
Relazione tecnica per la richiesta di un intervento di somma urgenza
|
Il sarcofago dipinto detto delle Amazzoni, rinvenuto a Tarquinia nel 1869 da G. Bruschi e donato nel 1872 al Museo Egizio-Etrusco dalla Soprintendenza alle Antichità di Roma, costituisce uno dei monumenti più straordinari della pittura antica e riveste un eccezionale interesse sia per lo studio della pittura greca sia per la conoscenza dei rapporti che intercorrevano tra la cultura greca e magnogreca ed il mondo degli etruschi nella prima metà del quarto secolo a. C.. Il sarcofago ed il relativo
coperchio sono ricavati da una pietra calcarea di colore bianco. Al
momento del ritrovamento il monumento era interessato da
un’alterazione della policromia, visibile sull’intera superficie, da
molteplici fatturazioni e distacchi delle parti pittoriche. Alcune parti
della pellicola pittorica erano state ricollocate o integrate mediante
malta cementizia o gesso in occasione dei vari restauri che si sono
succeduti nel tempo e di cui non resta alcuna documentazione. Il progetto per l’intervento
diagnostico preliminare al restauro è già stato ultimato restando in
attesa del finanziamento richiesto. Nel frattempo, si sono potuti
osservare preoccupanti ulteriori segni di degrado della superficie
pittorica, particolarmente evidenti nelle parti già in oggetto di
vecchie integrazioni, che inducono a ritenere ormai prossimo un vero e
proprio collasso del monumento se non si prendono immediati e risolutivi
provvedimenti consistenti soprattutto nell’individuare la composizione
e la natura delle vecchie integrazioni, divenute ormai motivo di
accelerazione del degrado, nel rimuoverle fermando il processo di
distacco già avviato. |

L'intervento di restauro
|
Il sarcofago, ed il relativo coperchio, sono ricavati da una pietra calcarea di colore bianco. Al momento del ritrovamento il monumento era interessato da alterazione della policromia, fratturazione e distacco di parti del modellato originale alcune delle quali ricollocate, o integrate, mediante malta cementizia o gesso, in occasione dei precedenti restauri. Le superfici presentano due diverse tecniche di pittura: la prima, sicuramente originale, nelle zone in cui si presenta ben ancorata al substrato e poco alterata. La seconda, riconducibile ad una sovradipintura originale o ad un successivo rifacimento, risulta interessata da lacune, alterazioni e parziali distacchi. Nelle parti dove è assente la policromia la superficie presenta zone diversamente degradate. Complessivamente le superfici sono interessate da microabrasioni, distacchi e depositi particellari semicoerenti. Per una corretta conservazione del manufatto si è reso necessario un intervento finalizzato alla definizione dello stato di conservazione (diagnostica) e, sulla base dei risultati ottenuti dalle indagini analitiche e da specifici test, alla progettazione di un idoneo intervento conservativo (restauro). Nella prima parte dell’intervento verranno studiati e documentati i materiali ed i processi di alterazione che essi hanno subito, la natura della pietra e la sua provenienza nonché le tecniche pittoriche utilizzate per la decorazione. Successivamente verranno eseguite le operazioni di ripristino delle vecchie integrazioni non più idonee e di pulitura delle superfici, utilizzando metodiche appropriate scelte tenendo conto della natura dei materiali da rimuovere e di quelli costituenti il substrato nonché dei risultati di test preliminari. Infine sulla base del quadro analitico, del tipo di interventi eseguiti e dell’ambiente in cui il manufatto sarà esposto verrà deciso il metodo di protezione delle superfici. |
Clicca sulle foto per ingrandirle