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Alle
1.04 del 27 maggio 1993 tutta Firenze ha tremato, scossa da un
improvviso boato. Una bomba di enorme potenza fu fatta esplodere di fronte
all’ingresso secondario dell’Accademia nell’omonima via dei
Georgofili.
Cinque morti, molti feriti gravi, danni agli edifici e al patrimonio
artistico e librario. Questi gli effetti dell’attentato ampiamente
registrati nelle cronache di tutto il mondo. Angela Fiume, custode
dell’Accademia, il marito Fabrizio e le due figlie Nadia di nove anni e
Caterina di soli due mesi appena battezzata la Domenica precedente, furono
sorpresi nel sonno dall’esplosione e trovarono la morte fra le macerie.
Stessa sorte toccò a Dario Capolicchio, studente della Facoltà di
Architettura che abitava nel palazzo antistante.
All’irreparabile, si aggiungevano i gravi danni subiti dal patrimonio.
L’esplosione aveva fatto saltare le volte del primo piano e dello
scantinato nei vani contigui alla strada, nonché buona parte dei solai
sovrastanti fra il primo e il secondo piano; non meno rovinoso l’effetto
ai piani alti, compreso il volume dell’altana, dove viveva la famiglia
della custode. Arredo, mobili - alcuni antichi di notevole valore - opere
d’arte (tele di Bartolomeo Bimbi e di Pietro Neri Scacciati, oltre al
modello in gesso per il monumento a Cosimo Ridolfi di Piazza Santo Spirito)
furono distrutti e gravemente danneggiati. La raccolta libraria
dell’Accademia - organizzata per monografie moderne, ivi comprese alcune
collane, sezione rari, opere monografiche e volumi miscellanei, periodici
antichi e moderni e alcuni fondi speciali - furono completamente sconvolte.
Il patrimonio documentario, invece, fu subito recuperato.
Fin da quella stessa notte, tutta la città si mobilitò intorno
all’Accademia così direttamente e duramente colpita, manifestando una
grande solidarietà umana ed un generoso aiuto spontaneamente offerto con
ogni forma di collaborazione.
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