Il Centro di Restauro, istituito nel 1966 in seguito alla disastrosa alluvione di Firenze, opera nel settore della conservazione dei reperti archeologici – ceramici, metallici, lapidei, biologici (ossei, lignei e materiali organici di vario genere) – provenienti da scavi in corso o da collezioni museali.

Si occupa inoltre del restauro di affreschi, mosaici e strutture archeologiche comprese nel territorio della Toscana. Parallelamente a tali attività, vi si svolgono lavori di ricerca e di approfondimento nel campo delle indagini sullo stato di conservazione e di degrado, sulle tecniche di restauro e del trattamento conservativo, anche in collaborazione con studiosi e specialisti di varie discipline afferenti ad istituti universitari ed enti di ricerca italiani e stranieri, interessati alle medesime problematiche.

Il Centro dispone di apparecchiature avanzate per l’analisi microscopica elettronica, chimica, diffrattografica e radiografica (al Centro lavora l’unico Tecnico Radiologo per l’Archeologia in servizio in Italia); è inoltre dotato di un settore di documentazione grafica, fotografica e audiovisiva. Il personale scientifico e tecnico comprende vari Archeologi, un Biologo, un Geologo, un Chimico, un Capo tecnico di laboratorio e numerosi restauratori (Capi tecnici, Assistenti tecnici, Operatori tecnici di laboratorio), oltre ad uno staff di addetti alla documentazione.

Grazie alle specifiche competenze ed all’alta specializzazione nei vari campi del restauro, il Centro offre la propria collaborazione anche ad altre Soprintendenze d’Italia ed a Musei italiani e stranieri; è gemellato con il Römisch-germanisches Zentralmuseum di Mainz am Rhein (Germania). É aperto al pubblico con visite guidate su prenotazione.

Metalli

Il Centro è noto al vasto pubblico soprattutto per il restauro dei grandi bronzi antichi (greci, etruschi e romani) e principalmente per quelli provenienti da recuperi marini. Fra i più significativi interventi si ricordano i Bronzi di Riace (V sec. a.C.), quelli da Punta del Serrone a Brindisi (Principe Ellenistico, II sec. a.C.; Togato, I sec. d. C.), il candelabro bronzeo da Porto Ercole (I sec. a.C.), il gruppo di ritratti in bronzo di poeti e filosofi greci, dalle secche di Meloria a Livorno, già ritenuti originali ellenistici e di recente identificati come copie seicentesche, nonché l’anfora in argento da Golfo Baratti a Populonia (IV sec. d. C.). Attualmente è in corso il check-up (in vista di un futuro restauro) della famosa statua bronzea del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, detta Minerva da Arezzo.

Ceramica

A partire dall’epoca dell’alluvione, decine di migliaia sono stati i reperti ceramici restaurati destinati alla riesposizione nel Museo Archeologico di Firenze, così come provenienti dalle nuove e sempre più intense attività di scavo. I due più famosi restauri rimangono forse quelli del cratere attico modellato da Ergotimos e dipinto da Kleitias intorno al 570 a. C., detto "Vaso François" e il cratere a figure rosse dipinto da Euphronios intorno al 510 a. C. Ad essi si sono affiancati il sarcofago etrusco, detto degli Sposi, dal Museo del Louvre a Parigi, l’intera collezione di circa duemila vasi greci a figure nere e rosse del Museo fiorentino, il grande frontone del tempio etrusco di Talamone, con la complessa raffigurazione del mito dei Sette a Tebe.

Attualmente è in corso il restauro del frontone del tempio etrusco di Luni.

Materiali lapidei

Si restaurano sculture, rilievi, sarcofagi e varie membrature architettoniche provenienti dal territorio della Toscana, fra cui si segnalano, di recente, il cilco statuario romano di Roselle, le statue etrusche di Casale Marittimo, la collezione di sculture di varia natura e cronologia provenienti da Firenze ed ora esposte nel "Museo di Firenze com’era", la grande raccolta di sarcofagi in marmo custoditi nel Camposanto Monumentale di Pisa. Parallelamente, si provvede al restauro di sculture, urne funerarie in marmo, alabastro e travertino, capitelli, cippi, stele funerarie italiche, etc., conservati negli altri musei archeologici della Toscana.

Attualmente è in corso il restauro di sculture etrusche di età arcaica e classica, di ambiente volterrano.

Legni bagnati e materiale organico

Il settore delle indagini e del restauro dei materiali organici, in particolare dei legni provenienti da ambienti marino e lacustre, quantunque di recente istituzione (si ricordano i legni del relitto del Pozzino, sia parte del fasciame che i reperti; i materiali provenienti dal recupero del relitto greco scoperto presso l’Isola del Giglio), ha avuto un notevole impulso ed uno sviluppo specialistico con la recente scoperta del vasto complesso di navi messo in luce a San Rossore, a Pisa.

Per quanto riguarda i reperti in osso, si ricorda il lungo e minuzioso lavoro di restauro, ricomposizione e integrazione del letto romano in osso rinvenuto ad Amplero ed ora esposto nel Museo Nazionale di Chieti; per gli avori, le placchette etrusche con figurazione varie, parte dei corredi funerari delle tombe principesche di Artimino.

Intonaci

Il settore implica da una parte il restauro di affreschi staccati o rinvenuti in stratigrafie archeologhiche dopo il loro crollo, quindi con la ricomposizione di migliaia di frammenti, come nel caso degli affreschi delle abitazioni romane di Fiesole, di Roselle, di Volterra, della Gorgona; dall’altra gli interventi su intonaci semplici (come quelli idraulici delle cisterne e delle fontane antiche, o come i cocciopesti dei piani pavimentali), sia su intonaci affrescati ma conservati in situ, ancora solidali alle pareti che decoravano, come quelli delle ville romane dell’Isola di Gorgona, delle Paduline a Castiglione della Pescaia.

 

Mosaici

Sono in corso interventi di restauro ai mosaici delle ville romane di Colle Salvetti e dell’Isola di Gorgona.

 

Laboratorio di archeoantropologia

Si occupa dei reperti scheletrici umani provenienti dagli scavi di tombe e necropoli. Vi si svolgono i trattamenti conservativi, la catalogazione e gli studi paleobiologici. L’obettivo è quello di contribuire alla ricostruzione di aspetti demografici, genetici, adattativi all’ ambiente, patologici ed anche socio-culturali degli stessi gruppi umani che sono oggetto delle ricerche archeologiche.