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Del Re (Firenze Democratica): “Le risposte concrete nascono dal dialogo e dalla ricerca di soluzioni comuni, non dallo scontro. Preoccupante questo scambio ostile tra istituzioni”

Data:

3 Febbraio 2026

Tempo di lettura:

4 minuti, 33 secondi

Descrizione

Queste le dichiarazioni della capogruppo di Firenze Democratica, Cecilia Del Re:

“Lo scontro istituzionale che sta andando in scena anche sul fronte dell’emergenza abitativa per gli studenti universitari non pensiamo rappresenti la migliore risposta alle richieste di sostegno che provengono dagli studenti stessi. 

La collaborazione istituzionale e la concretezza dell’azione per far restare Firenze un punto di riferimento per il percorso universitario e di ricerca sono gli elementi più importanti da mettere in campo (oltre a quelli della grammatica istituzionale). 

Quattro anni fa, solo un lavoro di squadra - sebbene ai livelli più bassi di governo di ciascun ente -, ha portato la nostra città a partecipare a 2 bandi pubblici per realizzare nuovi alloggi pubblici per studenti: nel 2022, tramite Casa spa partecipammo al bando 338 per la realizzazione di uno studentato interamente pubblico a Caserma Lupi di Toscana, che sarà gestito dall’Ardsu; e sempre nel 2022, previo accordo di comodato gratuito con la ASL, partecipammo al bando regionale Fesr per la realizzazione di nuovi alloggi per studenti in 3 palazzine dismesse di San Salvi. Ci volle molto lavoro per superare le resistenze incontrate nei vari enti coinvolti e per non fermarsi davanti ai primi “non possiamo, non riusciamo” a seguito dei primi incontri convocati anche alla luce della opportunità del PNRR. 

Con i professori con cui lavorammo alle suddette proposte avremmo potuto continuare a dire ciò che è vero - ovvero che gli studentati pubblici non sono di competenza comunale -, ma scegliemmo un’altra strada: quella di arrivare comunque all’obiettivo mettendo insieme vari enti, facendo il comune da regista e realizzando noi come comune internamente il progetto anche se poi a presentarlo fu Casa spa (per Caserma Lupi), o acquisendo noi il possesso di immobili della ASL per poter far noi come comune il progetto, partecipando a bandi regionali (per San Salvi). 

Questo per noi deve fare un ente pubblico. Così arrivammo a dare delle prime risposte dopo che su Firenze da oltre 20 anni non venivano realizzati più nuovi alloggi pubblici per studenti. Quelle stesse risposte che oggi questa amministrazione rivendica ogni volta come azioni in corso da parte del comune. Ci fa piacere che questi interventi stiano andando avanti, mentre ci dispiace che non vi sia stata più nessuna nuova azione messa in campo negli ultimi 4 anni, ovvero da quel 2022, per ampliare i posti letto pubblici per studenti su Firenze.

Anche sul fronte studentati privati, il cambio di passo rispetto alle vetuste e non più adeguate norme del Regolamento urbanistico del 2015 non è stato poi del tutto messo a segno: in fase di approvazione del poc, venne infatti tolta quella norma - presente invece nel poc adottato - che dava all’Agenzia regionale per il diritto allo studio (Ardsu) la gestione della quota di camere che in caso di studentato privato doveva essere messa a canone calmierato. La conseguenza di tale eliminazione è stata quella di rendere inaccessibili ai meno abbienti anche la quota di camere che doveva essere invece a loro destinata (e’ stato previsto solo un abbattimento del 30% dei prezzi di mercato). 

Fa amaramente sorridere, allora, che chi all’epoca - pur non avendone neppure la competenza - si era dato da fare per partecipare a bandi e fare squadra con altri enti, e aveva altresì cambiato le norme degli strumenti urbanistici per ricavare dal privato posti letto davvero accessibili facendoli gestire all’Ardsu (elevando così anche l’asticella per quel tipo di investimento, onde scoraggiare un mercato facile), sia stato poi da un giorno all’altro messo fuori dalla giunta.

Niente pare cambiato da allora, neanche in merito alla libertà di espressione, ma ci auguriamo che agli studenti possano arrivare quelle risposte che dipendono tutte dalla volontà politica di raggiungere certi obiettivi. 
Partendo dalla ricognizione del patrimonio esistente e monitorando i bandi che via via escono, la collaborazione può fare davvero la forza. Se questa unione non si trova ai piani alti, ci auguriamo che le seconde file possano lavorarci. Certo, ci vogliono studio, tenacia e, in questo clima, anche un po’ di coraggio. Perché, come la recente storia insegna, l’essere proattivi portando soluzioni concrete può essere inviso agli occhi di chi preferisce continuare a lamentarsi”. (s.spa.)

Ultimo aggiornamento:

03/02/2026, 17:52

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