittadine, contano ancora di più.
Per questo colpisce l'ennesima scelta del generale Roberto Vannacci di rivolgersi alla sindaca di Firenze, Sara Funaro, chiamandola semplicemente "signora Funaro". Una scelta che non appare casuale, ma coerente con una visione che troppo spesso fatica a riconoscere pienamente l'autorevolezza e il ruolo delle donne nelle istituzioni.
Le donne non sono "signore" quando fa comodo. Sono sindache, ministre, presidenti, assessore, dirigenti, professioniste. Sono donne che hanno conquistato quei ruoli attraverso il voto democratico, il merito, il lavoro e la competenza. Negare o sminuire questi titoli significa negare, anche simbolicamente, il percorso che le ha portate a ricoprirli.
Non è una questione di galateo linguistico. È una questione culturale e politica.
Da chi in passato ha affrontato con leggerezza temi drammatici come il femminicidio, attribuendone le cause a presunti fenomeni sociali generici o minimizzando la dimensione strutturale della violenza contro le donne, ci saremmo aspettati almeno maggiore prudenza. Perché il femminicidio non è un'emergenza mediatica né uno slogan da utilizzare nel dibattito pubblico: è una ferita aperta del nostro Paese, che richiede rispetto, consapevolezza e responsabilità.
Le istituzioni democratiche meritano rispetto. E il rispetto passa anche dal riconoscimento del ruolo di chi le rappresenta. Quando una donna viene privata del proprio titolo istituzionale, non si colpisce soltanto una persona: si manda un messaggio a tutte le donne che ogni giorno studiano, lavorano, amministrano, decidono e guidano comunità.
E continueremo a chiamarle con il nome del ruolo che i cittadini hanno affidato loro.
Perché l'uguaglianza non si difende soltanto nelle leggi. Si difende anche nelle parole”.

Lo dichiarano le consigliere del gruppo PD Beatrice Barbieri, Patrizia Bonanni, Stefania Collesei e Alessandra Innocenti

(fdr)

Ultimo aggiornamento:

20/06/2026, 15:50

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