Il 28 settembre alle ore 18, nel quadro dell’iniziativa ministeriale a carattere nazionale dedicata a “Lo sport nell’Italia antica”, nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze sarà inaugurata la mostra “Manifestazioni e discipline sportive in Grecia e in Etruria”, a cura della dott.ssa Anna Rastrelli, direttore della sezione delle Antiche Collezioni. Vista la natura delle collezioni del museo è stato privilegiato il tema delle relazioni tra le attività sportive in Grecia ed in Etruria, sottolineandone interdipendenze culturali, analogie e differenze.

Ad una sezione introduttiva dedicata alla natura degli agoni sportivi nei due paesi e ai luoghi in cui questi si svolgevano, segue quella in cui vengono poste a confronto le singole discipline equestri ed atletiche. Un’attenzione particolare è stata dedicata al tema dei miti legati ai giochi, partendo da quello che è il capolavoro assoluto della ceramografia attica ed uno dei monumenti più significativi di questo museo, il vaso François, su cui è raffigurato una delle gare dei più antichi agoni sportivi greci, quelli svoltisi in occasione dei funerali di Patroclo, narrati da Omero nel XXIII canto dell’Iliade.

 

Nella sezione riservata alla figura dell’atleta eroe greco è esposto un altro capolavoro del museo, il Torso di Livorno, una statua bronzea frammentaria, forse un originale greco del V sec. a.C., insieme ad alcuni torsi in marmo, copie romane di statue greche raffiguranti atleti. Nello stesso corridoio sono stati lasciati altri monumenti sensazionali come i due kouroi Milani (il cosiddetto Idolino è solo temporaneamente esposto in un’altra mostra al piano terra di questo stesso museo), che, pur se non rappresentano figure di atleti veri e propri (anche se in passato furono talora interpretati come tali), sono accomunati alle altre statue dallo stesso ideale di bellezza che ha improntato di sé tutte le raffigurazioni greche di agonisti.

Le discipline sportive greche sono documentate nella loro totalità da vasi greci figurati, che tuttavia, con l’eccezione delle anfore panatenaiche (di cui è qui esposta quella splendida del ceramografo Lydòs), non rappresentano le gare che si svolgevano nel corso degli agoni sportivi, bensì si riferiscono all’attività preparatoria degli atleti nelle palestre dei ginnasi. 

Anche la corsa di carri raffigurata sull’anfora tirrenica 3773 non riproduce una vera gara in uno stadio greco (dove peraltro non esistevano tribune in muratura come quelle su cui sono seduti gli spettatori sul vaso attico) ma piuttosto un episodio del mito. Talvolta infatti risulta difficile anche agli specialisti distinguere tra scene sportive e altre scene di genere,  come nel caso di processioni di cavalieri o di scene di partenza di guerrieri sul carro.

 

Più variata è la natura dei materiali etruschi scelti per questa mostra: accanto a vasi figurati solo in alcuni casi di qualità discreta, come il cratere degli Argonauti, scelto per raffigurare un episodio del mito, alcuni bronzetti e uno specchio, sono state utilizzate le copie eseguite da Guido Gatti nel  delle pitture funerarie  di alcune tombe chiusine, su cui sono raffigurate alcune delle più famose scene sportive etrusche, come l’incontro di pugilato sulla parete di fondo della Tomba della Scimmia o la corsa delle bighe della Tomba del Colle. 

Tra i materiali esposti si segnalano alcune delle più antiche raffigurazioni di discipline sportive del mondo etrusco, tutte risalenti al periodo orientalizzante: la situla d’argento dorato da Chiusi, iscritta col nome del possessore, un certo Plikasna, su cui, piuttosto che una cerimonia rituale è raffigurata una scena di pugilato tra danzatori armati; l’affibbiaglio di bronzo da Casole d’Elsa con due pugili ai lati del tripode, che costituisce il premio della gara; i due bronzetti con una coppia di lottatori e l’allenatore rinvenuti nella regia di Murlo; 

una delle lastre architettoniche con corsa di cavalieri proveniente sempre da Murlo; i frammenti di uno o più monumenti semicircolari a gradoni dal tumulo di Poggio Gaiella a Chiusi, su cui sono raffigurate una scena di lotta e una corsa di cavalieri.  Soggetti sportivi sono raffigurati anche su numerosi altri prodotti della scultura etrusca in pietra, come alcuni cippi chiusini decorati a bassorilievo e alcune urne cinerarie volterrane.  

Va sottolineato comunque che anche i vasi attici esposti in questa mostra, compreso il cratere François, sono stati rinvenuti in Etruria, in tombe di aristocratici filelleni, che non disdegnavano di esprimere la propria superiorità rifacendosi agli ideali atletici greci. Come la maggior parte dei materiali etruschi qui esposti si tratta di oggetti per lo più decontestualizzati, che pertanto ci offrono solo dati parziali in merito ai modelli ideologici espressi dal rituale funerario in relazione con l’ambito culturale del periodo cui appartengono.