in autonomia
accompagnatore
necessario
Il quinto tratto dell’itinerario consiste in una nuova diramazione; ha la forma approssimativa di una ‘U’, con i giri di 90° in senso orario: in realtà, il percorso segue fedelmente la pianta a croce latina della Cattedrale.

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Volgendo
verso sinistra per la diramazione facoltativa che consente il periplo della
Cattedrale di Santa Maria del Fiore, ci dirigiamo
alla Porta della Mandorla, sulla
facciata esterna della navata di sinistra, sormontata da un bellissimo bassorilievo
marmoreo di tale forma, riproducente l’Assunzione della Vergine, opera
di Nanni di Banco, nonché dal pregevole mosaico dell’Annunciazione
del Ghirlandaio.
Se adesso alziamo lo sguardo un po’ più in alto, leggermente
a sinistra, possiamo scorgere su una mensola, una
marmorea e grossa testa di bove
con tanto di corna. A tal riguardo viene raccontato che, intorno al 1400,
quando la costruzione della Cattedrale era giunta a tal punto, in una casa
di fronte abitasse un sarto gelosissimo della sua avvenente moglie, la quale,
a detta di molti, era amica del capomastro dell’Opera del Duomo.
Questo signore, a feroce beffa del sarto, avrebbe posto la testa cornuta
proprio rivolta verso le finestre del geloso marito, a perenne allusiva
derisione.
Ci spostiamo sempre lungo la parte absidale della Cattedrale dove, nel
selciato, si nota una rotonda lastra
di marmo bianco che indica il punto in cui, il 17 febbraio del 1600, a causa
di un fulmine, cadde la grossa palla di rame dorato, fusa dal Verrocchio,
del peso di 4368 libbre, posta sulla lanterna del cupolone nel 1468.
La palla rotolando dalla sommità della cupola lungo i bianchi costoloni,
cadde nel preciso punto indicato dalla lapide, dopo aver arrecato non pochi
danni alla Cattedrale. Due anni dopo, per ordine di Ferdinando I, l’imponente
massiccia sfera dorata fu ricollocata al suo posto ed ora, grazie all’invenzione
del parafulmine, non teme più le scariche atmosferiche.
Quasi
di fronte alla lastra circolare, all’angolo di via dell’Oriuolo,
sul Canto dei Bischeri, si nota il bel Palazzo Guadagni sorto alla metà
del XVII secolo su disegno dell’architetto Gherardo Silvani e, a pochi
metri, l’ingresso del Museo
dell’Opera di Santa Maria del Fiore (dove
sono conservati preziosi cimeli della cattedrale,
del campanile e del Battistero) contraddistinto dal fastoso stemma a cartiglio
con il busto di Cosimo I de’ Medici.
Dall’altra parte della piazza, in basso alla facciata di una casa posta fra piazza delle Pallottole e via dello Studio, si trova, tra due negozi, una lapide ottocentesca con la scritta “Sasso di Dante” posta a ricordo del luogo dove l’Alighieri, prima dell’esilio, soleva sedersi su un grande masso ad osservare i lavori di costruzione della Cattedrale. Si narra a testimonianza dell’eccezionale memoria del sommo poeta, che un giorno mentre era seduto ed assorto nei propri pensieri sul solito sasso, passasse di lì un suo conoscente che gli chiese a bruciapelo: “Oh Dante, qual è il cibo che più ti piace?”; telegrafica fu la risposta: “l’ovo”. Trascorse molto tempo, un anno o forse più, quando lo stesso tizio ripassò di lì e ritrovando il poeta a frescheggiare, sicuro di coglierlo alla sprovvista gli disse: “con che cosa” e Dante senza scomporsi: “con il sale”.
Giunti al Campanile di Giotto la diramazione si ricongiunge al percorso
principale.
Di fronte al Campanile, sulla
facciata dell’Arciconfraternita della Misericordia,
si nota il singolare tabernacolo ricavato nel vano di una finestra dalla
cornice in pietra serena, che ospita un dipinto ad olio su tela riproducente
La Carità. La simbolica opera di Pietro Annigoni, detto il “pittore
delle regine”, venne da lui stesso donata nel 1970 alla plurisecolare
istituzione fiorentina le cui opere di carità, esercitate dai “fratelli”
secondo le norme del Vangelo, la rendono ancor oggi un vero e proprio organismo
pubblico cittadino che la vede sempre accanto al ferito, all’ammalato,
all’incurabile, al morto. Il dipinto mostra un’antica scena
riproducente un “fratello” mentre trasporta sulle spalle con
la “zana” (cesta di vimini con sedile), un infermo sulla cui
faccia è evidente il segno della sofferenza.
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Piazza del Duomo è contigua a piazza San Giovanni. La sua forma, modellata sulla pianta della cattedrale ricorda quella di un ferro di cavallo. All’esterno la Cattedrale, è delimitata da una balaustra in ferro battuto lungo i lati Nord e Sud e, ad Est, dietro l’abside.
Tutto intorno alla Cattedrale, lo spazio compreso tra la balaustra e gli edifici che si susseguono imitandone la forma è suddiviso in una zona pedonale, che scorre lungo le sue pareti e in una zona adibita a carreggiata stradale che scorre lungo il marciapiede dei palazzi. I due spazi sono separati da paletti di ferro collegati da catene blande.
Per iniziare il periplo della Cattedrale si cammina verso Est partendo dall’angolo Nord/Ovest, che la facciata della Cattedrale forma con la fiancata Nord, usando come linea guida la balaustra in ferro.
L’ampiezza dello spazio pedonale che verrà percorso varia molto: dietro l’abside si estende per centinaia di metri quadrati e lungo la fiancata Sud supererà i mille. Quest’ultima superficie ha forma rettangolare, scorre lungo la fiancata della Cattedrale per più di settanta metri ed è larga quasi venti; ad Ovest termina con la facciata Est del Campanile di Giotto dove, preceduta da quattro gradini, si trova l’entrata al monumento.
Per giungere al Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore è preferibile, alla fine di via Ricasoli, girare subito verso Est, effettuare un percorso tortuoso lungo circa cento metri, attraversare via de’ Servi e camminare ancora per una cinquantina di metri.
Al secondo piano dell’edificio c’è una apposita saletta dove è possibile toccare i modelli in scala, realizzati in gesso, della Cattedrale, del Campanile di Giotto, del Battistero e della pietà di Michelangelo.
Per raggiungere lo spazio pedonale che circonda il Duomo si consiglia di utilizzare l’attraversamento che si trova di fronte all’ingresso del Museo: è un attraversamento da compiere in direzione Ovest.
Attraversata la sede stradale ci si trova proprio dietro l’abside
della Cattedrale.
Sul lato sud di piazza Duomo
si trovano diverse postazioni di artisti di strada che,
a pagamento, eseguono ritratti e scherzose caricature dei turisti.
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All’angolo con piazza del Duomo sono presenti, in
successione, due rampette: la prima è ben fatta; la seconda, longitudinale
al senso di marcia, è piuttosto ripida.
Si procede su un marciapiede pavimentato in lastre di pietra che producono
fastidiose vibrazioni.
Per accedere alla zona pedonale di piazza del Duomo, delimitata dalla sede stradale per mezzo di dissuasori, occorre utilizzare, a ritroso, l’attraversamento già utilizzato e descritto nel secondo tratto dell’itinerario.
Entrati in zona pedonale il percorso prosegue fiancheggiando il lato Nord della Cattedrale di Santa Maria del Fiore in direzione del Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore.
Il piano di calpestio, molto sconnesso e con rilevanti pendenze laterali rende la marcia faticosa.
Per visitare il Museo dell’Opera del Duomo occorre
attraversare la strada in corrispondenza dell’abside della Cattedrale.
L’attraversamento pedonale, tuttavia, presenta buche e sconnessioni.
La rampetta di raccordo al marciapiede su cui prospetta l’ingresso del Museo ha una pendenza eccessiva e un piano sconnesso. La rampetta è contigua alla soglia emergente dell’ingresso (alta circa 2 cm).
Per queste ragioni, l’ingresso Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore non è raggiungibile senza accompagnatore.
L’edificio, viceversa, è stato reso accessibile a seguito di recenti lavori di ristrutturazione.
Sono presenti due servizi igienici per disabili: uno al piano terra ed
uno al secondo piano.
Si suggerisce l’uso di quello posto al secondo piano, dove sono presenti
gli appoggi perimetrali ed è garantito l’uso del wc con approccio
laterale e diagonale sinistro. A causa della sua ubicazione, non è
agevole l’utilizzo del campanello di emergenza.
Di fronte al Museo sono presenti tre stalli di sosta per disabili.