L'intervento di restauro 1999/2000

 

Direzione tecnico-scientifica

Mario Cygielman-Gabriella Poggesi

Assistente

Elisabetta Bocci

Consulenza tecnica

Giuseppe Barsicci

Documentazione fotografica ed elaborazione al computer

Fernando Guerrini-Roberto Magazzini

Documentazione cinematografica

Paolo Pecchioli

Documentazione grafica

Paolo Machetti-Orietta Verdiani (Tecnostudio Settantasette- Firenze)

Imprese

SO. V. ED-Roma

Costanter-Arezzo

La cinta muraria di Roselle, completamente conservata nel suo perimetro - somma di una serie di azioni di costruzione e ristrutturazione riferibili ad epoche diverse, in quanto in ogni epoca le mura della città hanno continuato ad assolvere alla loro funzione originaria di delimitazione e protezione delle due colline -, misura 3.270 metri ed è attualmente visitabile per una buona parte del circuito nel settore occidentale, corrispondente al tratto recentemente divenuto di proprietà del Demanio dello Stato, che coincide peraltro con quello di maggior suggestione e spettacolarità monumentale.

Le mura di cinta mostrano - in settori che possono essere ritenuti cronologicamente contemporanei - differenze evidenti dal punto di vista dei materiali utilizzati, rigorosamente di provenienza locale (arenaria, galestro, rocce calcaree), ma condizionati dal tipo di effettiva disponibilità litica nelle zone immediatamente all’interno dei diversi tratti della poderosa struttura.

 

L’utilizzo del tipo di pietra, che risultava di volta in volta più facilmente trasportabile, è evidente anche dall’analisi delle diverse cave, in parte ancora ben leggibili nell’area urbana e soprattutto in prossimità delle mura. Nel tratto settentrionale, visitabile percorrendo un sentiero che si snoda immediatamente all’esterno della struttura - qui particolarmente ben conservata, anche fino a cinque metri d’altezza -, si può osservare la tecnica costruttiva adottata, apprezzabile soprattutto in quei punti dove i dissesti del tempo hanno aperto squarci nel tessuto strutturale, vere e proprie sezioni naturali: le mura, con fondazione basata sulla roccia, appositamente tagliata e spianata fino a ricavarne uno stabile piano di posa, sono realizzate in opera poligonale, con paramento esterno a grossi blocchi di forma ancora irregolare e - al contrario - superficie piuttosto regolarizzata; per compensare le lacune derivanti dal contorno disomogeneo dei blocchi – peraltro uniti con attenzione,

cercando di creare incastri naturali -, vengono talvolta utilizzate, con funzione di zeppe, pietre di piccole dimensioni. In alcuni tratti si conserva anche il paramento interno della struttura, formato da blocchi di forma irregolare e di piccole dimensioni; la parte centrale, compresa fra i due paramenti, è sempre colmata da un consistente riempimento di terra e scaglie di pietra, che consente un idoneo drenaggio, presupposto fondamentale - insieme a canali e condotte fognarie - per la stabilità della struttura; in mancanza del paramento interno, il riempimento di terra e pietrame si appoggia direttamente al terreno retrostante, variando di spessore in rapporto alle variazioni del profilo della collina. In pratica, nei tratti di mura dove si conservano paramento esterno, riempimento centrale e paramento interno, la base di quest’ultimo identifica il livello di campagna di età arcaica.

 

La costruzione della cinta muraria risale infatti alla metà del VI secolo a.C., in concomitanza con una fase di forte accentramento del potere politico, in grado di "progettare" la realtà urbana e di curare la realizzazione di quelle opere che - come le mura della città - hanno insito il senso dello spirito comunitario, attribuendo ai diversi spazi precise funzioni, talvolta rimaste invariate nel corso dei secoli.

Alcune indagini stratigrafiche, effettuate proprio nel settore occidentale delle mura, hanno messo in luce una struttura precedente, riferibile ai decenni centrali del VII secolo a.C., costituita da un basamento in pietrame rozzamente sbozzato e da un alzato in mattoni di argilla seccati in modo naturale ("crudi"), che ricalca in parte il tracciato delle mura arcaiche, rimandando pertanto al periodo orientalizzante la prima formazione della città.

Sono state invece identificate con certezza sette porte urbiche, tre delle quali messe in luce dalle indagini archeologiche, lungo i tratti Nord, Est ed Ovest, in corrispondenza con le principali strade d’accesso alla città.

Le osservazioni fatte per il settore Nord delle mura di cinta non sono ovviamente valide per tutto il circuito murario, ove continue evidenti modifiche consigliano di attendere l’esecuzione di precise indagini stratigrafiche per definire la cronologia iniziale e le eventuali fasi di ristrutturazione dei diversi tratti.

 

Un capitolo significativo, nell’ambito delle attività della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana, è rappresentato dalla realizzazione di alcuni importanti interventi di restauro monumentale (1964; 1968/1974; prima metà degli anni Ottanta), che hanno interessato settori della cinta muraria, particolarmente problematici per i processi franosi in corso.

Nel 1999, la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana ha inserito nel novero dei progetti inviati alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il finanziamento " 8 x 1000" quello relativo al restauro di un consistente tratto delle cinte murarie di Roselle e di Cosa, con una richiesta globale di circa quattro miliardi. Con il primo stanziamento erogato (ottocento milioni), è stato possibile utilizzare la cifra di quattrocento milioni per la realizzazione del primo lotto di lavori in ciascuna delle due aree monumentali.

Per quanto riguarda Roselle, l’intervento di restauro ha interessato un tratto di circa cento metri lineari, in corrispondenza del settore settentrionale (di proprietà demaniale), ove era in atto un forte movimento franoso, causato sostanzialmente dalla spinta del terreno retrostante e dal graduale deterioramento dei sistemi di drenaggio messi in opera al momento della costruzione, in età etrusca arcaica. L’intervento ha rimesso in luce il settore che accoglie una delle principali porte d’accesso alla città: in corrispondenza dell’ingresso, i tratti laterali delle mura -fortemente condizionati da naturali curve di livello del terreno - si avvicinano, determinando nello stesso tempo uno sfalsamento di direzione, tale da consentire un passaggio condizionato (e quindi controllato) all’interno della città.

 

Il lavoro di restauro, che si va oggi a presentare ha consentito non solo il ripristino e la stabilizzazione della struttura muraria, salvaguardando pertanto i principi della tutela e della conservazione del bene archeologico, ma ha determinato anche una maggiore valorizzazione del monumento, addirittura liberato nella parte inferiore da quasi un metro di terreno di riporto. Una maggior visibilità è stata ottenuta con la creazione di due percorsi paralleli, che consentiranno al visitatore di apprezzare l’area monumentale nella sua completezza strutturale e nel pieno contesto storico-ambientale.

 

Mario Cygielman-Gabriella Poggesi