Abbiamo visto che due luci di ugual colore risultante possono essere di diversa composizione spettrale.
Perciò la temperatura di colore, facendo riferimento al colore risultante di una data luce, non ci dice nulla circa la sua composizione spettrale e quindi sull'attitudine a rendere in modo completo tutti i colori.
Infatti sorgenti di ugual temperatura di colore possono comportarsi in modo alquanto diverso se hanno diagrammi spettrali diversi.
Ad esempio una lampada ad alogeni (cioè ad incandescenza) che abbia una temperatura di colore di 3000 K irradia con continuità in tutto lo spettro ed è quindi idonea a darci una resa del colore completa in tutto il campo del visibile.
Invece una lampada fluorescente che ha un diagramma spettrale più discontinuo e a scalini, pur avendo la stessa temperatura di colore di 3000 K, avrà una resa del colore inferiore.
Per definire l'indice di resa cromatica si opera allora in questo modo.
Data una sorgente che emette luce con una certa temperatura di colore, si va a paragonare la resa di colore di detta sorgente con quella del corpo nero alla stessa temperatura. Poiché il corpo nero è un radiatore a pieno spettro, che irraggia con continuità entro tutto il campo del visibile (quando abbia una temperatura di 1900 K o superiore, si ricordi il diagramma della figura 1.6), è evidente che la resa del colore del corpo nero sarà sempre ottimale. Ad essa daremo pertanto il valore di riferimento 100.
Se la resa di un certo colore della sorgente considerata è pari a quella del corpo nero daremo alla sorgente il valore 100, se è inferiore un valore proporzionalmente minore.
Questa operazione di resa del colore per paragone viene effettuata su otto colori di riferimento, opportunamente distribuiti in tutto lo spettro visibile e precisamente:
1 - Rosso
2 - Giallo
3 - Giallo-verde
4 - Verde
5 - Verde-bluastro
6 - Blu-violaceo
7 - Violetto
8 - Porpora rossastro (violetto più rosso)
Lo scarto di resa cromatica per ciascuno di questi otto standard di riferimento illuminati dal corpo nero e dalla sorgente in prova, viene riportato sotto forma di vettore sul diagramma cromatico "a spaziatura uniforme" (Diagramma u,v - CIE 1960). La figura 1.12 illustra l'aspetto grafico del procedimento.

L'IRC sarà perciò pari a 100 solo in caso di perfetta concordanza per tutti gli otto colori di riferimento.
Questo caso è sempre verificato per tutti i radiatori termici a spettro continuo, ossia per tutte le lampade a filamento incandescente, siano esse ad alogeni o normali, che hanno un'emissione sostanzialmente simile a quella del corpo nero.
Per tutte le sorgenti a scarica nel gas, cioè con spettro a bande, l'indice sarà sempre minore di 100.
Tale indice è indubbiamente significativo ma esprime solo un valore "globale" e quindi non è in grado gli dirci nulla di veramente preciso circa la resa di un determinato colore.
Per comprendere quale sarà la resa cromatica di un dato colore occorrerebbe conoscere in dettaglio gli scarti vettoriali degli otto standard che per ovvi motivi di semplicità non vengono mai riportati nei cataloghi dei costruttori di lampade.
Sarà pertanto necessario andare a verificare se nel diagramma spettrale della sorgente luminosa considerata compare un'emissione di lunghezza d'onda corrispondente al colore che ci interessa. É infatti ovvio che se una sorgente di luce non emette nel rosso non potrà mai rendere adeguatamente il colore degli oggetti che ci appaiono rossi sotto la luce diurna.
Pur con queste limitazioni, l'indice di resa cromatica ha una sua immediata e significativa utilità ai fini pratici, per un primo giudizio. Soprattutto se tale valore è abbastanza alto, possiamo sentirci piuttosto tranquilli poiché avremo una buona concordanza per tutti i colori dello spettro. Ricordiamo però che tale concordanza è fatta rispetto al corpo nero a pari temperatura e non rispetto alla luce diurna, sotto la quale invece siamo più abituati ad apprezzare i colori.
Perciò anche una sorgente di luce che abbia IRC = 100, ad esempio una normale lampada ad incandescenza a 2700 K, pur essendo classificata al meglio come indice di resa cromatica, provoca, rispetto alla luce diurna, un effetto alquanto diverso sugli oggetti che illumina. La cosa risulta molto evidente se si prova ad accendere tale lampada durante il giorno, in una stanza parzialmente oscurata in cui possa però filtrare la luce diurna. Essa costituirà un termine di paragone assai significativo ai nostri occhi evidenziando la grande differenza esistente tra queste due luci. E' quindi estremamente importante capire e saper valutare quali siano i limiti, le semplificazioni e le approssimazioni insite in ciascuno dei vari parametri sin qui esaminati. Ciò premesso, in linea di massima possiamo considerare ottimale un indice di resa cromatica:
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Molto buono un indice
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IRC = 80¸89 Grado 1B |
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Buono un indice
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IRC = 70¸79 Grado 2A |
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Discreto un indice
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IRC = 60¸69 Grado 2B |
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Accettabile un indice
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IRC = 40¸59 Grado 3 |
| Scarso un indice | IRC £ 40 |
Comunque, ripetiamo che il valore IRC deve essere interpretato correttamente, cioè tenendo presente che è solo un valore globale di riferimento correlato al corpo nero.
Ad esempio una lampada a vapori di un mercurio tipo "de luxe" che ha IRC = 55¸60 e (temperatura di colore) TC = 3200 K, potrebbe essere più adatta ad illuminare un prato verde di una lampada a filamento con IRC = 100 e TC = 2700 K. Questo perché l'emissione spettrale della lampada a vapori di mercurio è molto ricca nel verde.
Perciò, mentre "globalmente" la lampada incandescente rende meglio i colori, nel caso specifico la lampada a vapori di mercurio, pur avendo un IRC inferiore, è più adatta a rendere meglio il colore verde del prato.
