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| Ottobre 2010 |
La fiaba letteraria
italiana
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Racconti di
orchi, di fate e di streghe : la fiaba letteraria in Italia. Progetto
editoriale e saggio introduttivo di Mario Lavagetto ; testi, apparati
e bibliografia a cura di Anna Buia. Milano: Mondadori, 2008. - LXXIV,
1754 p. - (I meridiani) Le fiabe, disposte
in ordine cronologico dal 16. al 20. secolo, sono state scelte in modo
da documentare almeno una volta tutte le trame più ricorrenti
e diffuse nella tradizione italiana e sono accompagnate da un apparato
funzionale, con note di servizio e una scheda che colloca ciascun testo
nel panorama intricatissimo della fiaba e dei suoi motivi ricorrenti.
Con ricca bibliografia |
In occasione di Ottobre
piovono libri: parole d'Italia la Biblioteca dei ragazzi organizza
una mostra dedicata alle fiabe
italiane... [bibliografia.pdf]
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- Per quanto tempo sei stata immersa nelle fiabe e nelle varie versioni dei testi che hai dovuto confrontare? Il lavoro che hai fatto è enorme e molto interessante! - Quasi otto anni. Avevo decisamente sottovalutato l'impegno che richiede un lavoro del genere, e per il quale potevo utilizzare solo il mio tempo libero dal lavoro e dai normali impegni familiari. Forse perché la fiaba è sempre stata considerata letteratura di serie Bi, non ci sono in Italia studi sistematici, benché moltissimi grandi scrittori italiani si siano dedicati a questo genere. Invece la bibliografia sulla fiaba è sterminata, e tocca moltissimi aspetti - letterario, linguistico, psicologico, antropologico, storico Ho letto davvero tanto. Poi, con Mario Lavagetto, c'è stato un lungo confronto sui criteri: sembra facile distinguere tra fiaba popolare e fiaba letteraria, tra fiaba e racconto fiabesco, tra fiaba e leggenda, o decidere quanto spazio dare a un autore, chi includere e chi no Per non parlare del numero di varianti che esistono degli intrecci più noti.... C'è da perdere la testa. - Davvero! ... c'è una fiaba che ti ha catturato di più?
- Ce ne sono diverse. Le prime che mi vengono in mente sono le varianti dell'intreccio della Fanciulla senza mani e di Bene come il sale; fiabe romantiche come Le tre cetra, L'orza o La mortella di Basile; Barbarina, una misteriosa fiaba della tradizione mantovana riscritta da Maurizio Cucchi; poi ho un debole per il comico, quindi ancora Basile e alcune fiabe di Sto, come Due dozzine di Giacomi. Ma l'intreccio più insolito che ho incontrato è quello di Sei milioni sui rami, anche questa ripresa da Cucchi: la protagonista è una ragazza che vuole essere un uomo, si traveste da uomo, sposa una donna e alla fine vede avverarsi il suo sogno. Il motivo del mutamento di sesso non è diffuso nella tradizione italiana, ma neppure in quella di altri Paesi: sono riuscita a trovare non più di tre o quattro paralleli, di cui solo uno italiano, raccolto da Roberto De Simone. È sorprendente che un argomento così delicato sia stato tematizzato, almeno in Italia, alla fine del XIV secolo; e mi ha divertito trovare che, a realizzare il "miracolo", sia in genere Dio o qualche altro personaggio dei testi sacri. - E ne hai una memorabile da quando eri piccola? - Una delle mie preferite era Fanta-Ghirò, persona bella, che penso di avere conosciuto nella versione proposta da Calvino nelle Fiabe italiane, un libro che ho letto e riletto. Probabilmente ero affascinata da questa protagonista battagliera, astuta e un po' "maschile", diversa dalle protagoniste delle fiabe più note. Invece, una delle "scoperte" più interessanti che ho fatto nel corso di questo lavoro è che in molti intrecci è la donna, o la fanciulla, l'elemento forte: spesso anzi, nelle versioni più antiche o periferiche, molte di quelle eroine che nell'immaginario contemporaneo rappresentano un simbolo di passività sono invece assai attive, come la Cenerentola di Basile o la Biancaneve sarda che abbiamo inserito nella raccolta, Barbaredda di Enna. - E tra i personaggi? - Forse la figura della fata, che compare sia come protagonista sia come aiutante in molti intrecci: la fata, contro un immaginario "disneyano" che la vuole bella e buona, è in genere un personaggio dai caratteri ambigui; può essere generosa ma spesso è anche imprevedibile se non addirittura crudele. Spesso si presenta sotto forma di animale, e si tratta di animali non particolarmente gradevoli, come la rana o la serpe. Ho azzardato, nel libro, un possibile collegamento tra questi personaggi e le rappresentazioni della Dea preistorica della Vita, della Morte e della Rinascita di cui ha parlato l'archeologa Marija Gimbutas; certamente c'è ancora tanto da approfondire su questo argomento. - Sì, potrebbe essere una storia da scrivere. Pensaci. - Ho avuto molte sorprese, tra cui senz'altro le fiabe di Tomaso Landolfi, bellissime e molto originali. Ma se dovessi scegliere un solo autore tra tutti quelli presenti nell'antologia, non potrei che dire Basile. È un vero peccato che sia conosciuto così poco, forse perché ha scritto in napoletano. Le sue fiabe sono perfettamente congegnate, strepitose sul piano dello stile, piene di ironia e deliziosamente amorali. - C'è una differenza tra la fiaba letteraria italiana e quella
di altri paesi? - Non posso certo dire di conoscere bene la fiaba letteraria fuori d'Italia; ho letto parecchio, ma è sicuramente di più quello che non ho letto. Posso azzardare un confronto con le raccolte europee più famose - quelle dei Grimm, di Andersen, di Afanas'ev, il Cabinet des fées e simili: rispetto a queste, mi pare che le fiabe letterarie italiane siano più vicine alla loro radice popolare, e dunque meno "razionali", meno "morali", più "leggere". Forse perché la fiaba nel nostro paese, come genere popolare, ha continuato a essere trasmessa in dialetto, è rimasta più "libera". Comunque, anche se dalla fine dell'Ottocento alcuni scrittori e scrittrici hanno cominciato a utilizzare gli intrecci della tradizione per trasmettere messaggi di tipo morale o moralistico (come ha fatto p.e. Emma Perodi riscrivendo alcune fiabe siciliane raccolte da Pitrè), queste fiabe hanno continuato a vivere "di nascosto", trasmesse oralmente, prima di essere trascritte degli etnografi, a partire dalla fine dell'Ottocento fino a oggi. - Le fiabe letterarie di invenzione hanno spesso a che fare con rivisitazioni
di motivi di fiabe tradizionali? - Direi che, in modi diversi, ogni scrittore che si è cimentato col genere fiaba è partito dalla tradizione (come spiega benissimo Lavagetto nell'introduzione al volume), per allontanarsene in grado minore o maggiore. Comunque, anche gli scrittori più "originali" - e fra questi citerei Capuana, Landolfi, Rodari, Sto - scompaginano intrecci, riutilizzano personaggi, rovesciano funzioni e motivi della fiaba tradizionale. - Quali autori e autrici dell'antologia suggerisci per una lettura
a ragazzi/e? - Per cominciare, Calvino: secondo me le Fiabe italiane sono uno dei libri più belli della letteratura italiana. Poi alcuni dei volumi della collana di Fiabe regionali Mondadori (le lombarde, le toscane, le sarde, purtroppo non facili da trovare). A ragazze e ragazzi un po' più grandi o comunque abituati a leggere: Basile, magari in traduzione, e Landolfi. Poi, una lettura tira l'altra - Ci siamo chieste e chiesti i criteri che hanno guidato la scelta
degli autori '800/900. Per esempio non c'è il Panzini con le Novelline
divertenti per bambini intelligenti - XIX e XX secolo ci hanno dato un bel da fare, perché gli scrittori che si cimentano con la fiaba aumentano vertiginosamente. Per l'Ottocento e il primo Novecento abbiamo deciso di documentare, accanto a personaggi irrinunciabili come Collodi, Capuana, D'Annunzio e il pur discutibile Nerucci (sedicente raccoglitore, ma per noi scrittore), i destini della fiaba quando il mercato editoriale comincia a funzionare in pieno (è la sezione che abbiamo chiamato "La fabbrica della fiaba"); e ci tenevamo anche perché fanno il loro ingresso nell'indice le prime autrici, donne che si guadagnano da vivere scrivendo anche se i loro prodotti appaiono oggi quasi imbarazzanti. Per il periodo successivo, è stato ancora più difficile: Panzini? Govoni? Morante? Buzzati? Pitzorno? Lamarque? Buttitta? Alla fine abbiamo optato per un criterio "oggettivo" (solo fiabe di magia ) combinato con uno del tutto soggettivo e arbitrario ( che ci piacessero). - Sei riuscita a scambiare impressioni e scoperte con persone vicino
a te? - Mi è stato molto utile il confronto soprattutto con una carissima amica che non c'è più; e poi alcune scelte le ho condivise con mio figlio, che da piccolo dava i voti alle fiabe che gli leggevo. È cresciuto insieme al libro, che è uscito quando ormai il tempo delle fiabe per lui era passato. - Sei contenta del risultato del lavoro e di quello che hai imparato? - Sono contenta del percorso di studio che ho fatto, più che del
libro, che una volta consegnato all'editore per me era una cosa chiusa.
È stato difficile però lasciare il mondo della fiaba. Posso
condividere le parole di Calvino che si chiede, nella prefazione alle
Fiabe italiane, al termine del suo lavoro di scelta e trascrizione:
"Il viaggio tra le fiabe è finito, il libro è fatto
riuscirò a rimettere i piedi sulla terra?". - Per chiudere lascio perdere il "E vissero felici e contenti",
a me piace: "Larga la foglia stretta la via, dite la vostra che ho
detto la mia" . Oppure... hai suggerimenti? - Che ne dite di questa "chiusa", rubata a Capuana?
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