di Cristina Bevilacqua
Il tempo individuale è diventato
una risorsa preziosa, da investire con oculatezza: le donne e
gli uomini devono continuamente fare i conti con un sistema sociale
complesso e spesso imprevedibile. Ridisegnare gli orari e tempi
di vita nelle città è utile a tutti. Ciò
non toglie che le donne siano il soggetto che più pesantemente
vive le contraddizioni e i disagi dell'attuale organizzazione
della vita.
Il modello di società prevalente, fino agli anni più recenti, è orientato a considerare solo il lavoro retribuito, e il suo orario, come l'unico parametro di riferimento per l'organizzazione del tempo sociale. Conseguentemente il tempo di vita è stato fatto coincidere con il tempo di lavoro mentre a tutti gli altri tempi, in primo luogo quello di riproduzione e di cura di sé e degli altri, è stato attribuito uno scarso valore sociale.
All'origine delle politiche dei tempi e degli orari c'è una riflessione delle donne sulla loro vita; una riflessione attorno al tema del doppio lavoro per la famiglia e per il mercato, che è proseguita dando luogo a proposte ed esperienze che mirano a liberare tempo e facilitare il vivere quotidiano.
Le donne hanno accumulato una forte competenza in materia di orari e governo dei tempi che ha permesso loro di percepire per prime gli squilibri nella distribuzione delle opportunità, di modificare i vincoli del tempo obbligato attraverso una rete di scambi e di porsi l'obiettivo di una nuova equità sociale. Quel patrimonio di cultura e di esperienza si è trasformato in una legge di iniziativa popolare ("Le donne cambiano i tempi"- 1987) ed è diventato, all'inizio degli anni '90, linea amministrativa dello Stato e dei Comuni italiani.
La rilevanza del tempo sociale e dell'organizzazione degli orari della città viene introdotta, per la prima volta, dall' art. 36, terzo comma, della legge 142/1990 "Ordinamento delle Autonomie Locali" che attribuisce al Sindaco competenze di coordinamento degli orari dei servizi pubblici, dell'artigianato e della pubblica amministrazione, degli esercizi commerciali al fine di armonizzare le esigenze complessive dei cittadini, utenti e lavoratori. Questo mandato viene precisato dalla legge regionale della Toscana n. 62/1992, nella quale si afferma anche "il diritto dei cittadini, donne e uomini, all'autogoverno individuale del tempo; il riconoscimento del diritto al tempo per l'esercizio del diritto ai servizi, alle risorse necessarie per prestare cura e il riconoscimento delle diverse opzioni individuali in relazione al tempo (lavoro, cura, formazione, tempo libero)". Lo Statuto del Comune di Firenze al capo 2 dell'art. 28 prevede "Il Sindaco elabora il piano regolatore dei tempi e degli orari", specificando ed ampliando il mandato legislativo.
Il coordinamento dei tempi e degli orari cittadini viene sancito come diritto dei cittadini e come vincolo per la riorganizzazione degli enti locali nella legge 125/1990 "Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro" e nella legge 241/1990 "Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi".
Sono da ricordare inoltre il decreto
n. 29/93, che fra i criteri generali della riorganizzazione degli
uffici della pubblica amministrazione indica: "l'armonizzazione
degli orari di servizio e di apertura degli uffici con le esigenze
dell'utenza", e la legge della Regione Toscana n. 5/95 "Norme
per il governo del territorio" che individua, è il
primo caso in Italia, la connessione tra politiche territoriali
e organizzazione dei tempi nei diversi cicli della vita e degli
orari della città.
Le specificità della città di Firenze richiedono un accurato inserimento della problematica dei tempi e degli orari nei peculiari assetti socio-territoriali della città e del suo intorno. Infatti, i limiti dei sistemi spazio-temporali nei quali si organizza la vita dei cittadini fiorentini sono estesi ad un ampio sistema metropolitano, come è stato più volte dimostrato, anche da diversi studi. La vita dei residenti segue sempre meno ritmi uniformi: convivono stili di vita diversi tra loro, spesso prevalgono bisogni assai differenziati.
La specificità fiorentina inoltre può essere evidenziata da un fortissimo afflusso di city users (in netta crescita nel decennio intercensuario trascorso), indice di una realtà urbana che ha mantenuto forti caratterizzazioni produttive e terziarie e non solo residenziali. Tra i soggetti che con più frequenza ed intensità utilizzano la città e i suoi servizi possiamo ricordare i pendolari per motivi di lavoro (dall'area metropolitana e oltre), gli studenti che frequentano l'università o le varie scuole di specializzazione, coloro che a vario titolo periodicamente usufruiscono della città per motivi di affari (mostre, fiere, congressi nazionali e internazionali).
A rendere più complessa la risoluzione dei problemi relativi alla mobilità e all'uso delle strutture è la presenza di una fascia particolare, ma notevolmente vasta su alcune porzioni del territorio, di utenti-turisti (al riguardo Firenze è una delle città d'arte più visitate del mondo). Se ciò viene relazionato all'utilizzo di alcune categorie di servizi emerge un'ulteriore specificità, tale da far escludere di poter analizzare in maniera standardizzata rispetto ad altre realtà l'organizzazione spazio-temporale di Firenze e la sua possibile ristrutturazione.
Da quanto detto appare evidente che le riorganizzazioni urbanistiche previste per la città di Firenze, con la connessa redistribuzione spaziale di funzioni e attività, sono tutt'altro che indifferenti rispetto alle tematiche dei tempi e degli orari.
Negli ultimi anni a Firenze sul tema
è cresciuto un patrimonio di riflessioni e proposte: molte
sono state le ricerche realizzate (in particolare da sindacati
e associazioni datoriali); diversi i gruppi di studio e le attività
per diffondere una sensibilità e una nuova consapevolezza
sul valore sociale del tempo (promossi da partiti, sindacati,
associazioni culturali, ricercatori universitari, singole personalità,
ecc.). Anche le attività promosse dal Comune (convegno
sui tempi, giornate di studio e formazione per i dirigenti e il
personale comunale, bozza di protocollo di intesa, raccolta di
dati e disponibilità a modificare gli orari delle scuole
di ogni ordine e grado, cicli di seminari, ecc.), hanno dimostrato
una notevole attenzione e disponibilità da parte dei diversi
attori sociali ad una politica di coordinamento dei tempi e degli
orari della città.
La politica dei tempi è una politica per tutti e per la vita quotidiana, perché è in questo ambito che c'è bisogno di organizzare meglio il tempo, di distribuirlo in modo razionale, di viverlo pienamente.
La politica dei tempi non si aggiunge alle altre politiche: le attraversa tutte. Accompagna, sorregge, qualche volta sollecita le politiche di settore. Deve sapere esprimere un punto di vista globale: la costruzione di un equilibrio di sistema si ripropone continuamente perché i cambiamenti settoriali producono reazioni a catena e, mentre rispondono ad alcune esigenze, ne creano di nuove. L'idea guida della politica dei tempi è quella di passare da rigidità imposte a flessibilità scelte inventando modi e strumenti per rendere compatibili esigenze che spesso confliggono tra loro. La flessibilità è vantaggiosa e può aumentare i gradi di libertà individuale se contemporaneamente crescono le possibilità di accesso ai servizi, se si moltiplicano le occasioni di socialità, se la città complessivamente diventa più fruibile. Se ci si colloca in un'ottica di scambio, il cambiamento possibile è aperto a molte soluzioni.
Per assolvere a questo nuovo mandato istituzionale è indispensabile per l'Amministrazione Comunale disporre dei dati relativi ai ritmi di vita della città e di una struttura predisposta alla progettazione e alla gestione del Piano di coordinamento dei tempi, degli orari e degli spazi della città.
L'Amministrazione Comunale ha ritenuto utile attivare una struttura specificamente preposta alla gestione delle politiche dei tempi: una forma organizzativa agile e originale che, da un lato, si doti di qualità imprenditoriali e di formazione del personale e dall'altro di capacità di ascolto e dialogo con l'intera cittadinanza. A questo scopo è stato istituito l'Ufficio Tempi e Spazi, composto da personale dell'amministrazione individuato come idoneo e motivato ad affrontare questo nuovo impegno, con il compito di avviare le politiche dei tempi e degli orari nella città di Firenze, di progettarne l'attività e di realizzare prime sperimentazioni, anche ai fini di concorrere ai finanziamenti della Regione Toscana (Legge n. 62/92). Per assolvere a questi compiti l'Ufficio dovrà essere dotato anche di adeguata strumentazione tecnica e informatica.
Nel febbraio 1996 è stato costituito il Coordinamento politico-istituzionale interassessorile, composto dal Sindaco, dalla Presidente del Consiglio Comunale, da Assessori, da rappresentanti del Consiglio delle Donne e da Consiglieri Comunali e di Quartiere con il compito di individuare le problematiche relative agli orari dei servizi pubblici e privati nonché le tematiche attinenti la diversificazione, flessibilità, personalizzazione di prestazioni e servizi già esistenti. Si tratta ora di attivare un confronto continuo tra i due organismi nella definizione degli indirizzi della politica dei tempi e degli orari nonché per l'individuazione delle priorità di intervento.
Come risulta evidente dalla complessità della problematica da affrontare, è indispensabile che il lavoro dell'Ufficio Tempi e Spazi sia improntato alla massima collaborazione e coordinamento con gli Assessorati e con i diversi settori funzionali, in una ottica di reciprocità. In particolare, è importante che presso ogni Assessorato sia individuato personale incaricato di seguire la predisposizione delle attività necessarie alla politica dei tempi e degli orari. Di volta in volta, a seconda delle sperimentazioni da attuare, potranno essere costituiti gruppi di lavoro misti (inter-assessorili o con altri enti e istituzioni) composti anche da persone che, senza distaccarsi dalle organizzazioni cui appartengono, aggiungono ai propri compiti ordinari quelli attribuiti al gruppo di lavoro (da un programma o da un obiettivo specifico), e ad esso dedicano un tempo definito e riconosciuto dall'amministrazione e dai rispettivi dirigenti. Tuttavia, il programma di lavoro dell'Ufficio Tempi e Spazi ha bisogno di molte energie dedicate in modo costante alla politica dei tempi e degli orari e di operatori formati al nuovo compito per governare le sinergie attivate. Si renderà pertanto necessaria, a breve scadenza, una verifica dell'adeguatezza delle risorse assegnate alla nuova struttura.
A fini istituzionali si è ritenuto opportuno costituire l'Ufficio Tempi e Spazi presso il Gabinetto del Sindaco, così da segnare da subito la rilevanza che tale tema assume per il governo della città. Questa scelta metodologica intende coniugare la necessità di influire tempestivamente sulle scelte dell'amministrazione e degli altri soggetti che intervengono, anche indirettamente, sugli orari della città, e dall'altra costruire, attraverso interventi di sperimentazione, un quadro di riferimento organico cui possano ispirarsi le decisioni future.
Tale scelta inoltre può trovare sostegno nelle esperienze avviate da tempo in altre città italiane, di cui è opportuno acquisire gli aspetti più innovativi e concreti: in questa direzione risulta particolarmente significativa l'esperienza di Roma.
Si renderà inoltre necessario,
in ragione della complessità delle attività, che
l'Ufficio Tempi e Spazi sia affiancato da un Comitato Tecnico
Scientifico, composto da esperti provenienti da diversi ambiti
scientifici e professionali, che avranno il compito di fornire
all'amministrazione indicazioni in merito ai cambiamenti necessari
per migliorare la qualità della vita in città e
contribuire all'individuazione delle priorità di intervento.
Un intervento di tale portata non può essere gestito come una somma di razionalizzazioni contingenti, ma richiede la predisposizione di un apposito progetto, da rendere pubblico e sul quale avviare un confronto con le parti sociali.
Per comporre i conflitti sull'uso del tempo è necessario uno strumento, un piano che tenga conto delle difficoltà specifiche che si incontrano nel governo del tempo e che contenga le regole generali, i riferimenti forti che possano essere compresi da tutti. Il piano va inteso come un insieme di orientamenti e di azioni che entrano a far parte di altre programmazioni: il piano regolatore generale, il piano della mobilità, quello delle funzioni, della cultura e della scuola, del commercio, del lavoro, del turismo, dei servizi sociali, del personale. Il piano deve indicare le priorità e scegliere gli interessi che vanno privilegiati (le disuguaglianze sociali si riflettono sulla ripartizione del tempo), nonché studiare gli accorgimenti che consentano di modificare preferenze soggettive a fronte di nuove convenienze.
Il piano assume sempre più le sembianze di un laboratorio in continua evoluzione, che non si affida ad un unico atto amministrativo ma si compone e si arricchisce di continue modifiche in base alle nuove esperienze e alle sperimentazioni in atto. E' frutto, insieme, di studi e ricerche, di concertazione politica, di una nuova cultura, ma anche del confronto con i cittadini sia nella fase di elaborazione che di attuazione. Il piano non si realizza con strumenti tradizionali: è un processo lungo, complesso, ricorrente, sperimentale, continuamente negoziato. Va costruito in rapporto costante con i soggetti sociali e istituzionali: cresce se crea intorno a sé consenso. Suggerisce come far fruttare al meglio risorse umane, economiche e finanziarie mettendole in sinergia; si affida alla collaborazione tra enti pubblici, associazioni, sindacati, cittadini, imprese private e commerciali.
Il ruolo del Comune è quello di sviluppare un progetto che induca tutti gli attori sociali ad un'adeguata riflessione e ad una responsabilità attiva sulla riorganizzazione dei tempi, degli orari e degli spazi della città. Compito del piano è far emergere la dimensione del tempo in tutte le politiche che influenzano la vita in città, per sviluppare nei soggetti pubblici e privati che determinano le scelte un modo di pensare che considera gli effetti di ogni decisione sul tempo urbano e su quello individuale.
Il successo di questa politica dipende
dalla qualità del piano, dall'ampiezza della collaborazione
sociale che sarà possibile attivare, dalla realizzazione
di interventi significativi che arrivino ad influenzare le abitudini
dei cittadini e infine dalle capacità organizzative della
struttura comunale.
Il programma di lavoro dell'Ufficio dei Tempi e degli Spazi dovrà avere una dimensione pluriennale. Questa dimensione consente di predisporre interventi quantitativamente e qualitativamente adeguati anche se si renderanno necessari sia progetti che finanziamenti annuali.
La politica dei tempi e degli orari potrà ispirarsi a tre linee di intervento, collegate tra di loro, ciascuna delle quali potrà dotarsi di strumenti ad hoc e di risultati specifici. Esse sono:
Non esiste nell'attuale organizzazione della città una articolazione consapevole e collettiva degli orari e dei tempi. Ognuno, dai singoli cittadini, alle imprese, alla pubblica amministrazione, alla scuola, all'università si muove seguendo le sue convenienze particolari. Il risultato complessivo è spesso insoddisfacente, ma fino ad oggi poco si è fatto per cambiare rotta.
Serve, da parte dell'Amministrazione Comunale, la predisposizione di un centro regolatore che, osservando "dall'alto" la città, segnali incongruenze, ingorghi e sprechi. E poi chiami a raccolta categorie sociali, soggetti collettivi e, là dove fosse possibile, anche singole persone, disposti a programmare il proprio tempo in modo che tenga conto degli equilibri e delle esigenze di tutti, per costruire una città al di sopra delle convenienze particolari.
Una moderna politica di piano deve fare in modo che le scelte strategiche siano via via condivise e messe in pratica, in primo luogo, dagli attori sociali più influenti e tendenzialmente anche dai singoli cittadini. Come segnalano le esperienze in corso in diverse città italiane, condizione per un esito positivo delle politiche dei tempi e degli orari è la partecipazione attiva dei soggetti istituzionali e sociali che hanno un ruolo nella vita della città.
In primo luogo si tratta di coinvolgere le strutture istituzionali con competenze specifiche e i soggetti sociali più rilevanti: la Prefettura in quanto interfaccia degli Uffici dello Stato con sedi locali (Tribunale, Uffici finanziari, ecc.), le Associazioni datoriali (Commercio, Industria, Artigianato), le Confederazioni sindacali dei lavoratori, le aziende e gli enti di interesse pubblico (Ataf, Fiorentinambiente, ecc.), la Posta, la Usl, l'Università, il Provveditorato agli Studi, le associazioni dei consumatori e la Camera di Commercio. Con questi soggetti occorrerà raggiungere uno specifico protocollo di intesa sulle finalità del progetto e sulle procedure da seguire, nonché specifici protocolli mirati alle sperimentazioni.
Poiché i confini spazio-temporali della città tendono sempre più ad ampliarsi, il governo dei tempi e degli orari richiede l'indispensabile coinvolgimento delle amministrazioni dei Comuni limitrofi: è evidente che le conseguenze di scelte operate per ridisegnare gli orari avranno effetti sovracomunali di cui sarà importante tenere conto. In una prima fase si tratterà di avviare con i Comuni limitrofi uno scambio sistematico di informazioni, conoscenze specifiche e attività amministrative svolte.
Un secondo aspetto del rapporto con i cittadini è il coinvolgimento di tutte le forme associative interessate all'utilizzo della risorsa tempo, da ottenersi mediante la costituzione di uno o più appositi ambiti istituzionali (forum e/o consulta) che potrebbero essere sede di scambio informativo e luogo di proposta aperto ai suggerimenti e alle richieste delle associazioni e dei singoli, nonché l'attivazione di sedi temporanee di consultazione e discussione (giornate seminariali).
Per quanto riguarda la città
di Firenze un interlocutore di primo piano è il Consiglio
delle donne, organismo previsto dallo statuto comunale composto
dalle rappresentanti dell'associazionismo femminile e dalle elette
ai vari livelli istituzionali della città.
Questa fase è necessaria per conoscere il profilo tipico dei ritmi di vita fiorentini e per individuare le connessioni che legano tra loro alcuni fattori (urbanistica, stili di vita, composizione demografica, ecc.) al fine di rendere almeno parzialmente prevedibile l'impatto delle scelte di governo sui ritmi urbani.
Per perseguire questo obiettivo è utile creare, presso l'Ufficio Tempi e Spazi, un Osservatorio a cui affidare il compito di analizzare i ritmi che caratterizzano il tempo sociale nella città di Firenze e di seguire le trasformazioni che si producono sulla città. La conoscenza della città comporta una raccolta delle fonti informative già esistenti nonché l'attivazione di studi di base, sull'insieme dell'area urbana e su zone campione, che potranno segnalare le opportunità e le priorità di intervento sugli aspetti della vita sociale. A questo proposito è utile, in via prioritaria:
Di particolare utilità è la ricognizione sul sistema informativo territoriale (reti network) in uso presso il Comune di Firenze e presso i più importanti enti pubblici al fine di individuarne le compatibilità e promuovere sistemi di comunicazione comuni tra gli enti a cui dovrà essere collegato anche l'Ufficio Tempi e Spazi.
L'Osservatorio, tramite un archivio informatizzato aggiornabile in tempo reale, consentirà di ottenere la "fotografia" della realtà cittadina. Va sottolineato che questo strumento deve essere periodicamente aggiornato perché il dato relativo agli orari e ai ritmi di vita è mutevole e quindi necessita di una costante revisione.
Sarà compito dell'Ufficio Tempi e Spazi implementare e gestire l'archivio dei dati: per questa finalità è indispensabile una accurata strumentazione informatica e apposita formazione per il personale. Il lavoro di manutenzione e aggiornamento dell'archivio risulta fondamentale per due motivi: una prima ragione attiene all'aumento del livello di informazione per l'amministrazione comunale che in ogni momento potrà disporre direttamente delle conoscenze relative alla struttura fisica e funzionale della città, in secondo luogo perché solo attraverso un tempestivo aggiornamento le potenzialità che lo strumento può offrire resteranno elevate.
In una fase successiva potranno essere
attivati strumenti e competenze per un monitoraggio sull'evoluzione
dei fenomeni, sui bisogni emergenti, sulle modificazioni introdotte
sui ritmi di vita quotidiani e sull'impatto dalle sperimentazioni
intraprese dell'amministrazione comunale.
Le sperimentazioni e le azioni mirate potranno comprendere misure di vario tipo. La filosofia che sottende alla realizzazione degli interventi riguarda sia l'attuazione di modifiche sull'insieme della macchina urbana che l'uso del tempo individuale e collettivo nella città.
L'intervento sull'insieme della macchina urbana è opportuno che riguardi la funzionalità e l'accessibilità dei servizi, il miglioramento del rapporto tra il cittadino e la pubblica amministrazione della città. Obiettivo delle politiche relative agli orari e ai tempi è "risparmiare tempo": il tempo impiegato in una coda o bruciato nel passare da un ufficio all'altro per una pratica. Il tempo così liberato potrà essere reinvestito da ogni persona come meglio crede.
Un secondo obiettivo riguarda la "semplificazione" della vita: la possibilità insomma per i cittadini di svolgere le diverse attività quotidiane con il minimo dispendio di energie e di tempo. Si tratta di ridurre l'eccesso di burocrazia snellendo le procedure per i cittadini eliminando ciò che è superfluo e ripetitivo, ossia tutto ciò che fa perdere tempo agli utenti ma anche al personale. L'Amministrazione Comunale dovrà accompagnare lo snellimento delle procedure con la pianificazione dell'innovazione tecnologica.
In relazione a questi due obiettivi sono essenziali sia l'utilizzo degli strumenti telematici atti a consentire una migliore accessibilità ai servizi pubblici e privati senza obbligo di mobilità, sia il decentramento delle funzioni che spesso sono concentrate nel centro della città. Si tratta cioè di far muovere il più possibile le informazioni e non le persone.
Essenziale è fare leva su una grande risorsa: il personale. E' opportuno pianificare la formazione, l'aggiornamento e la riconversione: non solo in senso operativo, cioè imparare ad usare nuovi strumenti, ma anche acquisire la mentalità e la cultura del lavoro in rete e di gruppo. Creare cioè una nuovo identità per gli operatori e uno spirito "di squadra".
Un progetto di questa portata non può che fondarsi su alcuni valori chiave: una svolta epocale anti-immobilista e anti-clientelare, che è insita nel concetto di amministrazione orientata all'utenza; l'importanza di consolidare la cultura democratica nella vita quotidiana dei rami bassi e intermedi della pubblica amministrazione; la straordinaria occasione di restituire tempo alla qualità della vita, quel tempo risparmiato e non sprecato nel rapporto con la pubblica amministrazione.
Tra le principali politiche dei tempi
e degli orari rientrano quelle:
Gli strumenti tecnico-organizzativi
possono differenziarsi a seconda delle caratteristiche del servizio
e/o dell'utenza e la sperimentazione dei diversi interventi potrà
avvenire su aree territoriali limitate, o per progetti finalizzati
ad affrontare specifici problemi, per consentire una valutazione
più attenta dei risultati, per monitorare più facilmente
gli effetti e per permettere una maggiore visibilità delle
politiche riferite al tempo.
Essenziale per la riuscita delle politiche relative al tempo è la realizzazione di una vera e propria strategia comunicativa da parte dell'Ufficio Tempi e Spazi della città e più in generale dell'Amministrazione Comunale. Si tratta, in primo luogo, di rendere visibile l'esistenza dell'Ufficio Tempi e Spazi del Comune come la struttura che permanentemente si occupa di ridisegnare i ritmi di vita nell'ambito della città (attraverso apposite campagne pubblicitarie, conferenze stampa, manifesti, locandine, opuscoli, spot, ecc.) e contemporaneamente di renderla accessibile ai cittadini (sede, telefono, fax, ecc.). Mai come in questo caso è cruciale il messaggio: l'evento-azione realizzato, oltre a informare, promuove la politica dell'ente locale e contribuisce a creare disponibilità da parte dei cittadini, che è il presupposto essenziale per realizzare la politica dei tempi.
Inoltre, nella scelta degli strumenti atti a diffondere una nuova consapevolezza dei tempi sociali e della vivibilità della città, sarebbe necessario privilegiare quelli che favoriscono la funzione propositiva e imprenditoriale dei cittadini. Un importante investimento deve essere riservato agli strumenti che, insieme alla informazione e alla consultazione, stimolino un atteggiamento di responsabilità e di azione degli individui (pro-attivo).
Una specifica ricaduta delle politiche considerate è costituita dalla elaborazione di un apposito vademecum informativo sui servizi pubblici e privati della città, che indichi non solo l'orario di apertura dei servizi, ma descriva ciò che è indispensabile fare per accedere al servizio nonché la loro localizzazione sul territorio, al fine di permetterne un utilizzo con il minimo dispendio di tempo e di energie.
Altri strumenti di diffusione culturale,
quali convegni, opuscoli e campagne stampa, sono un indispensabile
sostegno alle singole sperimentazione nonché un mezzo utile
per diffondere la cultura del tempo come risorsa e una disponibilità
individuale a modificare i propri ritmi di vita.
Nell'elaborazione delle proposte
e degli interventi sperimentali sarà necessario
avere come punto di riferimento sia l'insieme della macchina urbana
che alcuni segmenti o aree disponibili a riorganizzare i ritmi
sociali. Nei primi 12 mesi di attività l'Ufficio Tempi
e Spazi intende avviare le seguenti attività:
I primi tre mesi di attività sono stati dedicati a valutare l'interesse che tali politiche possono suscitare tra i cittadini, la disponibilità dei singoli soggetti sociali e istituzionali alla predisposizione di un lavoro comune e la fattibilità di alcune delle azioni mirate. Numerosi sono stati gli incontri sia interni all'amministrazione (con diversi settori funzionali) che con associazioni, gruppi di volontariato, categorie, organizzazioni sindacali e rappresentati istituzionali. Dal confronto con questi soggetti e dal lavoro comune con il Gruppo di coordinamento interassessorile sono emersi come prioritari i seguenti progetti sperimentali: