II SESSIONE
"Nuove Droghe:
La Situazione Attuale"
Il Coordinamento degli
interventi sulle Nuove Droghe:
Il lavoro dell'Istituto Superiore di Sanità
Teodora Macchia
Laboratorio di Biochimica, Roma
Le relazioni che si sono susseguite nel corso della giornata, hanno suggerito
un'infinità di stimoli, e la necessità di approfondire alcuni
aspetti che ritengo particolarmente interessanti.
La prima considerazione opportuna è che anche oggi, come nella maggior
parte delle volte in cui si parla di ND, si percepisce una tendenza a passare
dall' allarmismo ad una semplicizzazione e banalizzazione del rischio di assunzione
che invece, ormai, risultati clinici ed epidemiologici danno come concretamente
possibile. Faccio questa considerazione perché ritengo che su questa
incertezza è basato il nocciolo di tutta la questione. Questa incertezza
fonda le sue radici sulla grande difficoltà di conoscere alcuni aspetti
legati alla problematica e che ruotano attorno alla stessa. Ad esempio, chi
conosce la dimensione reale di questo fenomeno, chi conosce quanti soggetti
fanno un uso problematico di sostanze sintetiche, di sostanze ricreazionali
o di ND? La carenza di una metodologia che sia adeguata ad esplorare questa
fenomenologia è di fatto un handicap consistente. Non sono più
idonee le metodologie, a livello epidemiologico, che risultano efficaci per
studiare fenomeni "più semplici", come ad es., le malattie
infettive ola diffusione di alcuni comportamenti: ci troviamo in una situazione
in cui il consumo problematico di nuove sostanze evolve verso situazioni sempre
più complesse, e non facciamo in tempo ad adeguare delle metodologie
se non altro utili a comprendere se non altro l'epifenomeno, che gia il fenomeno
viene complicato e diversificato. Siamo quindi all'eterna rincorsa sia per quanto
riguarda l'interpretazione, la valutazione delle modalità e dei contesti
assuntivi, sia per quanto riguarda la tipologia stessa delle sostanze assunte.
Parlando con alcuni colleghi romani nei giorni scorsi, e anche leggendo quello
che sulla stampa viene riportato, ho appreso ad es. dell'esistenza dello "scaff",
una ennesima sostanza che sta debuttando nel mercato illecito e che pare abbia
incontrato il gradimento dei consumatori. In tanti abbiamo pensato, alle prime
segnalazioni dei ragazzi, ad una nuova sostanza sintetica; in realtà
si tratta di un insieme di marijuana e di hashish triturati, tenuti insieme
con la paraffina, utilizzati come lo spinello o mescolati al tabacco della sigaretta.
Allora io dico, è più la novità che la sostanza in sé
ad attirare l'attenzione dei consumatori, ma le nuove modalità con cui
si usano sostanze già conosciute possono di per sé anche creare
nuovi problemi: a che tipo di problemi sanitari ad es. può contribuire
l'assunzione di paraffina per fumo?
Quindi, sintetizzando, il problema metodologico sta un po' a monte di quella
che è la difficoltà conoscitiva che genera a sua volta difficoltà
di interpretazione e, conseguentemente, difficoltà di rilevazione del
fenomeno.
Da questa incertezza scaturisce un forte bisogno che le Istituzioni e gli operatori
hanno di conoscere, dimensionare e adeguare il proprio intervento. Un vivace
dibattito è ancora aperto sugli effetti nell'uomo in ambito sanitario
e sociale delle sostanze sintetiche. Occorre nel merito tenere conto di numerose
variabili, e non ultimo, che gli effetti prodotti ad una sostanza sono fortemente
modulati dal contesto (abbiamo sentito la bellissima relazione questa mattina
che collegava l'uso di sostanze e la musica) e dalle attese che il soggetto
ha circa l'assunzione di una sostanza. Ricordiamo al proposito che quando si
cominciò a parlare della 4MTA tra i ragazzi circolava l'informazione
che una dose di questa sostanza era quattro volte più potente di una
dose di ecstasy. Come conseguenza, i ragazzi che avevano cominciato ad utilizzarla,
non sperimentando subito questa esplosione di effetti, hanno cominciato a sommare
le dosi, rincorrendo gli effetti descritti da chissà quali fonti. Si
sono verificati problemi sicuramente dovuti anche al sovradosaggio, oltre che
all'effetto della sostanza stessa. Ancora, come diceva il Prof. Bricolo ed il
Dottor Polidori, è importassimo conoscere la "tossicità globale"
del prodotto assunto. Non dobbiamo riferirci esclusivamente ad una molecola
X, come può essere la molecola di MDMA, cioè ad una molecola chimica
caratterizzata da una sua struttura, di cui si può conoscere, anche per
analogia con altre molecole più conosciute, l'effetto farmacologico.
Assolutamente no, noi ragioniamo un maniera distorta pensando esclusivamente
al prodotto finale del processo di sintesi; in realtà il prodotto finale
viene ottenuto attraverso una serie di percorsi e di passaggi "tecnici"
che conducono dal precursore iniziale al prodotto sintetico finale, attraverso
la produzione di una serie di intermedi. Questi, a loro volta, possono avere
una propria attività biologica, una propria tossicità. Se, in
più, mettiamo in conto la presenza di diluenti, di possibili (perché
riscontrati) adulteranti, di combinazioni di molecole varie per rispondere ad
esigenze di mercato o da spaccio, è facile realizzare quanto sia nella
realtà difficoltoso valutare il rischio di tipo farmaco-tossicologico
associato all'uso di una determinata sostanza sintetica (e non solo).
Mi preme sottolineare un altro aspetto, che riguarda il contributo, in termini
di rischio, dell'abitudine che si va consolidando di assumere più sostanze
contemporaneamente; ciò avviene semplicemente per cattiva e rischiosa
abitudine o, peggio, con cognizione di causa, per modulare e personalizzare
gli effetti. Conosciamo benissimo le implicazioni, in termini di potenziamento,
inibizione, compensazione e comunque interferenza farmacocinetica, farmacodinamica,
tossicologica, che questo comporta; e sappiamo anche che i soggetti con tali
comportamenti assuntivi sono generalmente adolescenti o giovani adulti, di per
sé quindi naturalmente portati ad un consumo più consistente.
Sappiamo che la vulnerabilità, in termini di effetti sanitari, è
globalmente inversamente correlata con l'età; sappiamo che la probabilità
di dipendenze crociate aumenta consistentemente, che i rischi sanitari non aumentano
in termini di sommatoria, ma in termini esponenziali; sappiamo infine che dipendenze
crociate rendono ancor più problematico ogni tipo di trattamento ed un
ritorno alla normalità.
Di conseguenza, come Istituto Superiore di Sanità, in tutte le ricerche
sulle sintetiche attivate sul campo, stressiamo l'importanza di studiare le
abitudini assuntive globali del soggetto prima di focalizzare l'attenzione sui
rischi sanitari legati all'uso di una determinata sostanza.
E' indispensabile infatti isolare queste diverse componenti per affrontarne
lo studio e la ricerca in una maniera sistematica e scientificamente corretta.
Devo dire che da quando si è iniziato a parlare di droghe sintetiche
tanto lavoro è stato fatto, tanto impegno è stato messo, tanti
risultati sono stati ottenuti. All'inizio tutto era nuovo e difficile da studiare,
era un po' come avventurarsi in una foresta intricata. E' stato necessario lavoro,
modestia e nuovo spirito di collaborazione per giungere a tracciare timidi sentieri,
poi divenuti strade, nel percorso conoscitivo. Bisogna ora costruire le circonvallazioni,
i ponti che collegano una strada all'altra; in altre parole cercare di collegare
le acquisizioni, le conquiste conoscitive effettuate in territori e ambiti diversi
al fine di creare dei quadri di riferimento. Questo è un po' lo spirito
che ha portato alla costituzione del Gruppo Tecnico interregionale sulle droghe
sintetiche. Il Gruppo vede operatori della ricerca dell'ISS affiancati ai responsabili
e referenti tecnici di tutte le regioni italiane, le province autonome di Trento
e di Bolzano, il Ministero della Sanità e della Solidarietà Sociale,
le principali associazioni del privato sociale, associazioni professionali tecniche
e scientifiche operanti nel settore delle dipendenze.
L'obiettivo conoscitivo del Gruppo Tecnico Interregionale sulle droghe sintetiche
è a 360 gradi; lo sforzo è quello di rilevare e mettere a punto
metodologie, di diffondere e promuovere le buone pratiche operative, di mettere
ancora più a frutto lo sforzo che ogni gruppo, ogni regione, ogni struttura
pubblica o privata, sanitaria o sociale che sia, mette in campo per contribuire
ad un obiettivo conoscitivo unico, comune, condiviso.
Questo obiettivo è articolato in aspetti diversi. Abbiamo per esempio
puntualizzato e focalizzato l'attenzione sul problema delle Unità di
strada, elemento essenziale nello studio di questo fenomeno; abbiamo cercato
di contattare i loro coordinamenti piccoli o grandi presenti in Italia promovendone,
ove mancanti, la costituzione con il sostegno delle specifiche regioni; abbiamo
organizzato incontri tematici con gli operatori in Istituto; abbiamo promosso
giornate di studio-formazione e aggiornamento sulle sintetiche nelle singole
regioni; abbiamo creato momenti di confronto tra Istituzioni centrali, regionali
ed operatori per individuare e risolvere, ove possibile, problemi operativi
(come nel caso dell'Accreditamento del privato sociale); abbiamo discusso, dibattuto,
concordato, condiviso, siamo arrivati a delle conclusioni. Abbiamo concordato
sulla necessità di una valutazione attenta di tutto ciò che si
fa, delle iniziative piccole e grandi, perché solo in questo modo riusciremo
a capire quanto ciò che abbiamo prodotto, anche in termini di metodologia
e buone prassi, sarà veramente utile non solo a noi ma anche agli altri.
Un altro approccio sinergico è stato concordato per gli studi e le attività
effettuate in merito alle discoteche.
Stiamo lavorando con un gruppo di referenti sulle attività che vengono
svolte dentro e fuori le discoteche; Si tratta di un'attività estremamente
variegata, perché ognuno giustamente adopera un proprio criterio di impatto
con il problema, ogni gruppo possiede una propria consuetudine di contatto con
i ragazzi e possiede una tradizione sulla tipologia di problemi che va a toccare,
nonché sul target cui l'intervento è destinato.
Un primo frutto di queste sinergie è rappresentato da quanto segue. Abbiamo
potuto mettere insieme l'informazione proveniente da studi diversi, ma che hanno
usato strumenti comuni (es. l'etilometro). Ciò ha permesso di rilevare,
al di là di ipotesi e stime, il primo dato oggettivo circa l'alcolemia
media dei soggetti nel "dopo discoteca" e, nel contempo, associare
il dato alle loro abitudini assuntive.
In sostanza, utilizzando dati prodotti attraverso l'uso di etilometri, quindi
risultati biochimici, in diverse zone d'Italia su circa ventimila soggetti,
si è potuto rilevare che più del 60% delle persone testate avevano
una alcolemia positiva (un tasso alcolemico diverso da zero) e che oltre il
16% dei testati aveva un tasso alcolemico superiore all'attuale limite legale
stabilito dalla nostra normativa (80 mg di etanolo/100 ml di sangue). Si è
potuto, in sostanza, costruire un primo quadro di riferimento circa la reale
dimensione del "rischio" in termini sanitari e di sicurezza stradale.
Un'altra questione che ci sta molto a cuore è quella dell'analisi delle
sostanze, o meglio dello studio della composizione delle sostanze, soprattutto
sintetiche, perché questo possa essere di utilità per gli sforzi
e gli interventi mirati alla riduzione dei rischi.
Questo problema risulta estremamente complicato in quanto l'operatività
necessiterebbe di condizioni e di procedure allo stato attuale delle cose impraticabili.
Anche l'aspetto analitico presenta le sue difficoltà in quanto, per molecole
anche poco diverse da quelle già note, è necessario l'intervento
di competenze strettamente di ricerca ed in collaborazione con le strutture
analitiche di riferimento del territorio.
Queste due difficoltà risultano pregiudiziali alla realizzazione di un
monitoraggio analitico efficace e sistematico sul territorio. Questa carenza
ci penalizza certamente in termini conoscitivi-preventivi, ma penalizza anche
il nostro paese in relazione ad impegni da esso ratificati a livello europeo
(es. Joint Action sulle droghe sintetiche ratificata a Strasburgo). Si stanno
considerando delle ipotesi per affrontare questo problema ed alcuni progetti,
finanziati sul Fondo Nazionale di lotta alla droga, mirano specificamente a
cercare di risolvere almeno alcuni di questi impedimenti.
Vi assicuro che si tratta di un discorso veramente tanto complicato da affrontare
quanto necessario da risolvere, anche alla luce del quadro sul territorio che
abbiamo potuto tracciare. Cumulando le informazioni provenienti da venticinque
punti analitici del territorio, tossicologie forensi, presidi multizonali di
prevenzione, laboratori delle Forze dell'ordine, laboratori di ricerca universitari
ed il nostro Istituto, è stato possibile rilevare che, per il 1999, il
70% dei prodotti inizialmente etichettati come ecstasy contenevano effettivamente
ecstasy anche se spesso in bassa concentrazione ed in associazione con altre
sostanze. Il restante 30% conteneva o nulla, o tutt'altro. La purezza variava
in media tra il 10% e il 50%. Sottolineo, al riguardo, che anche la purezza
incide sull'effetto finale legato all'assunzione di una sostanza.
Un'altra osservazione di utilità pratica riguarda l'eventuale presenza
di adulteranti e diluenti. Si comincia ad osservare, anche per le sostanze sintetiche,
quanto ormai noto per le sostanze "tradizionali": una differenza,
a volte anche sostanziale, tra la qualità del prodotto all'origine ed
al dettaglio. Già nel Regno Unito era stata documentata una riduzione
della purezza dal 50% (alla produzione-fornitura) al 5% (al dettaglio-consumo).
Anche in Italia si iniziano a rilevare compresse con tenore di principio attivo
variabile tra un massimo di 60% ad un minimo di 1-2%, quando ovviamente il principio
attivo è presente. Ciò vuol significare che anche per le sintetiche
prende piede la consuetudine del taglio e della diluizione. Di conseguenza,
dal punto di vista farmaco-tossicologico, non possiamo riferirci esclusivamente
alla composizione delle compresse a livello dei grossi sequestri. Appare invece
indispensabile studiare e monitorare la composizione delle compresse vendute
al dettaglio, cioè al piccolo consumo.
E' stata inoltre osservata la comparsa di singole compresse di 2-CB, di compresse
contenenti Ketamina (il cui consumo nell'area di Padova era stato segnalato
da Bricolo già nel 1996) a sé o in concomitanza ad altre sostanze,
di compresse con il 100% di scopolamina. Occorre infine segnalare che si ritrovano
molte compresse interamente rifatte. Di conseguenza, anche il "logo"
che inizialmente orientava il consumatore sulle caratteristiche quali-quantitative
dei prodotti, oggi può contrassegnare compresse completamente diverse
nello stesso ambito di spaccio e di consumo.Una pasticca per esempio contiene
il 40% di MDMA mentre l'altra contiene solo Voltaren, e non si tratta di casi
teorici, ma di riscontri analitici.
E così il problema del logo non può più essere di grande
aiuto né per campagne di riduzione dei rischi, né per sicurezza
in qualche modo dei consumatori.
Detto questo, confermando l'impegno del nostro Istituto nel campo della ricerca sulle droghe sintetiche, ringrazio tutti voi per l'attenzione con cui avete seguito il mio intervento. GRAZIE
Pagina a cura di Nicola Gambi
Data di verifica/aggiornamento: 19-04-2001