Saluti delle autorità
Duilio Borselli
Ufficio Prevenzione Dipendenze e AIDS Comune di Firenze
L'Assessorato alle politiche socio-sanitarie del Comune di Firenze, tramite l'ufficio di cui io sono responsabile, ha privilegiato il territorio come campo di intervento per la prevenzione dalle dipendenze, dotandosi di un'unità mobile e promuovendo progetti condotti da operatori di strada. Una scelta prettamente sociale, rivolta a gruppi informali di giovani ed a frequentatori di discoteche che è stata sempre condivisa con gli operatori del Dipartimento Dipendenze della ASL 10 di Firenze, rapporto che gode oramai di un' esperienza decennale e con gli operatori del Dipartimento Dipendenze della ASL 11 di Empoli, mentre da circa un anno si è aperta una fattiva esperienza di coprogettazione pubblico - privato. Il nostro lavoro comune interpreta e promuovere quelle azioni che sono previste nel programma del governo per gli anni 2000 - 2001, ma non desidero fare un' esposizione delle attività che per molti di noi costituirebbe una ripetizione di concetti come informazione, rete di servizi pubblici e privati, protocolli d'intesa con i locali da ballo ecc. anche se molto attuali.
Vorrei invece fare solo alcune brevi osservazioni con lo spirito di stimolare delle riflessioni e di raccogliere da questa giornata eventuali idee nuove, spunti ed aggiornamenti significativi sui "nuovi stili" di consumo ed il nostro modo di considerarli ed affrontarli.
Intanto sembra opportuno sottolineare che siamo di fronte ad una sensibile
diversificazione dei luoghi di consumo che riguarda prevalentemente locali da
ballo e feste clandestine, ma che si manifesta in altre occasioni collettive
ed anche in situazioni diurne di gruppo. In contesti diversi, dove in presenza
di altre sostanze anche non sintetiche, assistiamo ad un comportamento di assunzione
soggettivo, giocato sull'andamento delle emozioni che provoca la situazione
o l'evento e sul desiderio di che cosa e come vorremmo essere o sentirci oppure
semplicemente mostrarci, spesso veicolato da immagini stereotipe affini a quelle
proposte dai mass media.
Quindi stili che non sono orientati, come lascia ipotizzare la sola ecstasy,
seconda tra le droghe più popolari tra i giovani in Europa, ad una intensificazione
dell'introspezione che potrebbe avere una qualche valenza autoriflessiva ed
autoterapeutica ma, considerati i mix di sostanze, stili orientati più
verosimilmente ad una edonistica sintonia con se stessi, con gli altri, con
l'ambiente ad una fascinosa ebbrezza. Ebbrezza dove è marginale la coscienza
del tempo, ma dominante il presente come dimensione del tempo interiore e del
contatto con il mondo, potremmo dire una "illusione di essere nella sala
comandi dell'universo".
Un altro punto è legato ai rischi per la salute fisica e psichica. Da
un lato i rischi sanitari acuti che sono particolarmente contenuti ed i numeri
ridimensionano molto l'emergenza ecstasy, anche se una vita breve, una morte
precoce, è il segno di un errore, è la conseguenza di comportamenti
sbagliati, dato, questo, da svincolare da una mera valutazione statistica. Ed
i rischi sanitari cronici, parlo da profano interessato, che risultano materia
ancora controversa dove convivono interpretazioni che optano per la compromissione
delle proiezioni assoniche dei neuroni ad alcune più rassicuranti che
parlano di una possibile ricrescita, elementi che appaiono essenziali per comprendere
la portata reale del problema dei "Nuovi stili di consumo". Da un
altro lato i contributi relativi alle problematiche di carattere sociale e psicologico
che descrivono conseguenze gravi dal punto di comportamentale, ivi compresi
i disturbi di tipo psichiatrico, un panorama di interpretazioni che colgono
ognuna dalla propria prospettiva un tono, un colore di un quadro che obbligatoriamente
va dipinto a più mani. In breve questi aspetti depongono, a mio avviso,
a favore di una necessaria intensificazione delle ricerche scientifiche che
confortino con i necessari approfondimenti le nostre azioni, poiché potremmo
dire che su questo consumo di molteplici sostanze che appare carente di puntuali
informazioni riguardo ai dosaggi, alle modalità e ad altre variabili
non otteniamo sostanziali valutazioni sui rischi; e potremmo dire inoltre che
questa dipendenza può originarsi da motivazioni non esclusivamente socio-psico-patologiche
ma anche profondamente umane, come semplicemente assenza di senso, vuoto esistenziale,
oppure desiderio di trascendere la realtà, di alterare lo stato di coscienza
ecc. Un contesto giovanile che viene spesso ben rappresentato in alcune immagini
pubblicitarie che utilizzano strategie ispirate allo sballo, alla promiscuità
sessuale, arricchite da una serie di status simbol, macchine, orologi, cellulari
e superalcolici a fini ovviamente commerciali.
Va detto inoltre che la posizione sociale dei consumatori e il loro livello
di integrazione, la visibilità del consumo cioè questi stili che
collocano le "Nuove Droghe" in una trasgressiva normalità non
debbono trarci in inganno perché i casi riportati indicano anormalità
di tipo psichiatrico e psicologico, come dicevo, presumibilmente dovute ad una
slatentizzazione per l'uso prolungato, non escludendo però, la possibilità
di induzione "de novo" ed indicano anche pesanti eventi sanitari associati.
Pertanto la possibilità che queste nuove droghe conquistino maggiori
spazi di diffusione e che diventino irrinunciabili per il divertimento sia in
contesti specifici, data l'intensità delle percezioni e delle emozioni
provocate, sia in compagnia per passare il tempo libero necessita di una risposta.
Una risposta a questi nuovi bisogni e tendenze, basata su un approfondimento
conoscitivo sui rischi, sulla diffusione, e sulle caratteristiche del consumo
come dicevamo, che compete ai servizi pubblici e privati in termini di prevenzione
riabilitazione e cura, ma che non può prescindere dal suggerimento che
la presenza nella nostra società di un fenomeno così frequente
nei giovani impone cioè che "la responsabilità educativa
dei giovani è trasversale, non compete esclusivamente alla scuola o alla
famiglia ma deve essere presente in ogni ambito della società, dallo
sport, alle case discografiche, alle discoteche, al commercio, alla moda, e
per così dire, alla progettazione urbanistica".
Nell'ambito specifico della prevenzione il servizio di analisi dei contenuti
delle polveri per un "consumo informato" è una proposta interessante
che può scoprire le carte dello spaccio e conferire maggior fiducia all'operatore
competente, ma non può essere considerata la soluzione vincente e costituire
motivo di scontro frontale, ma va considerata in un ampio quadro di opportunità
preventive a disposizione, documentate da vari progetti e per le quali, tra
l'altro, vale l'osservazione che limitarsi ai soli aspetti dannosi nell'azione
preventiva rivela una parzialità di giudizio che viene immediatamente
colta dai giovani consumatori diminuendo la fiducia nella relazione.
Penso inoltre che il concetto di "riduzione del danno", possa essere
fuorviante, e che ci siano tempi e luoghi dove questo ha un'applicazione pratica
ed altri dove non ce l'ha. Una accettazione estrema finisce con la collusione
con la dipendenza così come la negazione totale si identifica con il
suo opposto.
Un ultima osservazione riguardo all'uso frequente del concetto di rituale associato
ai nuovi stili di consumo. Voglio solo dire che la trasformazione personale,
unica nella vita, che avveniva secondo un lento processo di preparazione rituale,
di riflessione, di purificazione e di azioni virtuose ed attraverso una esperienza
estatica o dionisiaca, dovuta alla meditazione, alla danza, alla musica ed anche
all'assunzione di sostanze e che trascende la dimensione spazio temporale, ha
delle affinità con i grandi e piccoli eventi collettivi giovanili, con
i quali ci confrontiamo, ma dobbiamo riconoscere che nella nostra società
il modello rituale/iniziatico, con tutta la sua potenza evocativa ci aiuta alla
comprensione del consumo di nuove droghe se lo integriamo con il modello consumistico,
che propone una riduzione tipica della nostra cultura occidentale dove il sacro
diviene profano, il rituale ripetitivo e ossessivo e se vogliamo l'archetipico
uno stereotipo.
Per concludere, fatte le dovute proporzioni sui rischi, i nuovi stili di consumo"
non vanno sempre associati all'età dell'adolescenza e la nostra gioventù
non può essere rappresentata, di per sé, come una condizione di
rischio per il desiderio di sperimentare il nuovo che le è peculiare,
essa esprime in questo modo una gioiosa sensazione di esistere, di essere che
non deve essere oscurata dalle innumerevoli preoccupazioni mentali e materiali
in cui è immerso il mondo l'adulto. Gli eventi, i fatti importanti, l'ebbrezza
che affascina e trascina è uno stato d'animo di illimitata, panica felicità
dove, come dicevo non si articola un tempo interiore, sono esperienze tipiche
in un momento di ricerca di una propria identità, di un proprio modo
di vivere e di una concezione del mondo che sono fondanti per ogni adolescente,
ma rischiose se per questi fini viene richiesta ed offerta una amplificazione
chimica.
Pagina a cura di Nicola Gambi
Data di verifica/aggiornamento: 19-04-2001