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L'intervento di restauro 1999-2000 |
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La cinta muraria di Cosa costituisce uno dei complessi monumentali più significativi del territorio. Di conseguenza, nel 1999 la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana ha inserito nel novero dei progetti inviati alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il finanziamento "8 per 1000" quello relativo al restauro di un consistente tratto delle cinte murarie di due straordinarie città antiche del grossetano, l’etrusca Roselle e la romana Cosa, con una richiesta globale di circa quattro miliardi. Con il primo stanziamento erogato (ottocento milioni), è stato possibile utilizzare la cifra di quattrocento milioni per la realizzazione del primo lotto di lavori in ciascuna delle due aree monumentali. Per quanto riguarda Cosa, l’intervento di restauro ha interessato un imponente tratto di circa cento metri lineari, in corrispondenza del settore settentrionale delle mura, ove sì apre la porta di Nord-Ovest - la c.d. Porta Fiorentina -, anch’essa recuperata e "liberata" mediante l’eliminazione del vecchio cancello di sicurezza, sostituito da una nuova area di accesso realizzata nello spazio antistante le mura, ad alcuni metri di distanza e di rispetto dalla struttura antica. Questo settore di cinta muraria è stato pertanto oggetto di un complesso lavoro, determinato da fasi alterne di documentazione accurata, attenta rimozione dei blocchi in frana, esame della trama muraria e delle pertinenze certe, rimontaggio sperimentale, consolidamento e fissaggio degli elementi congrui. Fra le altre cose, l’identificazione - mediante scavo archeologico del livello di uso della fase di costruzione delle mura ha consentito il felice recupero per tutta la sua lunghezza di un alto tratto di struttura in buono stato di conservazione, identificabile nelle immagini fotografiche per il colore giallo delle superfici, da molto tempo non esposte all’aria e agli agenti atmosferici. Allo stesso modo, l’identificazione del livello della strada, all’interno della porta di NordOvest (come la definisce Frank Brown in un articolo deI 1984 dedicato anche agli edifici posti immediatamente all’interno di essa), ha consentito la messa in luce della parte inferiore della struttura, finora sommersa. Particolarmente significativo il recupero di una torre quadrata, posta a sinistra dell’ingresso, a circa 3o metri dalla porta monumentale, di dimensioni (circa 6,80 metri di lato) e forma simili rispetto alle torri quadrate descritte da Frank Brown nel 1951, nella basilare opera dedicata a Cosa; la torre, coerente rispetto alla cortina muraria cui appartiene, mostra un alto riempimento di base, sovrastato da un pavimento in piccoli elementi di cotto (testimoniato da esigui frammenti), che identifica il livello di uso dell’ambiente, cui si doveva accedere mediante una rampa obliqua, ancora ben visibile immediatamente all’interno delle mura e parallela ad esse. Nello strato di crollo della torre è stata recuperata uno quantità impressionante di conci d’arco; anche se a Cosa la presenza dei conci non risulta del tutto nuova in concomitanza con l’esistenza delle torri (lo stesso Frank Brown ne pubblica uno analogo, recuperato in corrispondenza della torre n.20, forse indizio dell’esistenza di un passaggio ad arco per consentire l’accesso dalla sommità delle mura all’ambiente costruito sopra l’alta piattaforma di base), l’elevato numero degli elementi recentemente riemersi induce ad alcune considerazioni. Più volte è stato sottolineato, nella letteratura archeologica, che alcune ville romane individuate nell’agro di Cosa possedevano un fronte turrito, ad imitazione delle cinte murarie urbiche; ne sono esempi noti la villa della Provinca, che oggi ne conserva esclusivamente un breve tratto; la villa delle Colonne (abitata fra il I secolo a.C. ed il II secolo d.C.), ove un settore della struttura di delimitazione appare realizzato con un tipo di opera poligonale simile a quello usato nelle mura di Cosa, ulteriormente arricchito da torrette circolari desinenti in una serie di arcatelle cieche; la villa di Settefinestre, della quale sono visibili il grande terrazzamento di base con il fronte porticato e il bel muro turrito circostante il giardino, che doveva suggerire l’idea di una cinta muraria cittadina, a chi volgeva lo sguardo verso l’alto della collina, ove l’imponente struttura appariva scandita e fortificata da bastioni quadrangolari con torrette e arcate cieche in corrispondenza della sommità (non si deve d’altra parte dimenticare che la villa è proprietà di importanti membri dell'aristocrazia romana, prima di passare al latifondo imperiale). L’identificazione della torre quadrangolare e - nel crollo di quest’ultima - di numerosi conci d’arco ci suggerisce l’ipotesi che i costruttori della villa della Provinca, delle Colonne e soprattutto di Settefinestre abbiano tratto ispirazione da Cosa, centro principale del territorio, sia per l’edificazione del muro turrito che per le arcate poste sulla sommità delle torri stesse. Nel corso dei lavori, numerosi sono stati i materiali archeologici recuperati, dal vasellame da mensa a vernice nera alle sigillate tarde, dalle coppe vitree costolate alle lucerne, dalle monete di bronzo alle ghiande missili di piombo, dai laterizi bollati ai pesi da rete. Fra i reperti più "preziosi", un castone d’anello in ametista con figura femminile drappeggiata, nella quale si può riconoscere Tyche con cornucopia a sinistra, ed una bella statuetta di giovane nudo in bronzo fuso, che nella gravitazione del corpo (con gamba destra flessa e braccio corrispondente mollemente appoggiato sul fianco) e nella posizione della testa (reclinato dilato) richiama creazioni di periodo ellenistico. Il lavoro di restauro, che si va oggi a presentare, ha consentito non solo il ripristino e la stabilizzazione della struttura muraria, salvaguardando pertanto i principi della tutela e della conservazione del bene archeologico, ma ha determinato anche una maggiore valorizzazione del monumento, addirittura liberato nella parte inferiore da quasi un metro di terreno di riporto. Con l’auspicabile prosecuzione dei lavori, sarà possibile realizzare per i visitatori un sentiero esterno alle mura, che consentirà di percorrerne agevolmente lo straordinario tratto compreso fra Porta Fiorentina (la nostra porta di Nord-Ovest, da dove attualmente si entra nella città antica) e Porta Romana (posta sotto il foro); si potrà pertanto accedere da quest’ultima al centro della città, nell’adiacente area del foro, quindi salire all’acropoli, visitare uno dei quartieri residenziali e completare il "viaggio", osservando nel Museo i reperti più significativi restituiti dagli scavi nel centro urbano, presso il porto e nelle necropoli, nell’ambito di un processo di utilizzazione dell’area urbana che - dal III secolo a.C., quando viene dedotta la colonia, - conduce fino al XIII-XIV secolo d.C., senza consistenti soluzioni di continuità. Gabriella Poggesi |
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