in autonomia
accompagnatore
necessario
Il quarto tratto dell’itinerario ha la forma di una lunga “I“ e da piazza San Marco conduce in piazza del Duomo.

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Si
imbocca via Ricasoli e dopo pochi metri, sul lato destro, troviamo la Galleria
dell’Accademia, famosa soprattutto per ospitare opere
di Michelangelo fra le quali il famoso David
(simbolo della bellezza perfetta), realizzato in quattro anni (1501 - 1504).
Si racconta che quando l’opera era quasi ultimata, il gonfaloniere
della Repubblica Fiorentina Piero Soderini si recasse da Michelangelo ad
ammirarla. Dopo averla osservata a lungo con tanto interesse ed aria da
intenditore, si rivolse al maestro dicendo che a parer suo, il naso della
bella statua era troppo lungo. Allora il grande Buonarroti, per beffeggiare
il presuntuoso uomo politico, raccolse senza farsene accorgere un pugnello
di scaglie e polvere di marmo ed afferrato uno scalpello, salì sull’impalcatura
fingendo di correggere il suo capolavoro. Un po’ alla volta fece cadere
la polvere dalla mano e quindi, una volta sceso, domandò al vanitoso
e saccente Soderini, che era stato a naso all’insù per tutto
il tempo, se la correzione aveva avuto buon esito. Soddisfatto egli esclamò:
“ora è perfetto”!
Proseguendo a ritroso per la rettilinea via Ricasoli si giunge alla cantonata
con via de’ Pucci dove, sulla destra, troviamo uno dei più
antichi e noti tabernacoli della città:
il trecentesco Tabernacolo
delle cinque lampade. Il nome gli deriva dalle altrettante lampade votive
lasciate ad ardere come perenni preghiere, che pendono di fronte alle due
separate nicchie affrescate nell’edicola.
Si tratta di una sistemazione architettonica ottocentesca, che non lascia
però traccia di quella originaria la quale, almeno la tradizione,
vuole eretta nel 1348 al tempo in cui Firenze fu afflitta da una terribile
pestilenza con morti che aumentavano di ora in ora, come ci descrive il
Boccaccio: “… e dove un morto credevano i preti a seppellire,
ne avevano sei o otto o tal fiata più”.
Gli affreschi sono opere di insigni artisti quali Cosimo Rosselli e Lippo di Benivieni. Il Rosselli dipinse nella nicchia destra la Madonna in trono col Bambino benedicente, fra due angeli. Il piccolo Gesù è in piedi intimamente avvicinato alla Madre che lo tiene in grembo nell’atto di fasciarlo, mentre Lui benedice con la mano destra e tiene nell’altra un cardellino, che spesso indica, nell’iconografia cristiana, l’essenza spirituale della continuazione della vita dopo la morte. Nell’imbotte in alto la colomba, quale configurazione dello Spirito Santo, ed ai lati San Zanobi, vescovo di Firenze nel IV secolo, e San Rocco invocato specialmente nei periodi di epidemia quale protettore contro la peste. Fino al recente restauro, si pensava che nella nicchia di sinistra, dov’è effigiata un’altra Madonna in trono col Bambino, l’opera (purtroppo andata quasi totalmente perduta nella parte inferiore), fosse dell’allegro e beffardo pittore Buffalmacco immortalato nel Decamerone dal Boccaccio, ma ultimamente, dopo una nuova fase di studio, l’attribuzione è data a Lippo di Benivieni.
Procedendo,
sempre sulla destra troviamo l’antico Teatro
Niccolini, già “del Cocomero”, fondato nel 1644 dall’Accademia
degli Immobili sorta al fine di “udir commedia e far musica”.
L’originaria denominazione deriva dall’antico nome della strada,
così chiamata per avere, in alcuni punti, degli orti dove si coltivavano
i globosi frutti dalla rossa polpa zuccherina. Nel teatro, gli Immobili
organizzarono numerose opere ma, dopo pochi anni, fu avvertita la necessità
di trovare una sede più spaziosa che fu individuata nel dimesso tiratoio
dell’Arte della Lana, in via della Pergola. Non tutti gli accademici,
però, erano d’accordo sul trasferimento per cui convennero
di dividersi in due gruppi: quelli che seguitarono a chiamarsi degli Immobili,
si trasferirono in via della Pergola; gli altri, rimasti nella vecchia sede
di via del Cocomero, dettero vita all’Accademia
degli Infuocati, la cui insegna,
che ancora campeggia sul portone d’ingresso, era costituita da una
bomba accesa, col motto “A tempo infuocati”. Fino ad oltre metà
dell’Ottocento al Teatro del Cocomero si rappresentavano commedie,
tragedie, drammi, liriche patriottiche e prose storiche, composte, in massima
parte, dal trageda Giovan Battista Niccolini. Alla sua morte, per onorarne
la memoria, l’antico teatro divenuto il punto di riferimento cittadino
della prosa, cambiò il nome in Teatro Niccolini, la cui insegna ancora
esiste sul frontone d’ingresso malinconicamente chiuso da tempo.
Continuando a diritto, ci troviamo in piazza del Duomo di fronte al fianco destro della Cattedrale di Santa Maria del Fiore proprio dirimpetto alla Porta di Balla o ‘dei Cornacchini’, affiancata da un leone e da una leonessa di marmo che portano ciascuno sulla groppa una colonnina a tortiglione. Si narra che ai primi del Quattrocento, un certo Anselmo, abitante in via del Cocomero (oggi, via Ricasoli), proprio di fronte alle case della famiglia Cornacchini, sognasse di essere sbranato dal leone che, stranezza del sogno, era precisamente quello della porta. Anselmo si svegliò impaurito di soprassalto e poco dopo, quando passò, come tutti i giorni, dinanzi alla porta, quasi a sfida dell’innocua belva decorativa, volle metterle una mano in bocca ma, infame destino, un grosso scorpione lì annidato lo punse a un dito e ventiquattr’ore dopo Anselmo era morto. E questa volta per davvero!
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Per riprendere il tragitto principale ci si dirige verso Sud e si percorre via Ricasoli.
Sul lato Est della strada, dopo circa 70 metri, si trova prima la biglietteria e poi l’ingresso alla Galleria dell’Accademia.
Percorso ancora un breve tratto in zona pedonale si attraversa via degli Alfani verso Sud e si prosegue in questa direzione. In questo ultimo tratto, fino al successivo incrocio con via de’ Pucci, via Ricasoli è zona a traffico limitato.
Attraversata anche via de’ Pucci in direzione Sud e poco dopo la stretta via de’ Biffi, si va avanti per poche decine di metri, fino al termine di questa lunga strada del centro della città.
Alla fine di via Ricasoli si gira di 90° in direzione Est e, percorsi poco più di venti metri, si arriva all’attraversamento pedonale che interrompe le catene che delimitano la carreggiata stradale che scorre di fianco al Duomo.
Percorrendo questo attraversamento verso Sud, si giunge di nuovo in prossimità dell’angolo Nord/Ovest formato dalla facciata e dal fianco Nord del Duomo.
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All’angolo con via Ricasoli è presente una rampetta di raccordo che genera una pendenza laterale impegnativa.
Il tratto di via Ricasoli, da piazza San Marco a piazza delle Belle Arti, è in zona pedonale. Quindi si può procedere tanto sui marciapiedi che sulla sede stradale. In entrambi i casi la marcia è confortevole.
Per accedere alla Galleria dell’Accademia è
necessaria assistenza a causa di un leggero gradino in corrispondenza della
soglia.
Giunti in piazza delle Belle Arti si consiglia di raggiungere
il lato Ovest (destro) di via Ricasoli.
Per questo occorre attraversare via degli Alfani per
raggiungere il marciapiede lato Sud, quindi, attraversare via Ricasoli.
Quest’ultima operazione non può essere compiuta in autonomia
per le rampette mal raccordate alla sede stradale.
All’inizio di via Ricasoli, lato piazza delle Belle Arti, è presente uno stallo di sosta per disabili.
Si procede in zona a traffico limitato con molta difficoltà per le forti pendenze laterali in corrispondenza di passi carrai e delle vibrazioni dovute alla finitura della pavimentazione lapidea.
È indispensabile la presenza di un accompagnatore.
Opportunità di sosta per veicoli muniti di contrassegno in via Ricasoli, tra via degli Alfani e via de’ Pucci.
All’angolo con via de’ Pucci, in direzione Sud, manca la rampetta di raccordo con la sede stradale; in direzione Est è presente una rampetta impraticabile in autonomia.
Per attraversare via de’ Pucci e raggiungere l’ultimo tratto di via Ricasoli in zona pedonale, è indispensabile un accompagnatore.
Superata via de’ Pucci, per dirigersi in Piazza del Duomo, si consiglia di proseguire sulla sede stradale che presenta un manto di pavimentazione in asfalto. In ogni caso, la marcia è disagevole poiché dopo un primo tratto in buono stato, la pavimentazione presenta buche e sconnessioni.