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Il bambino con intolleranza o allergia
alimentare
Aspetti psicologici nel rapporto con
il cibo
Dott. Lea Lucchesi
Direttore
U.O. Psicologia Aziendale - ASL 10
In questi ultimi anni una problematica che si è
andata diffondendo all'interno dell'asilo-nido è quella relativa
ai bambini che presentano intolleranza o allergia alimentare. Pur tenendo
presente che fattori di tipo organico determinano tali stati, non si può
dimenticare che questi atteggiamenti alimentari sono favoriti o aggravati
anche da aspetti psicogeni insiti nel bambino stesso o nella relazione
tra questi ed il nucleo familiare.
Il bambino che presenta questa tipologia di difficoltà sull'alimentazione
può talvolta iniziare la frequenza all'asilo-nido con una valutazione
clinica già definita e quindi comunicata dai genitori al personale
con le relative prescrizioni mediche.
Può verificarsi anche un'altra situazione, vale a dire che il bambino
comincia a manifestare i primi sintomi di una intolleranza alimentare
all'interno dell'asilo-nido. Tali aspetti morbosi possono essere anche
drammatici e coinvolgenti per gli adulti che stanno accanto a lui. Dopo
aver condiviso con la famiglia un percorso di sofferenze, di difficoltà,
allorché arriva la definizione del quadro clinico, può determinare
quasi "un atteggiamento di serenità, di sollievo". Induce,
infatti, ad un accordo terapeutico condiviso tra genitori e personale
in relazione ai menù da preparare per quel bambino e ad un miglioramento
del suo stato di salute.
In ambedue le situazioni i genitori ed il personale dell'asilo-nido si
trovano costretti a vietare o comunque impedire al bambino, alcuni cibi,
alcune pietanze, che questi vede somministrati ai suoi compagni e che
lo attraggono.
In un'ottica psicologica è da considerare che la relazione tra
l'adulto e il bambino è veicolata, in particolare nei primi anni
di vita, dal cibo, che viene così ad assumere una notevole valenza
affettiva. Il divieto che diventa indispensabile, può essere percepito
dal bambino stesso come una modalità dell'adulto di "non offrirsi
totalmente nella relazione, ma di porre dei limiti". Si verifica
così un trasferimento dal piano strettamente alimentare a quello
emotivo-affettivo che soltanto, se gestito adeguatamente, può non
determinare successive carenze o distorsioni che potrebbero investire
lo sviluppo della personalità.
Da qui la necessità per l'adulto di assumere verso il bambino,
in una relazione affettivamente intensa, anche un atteggiamento di estrema
chiarezza e fermezza informandolo sugli alimenti che determinano il suo
malessere affinché questi ne acquisti consapevolezza e responsabilità.
Si rende indispensabile anche attuare alcune strategie psicologiche che
coinvolgono il contesto che circonda il bambino che presenta difficoltà
alimentari quali:
- una condivisione del menù differenziato anche
da parte dei suoi compagni;
- una comunicazione tra il personale
e la famiglia al fine di determinare un clima di serena informazione
e di fiducia reciproca;
- una condivisione delle difficoltà
alimentari non solo all'interno del personale dell'asilo-nido ma anche
con gli altri genitori affinché il bambino con problematiche
alimentari incontri all'esterno modalità di accoglienza positive
nel rispetto dei suoi bisogni
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