Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune): “Trasporto pubblico: depositata mozione contro gli aumenti, per la gratuità”
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19 Giugno 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune
“Dal 1° agosto il biglietto urbano di autobus e tramvia passa da 1,70 a 2,00 euro, con un aumento di circa il 17 per cento: lo ha annunciato la Regione Toscana il 16 giugno. È il terzo rincaro in tre anni (nel 2023 si era già passati da 1,50 a 1,70) e si accompagna alla crescita degli abbonamenti per chi ha più di 26 anni. Stiamo depositando una mozione in Consiglio comunale, accompagnata da un dossier che ricostruisce nel dettaglio diritto alla mobilità, gara, contratto di servizio, bilanci di Autolinee Toscane, rapporti con il gruppo RATP e questione del lavoro.
Il primo punto da chiarire è che questo aumento non è un automatismo ineludibile. Lo dimostra la stessa Regione, che nel 2024 e nel 2025 aveva annullato integralmente l'adeguamento con risorse proprie. E una parte del rincaro non dipende neppure dall'inflazione del 2026: deriva da uno scatto fisso del 7 per cento previsto dall'articolo 8 del contratto di servizio per il quinto anno, era cioè già scritto nel contratto firmato nel 2020. Tradurre quella cifra in un aumento a carico dell'utenza è una decisione politica, non una necessità tecnica.
Il secondo punto è che il biglietto pesa pochissimo sull'equilibrio del sistema e moltissimo sulle tasche di chi viaggia. Il trasporto pubblico locale è finanziato per circa il 70 per cento da denaro pubblico; i ricavi da bigliettazione valgono una quota minoritaria, e i soli biglietti circa il 15 per cento. Nel 2024 Autolinee Toscane ha chiuso con una perdita di 27 milioni di euro, a fronte di un disequilibrio del piano economico-finanziario stimato in circa 310 milioni sull'intera concessione. È evidente che il rincaro non risolve nulla del problema strutturale: scarica solo un costo regressivo su chi non ha alternative all'automobile per ragioni economiche, proprio mentre (per giustizia sociale e climatica) servirebbe rendere il mezzo pubblico più accessibile, non più caro.
La nostra critica è diversa da quella di chi, in questi giorni, organizza flash mob alle fermate dopo aver sostenuto per anni il modello che ha prodotto tutto questo. Il trasporto pubblico nasce in Italia come servizio municipale, conquista del cosiddetto «socialismo municipale»: gestione pubblica diretta contro le concessioni ai privati. Le riforme degli anni Novanta hanno invertito la rotta, fino all'affidamento dell'intera rete toscana a un gestore unico del gruppo francese RATP, che in Italia opera come operatore privato. Il risultato è la classica «privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite»: il rischio resta in larga parte coperto dalla finanza pubblica, mentre i rapporti economici con la capogruppo (compensi, royalties, interessi) non sono pubblici. Chiediamo trasparenza, a partire dagli atti del riequilibrio del marzo 2025, approvati in Giunta regionale senza alcun esame del Consiglio.
C'è poi un nodo di equità che riguarda chi lavora. Mentre le tariffe vengono adeguate ogni anno all'inflazione, alcune indennità del personale risultano ferme da oltre trent'anni (e al nuovo personale assunto magari alcune nemmeno vengono riconosciute): metà della flotta è in manutenzione esternalizzata e parte dei controlli è appaltata fuori. Risorse pubbliche che dovrebbero garantire salari, organici e manutenzione interna alimentano invece margini e appalti. Non è accettabile che il conto dell'inflazione lo paghi l'utenza e non lo veda chi guida e ripara i mezzi.
Per questo la mozione impegna la Sindaca e la Giunta su punti concreti: esprimere formalmente alla Regione la contrarietà del Comune all'aumento (anche nella Conferenza permanente del trasporto convocata per il 21 luglio), chiedendo che l'adeguamento 2026 sia sterilizzato con risorse regionali come già nel 2024 e nel 2025; subordinare ogni eventuale apporto di risorse comunali alla piena trasparenza sul contratto e sul piano economico-finanziario e a impegni verificabili su frequenze, aree periferiche e tutela del lavoro; rafforzare subito le agevolazioni tariffarie comunali con criteri ISEE; e (è il cuore della proposta) avviare, con Regione, Città Metropolitana e Autolinee Toscane, uno studio di fattibilità sulla progressiva gratuità del trasporto pubblico urbano fiorentino, superando magari anche le privatizzazioni. Le esperienze europee, da Dunkerque a Montpellier, dal Lussemburgo a Tallinn, dimostrano che è praticabile; la stessa Corte dei conti francese segnala però che va disegnata con cura, non sbandierata come slogan. Per questo chiediamo uno studio serio su costi, coperture e modello di servizio.
La contrarietà all'aumento dichiarata pubblicamente dalla Sindaca Funaro, che ha ricordato come il Comune destini al trasporto pubblico oltre 31 milioni di euro, va ora tradotta in atti formali e in una posizione negoziale chiara. La mobilità è un diritto e un servizio pubblico essenziale: la strada non è rincarare il biglietto a chi ha meno, ma rilanciare il finanziamento pubblico, pretendere trasparenza dal gestore e mettere in agenda l'obiettivo di un trasporto urbano gradualmente gratuito. È questo che porteremo in Consiglio”. (s.spa.)

