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A poco più di due anni dalla scoperta di una prima struttura in legno, destinata a rivelarsi ben presto parte di un grande nave da carico romana, il Palazzo delle Nazioni Unite di New York ospita la mostra dedicata allo scavo di una porzione dell'ampio bacino portuale che si apriva in antico a poche centinaia di metri da quello che sarebbe diventato il cuore monumentale di Pisa. Il cantiere di San Rossore pone (e continuerà a proporre nei prossimi anni) al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che ha iniziato a gestirlo in maniera del tutto autonoma una sfida impegnativa su più fronti. |
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Scheletri di un uomo e di un cane vicini |
Alle difficoltà di uno scavo di estrema delicatezza che si svolge in un contesto ambientale non certo favorevole, si sommano infatti i molteplici problemi legati alla necessità di provvedere da sùbito alla sopravvivenza nel tempo di una mole eccezionalmente ampia e multiforme di manufatti dei più diversi materiali, sia del tipo più consueto in contesti di età romana - sono già ad esempio migliaia le anfore da trasporto pertinenti ai diversi carichi tornate in luce - che organici, dal legno al cuoio, dal vimini all'osso, così come quelli derivanti dalla raccolta e dalla elaborazione di una quantità altrettanto impegnativa di dati conoscitivi, di natura tecnica (si pensi a quanto relativo alla struttura stessa dei diversi scafi) come più latamente storica. |
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Di tutto questo complesso di esigenze e delle conseguenti attività ed iniziative al momento in corso l’esposizione intende dar conto: una mostra di cantiere dunque, costruita dai medesimi archeologi e tecnici di tutte le diverse professionalità impegnati nelle ricerche così come nelle rilevazioni o negli interventi di restauro, convinti della necessità di continuare a fornire a tutti un'informazione puntuale ed aggiornata a proposito di quella che è stata definita -crediamo non a torto- una Pompei del mare. |
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Il relitto di una nave affiora dal terreno sabbioso |