Carcere minorile, Palagi (SPC): "La Procuratrice Pieri in Commissione e i ritardi della Regione"
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17 Giugno 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
"Questa mattina la Quarta Commissione Consiliare ha ascoltato la Procuratrice della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze, Roberta Pieri. L'audizione era incentrata sulle politiche sociali e detentive territoriali per i minori, un tema che il lavoro del Gruppo Foucault e la relazione sulla visita all'Istituto Penale per i Minorenni Meucci del 27 aprile 2026 avevano già portato all'attenzione dell'aula consiliare (e che ci fa piacere siano stati citati). Quanto emerso dalla Procuratrice conferma la diagnosi: il carcere minorile non è il luogo dove finiscono i "cattivi ragazzi", ma quello dove finisce il disagio che la Città non sa, o non vuole, intercettare prima.
A Firenze non esiste una comunità filtro, cioè una struttura con équipe multidisciplinare che valuti quale percorso educativo sia adeguato per ogni singolo minore prima dell'inserimento in comunità. Esisteva la Comunità Trilly, chiusa dopo un incendio e mai sostituita. Senza quel passaggio si innesca un ciclo disfunzionale e documentato: il minore finisce in una comunità inadeguata, scappa, la Procura è costretta a chiedere l'aggravamento della misura, si cambia comunità, e la destabilizzazione compromette ogni progetto educativo. Il fallimento non è del ragazzo, è una lacuna del sistema. La proposta per colmarla esiste, è concreta e non è costosa: il Coordinamento Nazionale Comunità per Minori ha prodotto uno studio che individua in due moduli filtro, uno sanitario e uno socioeducativo, la soluzione minima necessaria. La Toscana non l'ha ancora realizzata.
E qui il ritardo della Regione diventa il cuore politico della vicenda. La richiesta di un appuntamento al Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani è stata avanzata a febbraio 2026: la risposta è arrivata questa settimana, vogliamo pensare anche per merito della Commissione di stamani. Quattro mesi per trovare un momento in cui parlare di minori in carcere. Nel frattempo le comunità integrate (strutture a metà strada tra educazione e sostegno terapeutico, pensate per ragazzi con dipendenze) restano non attivate in Toscana, mentre altre regioni hanno già avviato la sperimentazione in attuazione dell'accordo della Conferenza Unificata del 14 settembre 2022 — un accordo che chiedeva alle Regioni di manifestare interesse entro un mese. Secondo quanto riferito in Commissione, il Ministero della Giustizia sarebbe disponibile a coprire una quota rilevante dei costi: ciò che manca non sono le risorse (o non solo) né la cornice normativa, ma la volontà politica che tutte le parti facciano quello che è di loro competenza. Quattro mesi di attesa per un incontro non sono un disguido di agenda, sono il modo in cui un'amministrazione comunica che un problema non è una priorità.
Va detto con altrettanta chiarezza che la stessa logica si annida anche nella cornice statale. Tanto l'accordo del 2022 sulle comunità integrate quanto l'articolo 6 del cosiddetto Decreto Caivano (D.L. 123/2023, convertito dalla legge 159/2023) impongono di attivare le misure «senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Si ordina di costruire strutture nuove e specializzate e, nella riga successiva, si vieta di spenderci un euro in più. Poi ci si stupisce che nessuno le apra. La Procuratrice ha criticato esplicitamente questa clausola: senza investimento nelle comunità, nel supporto psicologico, nella formazione degli operatori, le alternative al carcere restano un enunciato, e il carcere continua a essere la soluzione "facile" per problemi che richiederebbero risposte sociali, educative, sanitarie.
Tra i minori e i giovani adulti presenti all'IPM Meucci, il disagio psichico riguarda in modo particolare i minori stranieri non accompagnati, che portano alle spalle storie di migrazione forzata, sfruttamento e trauma. La Procuratrice è stata netta: non è possibile trattare questi ragazzi con gli stessi strumenti pensati per chi ha avuto tutt'altra infanzia, anche perché le neuroscienze confermano che il cervello degli adolescenti non è completamente formato fino ai ventun anni. La cosiddetta Legge Zampa (legge 47/2017) prevede tutori volontari per i minori stranieri non accompagnati, ma sono pochissimi e le sovvenzioni ministeriali insufficienti: il sistema regge perché c'è chi mette il proprio volontariato, e il volontariato non può essere l'architettura pubblica di un servizio. La Prefetta di Firenze ha aperto un tavolo con il Comune di Firenze e il Comune di Fiesole: è un segnale positivo che però non basta, perché supplisce a una carenza strutturale invece di rimuoverla.
Il punto dei giovani adulti tiene insieme tutto questo con ciò che sta accadendo in queste ore a poche centinaia di metri. La legge consente che chi ha commesso reati da minorenne resti nel circuito minorile fino a venticinque anni (D.Lgs. 121/2018), ma questa facoltà è spesso non esercitata, e chi ha già avuto esperienze cautelari si ritrova a Sollicciano, nel circuito degli adulti, senza le tutele e i percorsi che gli spetterebbero. La visita del Gruppo Foucault all'IPM del 27 aprile aveva già rilevato 24 presenti su 17 posti, un sovraffollamento al 141%, di cui otto o nove giovani adulti. Oggi la Procuratrice ci ha detto che le presenze sono salite a 25. E proprio mentre la magistratura dispone il sequestro di sette sezioni di Sollicciano e oltre duecento persone detenute (circa 240) vengono trasferite per condizioni igienico-sanitarie giudicate inaccettabili, è in quel circuito (quello che un decreto del Tribunale ha dichiarato inadeguato a contenere esseri umani) che rischiano di finire i ragazzi che la legge permetterebbe di tenere altrove. Non è una questione solo numerica, è una questione di diritti e di senso della pena.
Il Comune non gestisce il carcere, ma i servizi sociali, l'accoglienza, la prevenzione, la salute mentale e l'integrazione dei minori stranieri sono competenze comunali, e su queste non può comportarsi da spettatore. La Quarta Commissione ha avanzato la proposta di un tavolo istituzionale locale che metta attorno allo stesso tavolo Comune, Istituto degli Innocenti, Tribunale e Procura per i minorenni, Regione e strutture di accoglienza, per costruire una strategia condivisa: la Procuratrice ha confermato che quel coordinamento è richiesto da tempo. Non si può aspettare che la Regione risponda in quattro mesi, né che il Governo stanzi risorse che non ha intenzione di stanziare.
Chiediamo che la Commissione si faccia promotrice di quel tavolo e che i dati e le proposte emersi questa mattina diventino un atto formale del Consiglio comunale. Tenere il punto, qui, significa non lasciare che il disagio dei più giovani continui a essere amministrato come si amministra una lista d'attesa. Ricordiamo che attendono di essere discusse altre due nostre mozioni legate all'IPM Meucci: una per un coinvolgimento diretto della Società della Salute e una per l'attivazione dei servizi bibliotecari.
Ringraziamo la Procuratrice e il Presidente della Commissione per l'importante occasione di questa mattina". (fdr)

