LA STORIA
L'Accademia
dei Georgofili fu fondata a Firenze il 4 Giugno 1753 per
iniziativa di Ubaldo Montelatici, Canonico Lateranense, allo scopo
di far continue e ben regolate sperienze, ed osservazioni, per condurre
a perfezione l'Arte tanto giovevole della toscana coltivazione. Fu
questo, in Europa, il primo esempio di una associazione pubblica di «ingegni
intesi al perfezionamento dell'Agricoltura».
Il Governo Granducale Lorenese affidò ripetutamente all'Accademia lo studio
e la soluzione di grossi problemi agricoli del tempo. Si ricordano i
contributi dati intorno al 1760 relativamente ad alcune riforme messe in
atto in quegli anni nella Stiria e nella Carinzia e più tardi quelli per la
formazione del primo catasto agrario toscano, ancora oggi ammirato per la
sua precisione e praticità. Dal 1759 al 1791 i Georgofili, con i loro Soci
ordinari, Baldini, Ximenes, Fossombroni, contribuirono all'opera di bonifica
della Val di Chiana e della Maremma. Infine, le riforme adottate da Pietro
Leopoldo, l’abolizione dei “dazi protettori” dell’agricoltura e
l’affermazione della libertà dei commerci, trovarono nei Georgofili
convinti sostenitori e collaboratori preparati. Questo del libero
commerciare fu, infatti, uno dei principi inalienabili di tutte le
battaglie economiche e politiche degli accademici.
Nel 1783 all'Accademia fu annessa la Società Botanica ed ottenne poi in
concessione da Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana, l'Orto dei
Semplici per fare nuove esperienze. I Georgofili crebbero tanto in stima
da essere chiamati ad esaminare, per conto di Napoleone, il nuovo Codice
rurale.
Nel 1827 i Georgofili Raffaello Lambruschini, Lapo de' Ricci e Cosimo
Ridolfi, fondarono il «Giornale Agrario Toscano». Pubblicato per cura
di G. P. Vieusseux, il Giornale si impegnò attivamente in un'opera
di divulgazione e di insegnamento, con inestimabile beneficio della scienza
e della pratica agraria.
Questo tema dell'insegnamento, specificatamente agrario, fu al centro
dell'attività dell'Accademia fino dal suo sorgere e vide particolarmente
impegnato Cosimo Ridolfi che nel 1830 riferì su Di una scuola sperimentale
d'Agricoltura in Toscana e poco dopo sul tema Della Fondazione di un
istituto Agrario in Toscana. Egli passò ben presto dalle parole ai fatti
fondando, presso la sua fattoria di Meleto, l'Istituto Agrario per
l'insegnamento teorico pratico dell'agricoltura. L'Accademia si interessò
molto del nuovo Istituto: ne fanno fede i numerosi rapporti sulle riunioni
agrarie di Meleto pubblicati negli «Atti». Alla scuola di Meleto fece
seguito, sempre ad opera di Ridolfi, l'Istituto Agrario Pisano,
successivamente trasformato in Facoltà di Agraria.
Altra importante tappa fu la fondazione, ad opera dei Georgofili,
della Cassa di Risparmio di Firenze nel luglio del 1829.
Nella nuova istituzione essi individuarono un prezioso strumento per
l'evoluzione sociale e lo sviluppo dell'agricoltura e per la mobilizzazione
del risparmio rurale.
Fin dal 1820 l'Accademia si occupò a fondo e per molti anni di seguito dei
rapporti tra proprietari e contadini, particolarmente della mezzadria.
Oltre alle letture di Lapo de' Ricci e Michelangelo Buonarroti (1819 '20 '21)
su tale argomento, ricordiamo quelle più organiche e complete del Paolini
(1821); di Gino Capponi (1833 '34); Cosimo Ridolfi (1834 '51); Raffaello
Lambruschini (1842) ed altri.
Si deve ancora all'opera di Cosimo Ridolfi e Raffaello Lambruschini
l'ammodernamento dell'antico aratro, con l'introduzione del versoio
elicoidale.
Data l'importanza che andava assumendo l'ortoflorofrutticoltura, nel 1852
l'Accademia promosse la fondazione della Società Toscana di Orticoltura
, che assurse a grande importanza nei decenni successivi ed è tuttora
attiva.
Il 4 giugno 1853 Eugenio Barsanti e Felice Matteucci consegnarono il plico
sigillato con il rapporto relativo ai loro studi sul motore a scoppio.
Detto plico fu aperto il 20 settembre 1863: negli «Atti dell'Accademia»
vi è una dettagliata descrizione della costruzione e del funzionamento
del motore.
Con la fine del dominio lorenese e l'unità d'Italia ebbe inizio un nuovo
periodo di attività dell'Accademia. L'Istituzione da toscana diventò
italiana ed internazionale, e si trovò a dover far fronte ai nuovi problemi
posti dall'unità nazionale. In particolare sono da ricordare gli studi, i
dibatti e le proposte formulate dai Georgofili su importanti disegni di
legge quali quello sulla perequazione dell'imposta fondiaria e quello sulle
foreste.
Ben presto si riaccese una nuova e più vivace discussione sulla mezzadria:
fondamentali i contributi di Giuseppe Pelli Fabbroni (1861), Aurelio Gotti
(1869) e Luigi Ridolfi (1871). Del 1907 si ricorda infine la bellissima
lettura di Francesco Guicciardini.
Numerose sono le memorie che riflettono l'intenso dibattito dei Georgofili
relativamente alle varie crisi economiche e sociali succedutesi nel tempo e
molti sono i rimedi di volta in volta suggeriti. Si ricordano gli scritti di
Corsi, Luchini, Pareto. Di quest'ultimo sono pure da segnalare gli studi
sul rapporto tra capitale e lavoro. Su tale argomento intervennero anche
i Georgofili De Johannis, Dalla Volta, Tanari.
Vasta, complessa e fondamentale fu pure l'attività dei Georgofili per
promuovere il progresso dell'agronomia, delle coltivazioni e delle industrie
connesse, di cui si trovano i fondamenti in un gran numero di memorie alle
quali si può attingere ancora oggi, con il più vivo interesse.
L'Accademia acquisì molte altre benemerenze contribuendo direttamente
alla fondazione del Comizio Agrario di Firenze, della Scuola di Orticoltura
e Pomologia, della Stazione sperimentale di Entomologia, dell'Istituto
Forestale, dell'Istituto Coloniale, oggi Istituto Agronomico per l’Oltremare.
La prima guerra mondiale ebbe importanti riflessi sull'attività accademica.
Ricordiamo la memoria di Luigi Einaudi (1914) su Alcuni aspetti economici
della guerra europea; i contributi offerti nel 1916 da Murray,
Franchetti, Coletti, Serpieri su L 'approvvigionamento del legname durante
la guerra; da Edoardo Ottavi (1917) su La Politica doganale e le
nostre esportazioni agrarie del dopoguerra.
Oltre che sulle cause della agitazione dei contadini nel primo dopoguerra,
l'Accademia recò contributi basilari sui problemi relativi al credito
agrario, soprattutto per merito del Virgili, del Bolla, del Serpieri e
del Taruffi. Meritano di essere ricordate anche le considerazioni dello
storico Niccolò Rodolico sugli agricoltori toscani ed il risorgimento e
sul ritorno alla terra nella storia degli italiani.
Vasti e fondamentali furono i contributi sulla proprietà fondiaria; sulla
piccola proprietà coltivatrice; sulla emigrazione e sui rapporti coloniali;
sulle condizioni dell'economia rurale degli Appennini; sulla colonizzazione
del latifondo; su agricoltura ed industria.
La bonifica integrale, dopo quella idraulica e collinare, fu la nuova
idea-forza proposta dal Serpieri: i riflessi dei suoi studi più fecondi e
delle sue programmazioni si trovano negli Atti dei Georgofili. Si ricorda,
fra tutti, il suo magistrale discorso commemorativo su Cosimo Ridolfi,
incisivo e puntuale nelle ampie riflessioni. Stesso oggetto di studio si
ritrova nella relazione dell'Oliva sulle classiche sistemazioni di Meleto;
negli scritti di Cosimo Ridolfi sulle colmate di monte; nei numerosi
contributi di insigni studiosi e tecnici sulle diverse bonifiche.
È ancora all'opera del Serpieri che si devono due importanti avvenimenti,
che hanno conferito all'Accademia il suo attuale volto. Innanzitutto il
riconoscimento dell'Accademia dei Georgofili come «Ente Morale», avvenuto
con Regio decreto nel 1932, e, sempre nello stesso anno, la concessione in
uso gratuito della sede nella Torre de' Pulci. Proprio quella Torre su cui
né i bombardamenti del 1944, né l'alluvione del '66, avevano così infierito
come l'infame barbarie del 27 maggio 1993.
Terminata la guerra e determinati dalla pressante necessità di risorgere,
i Georgofili organizzarono, insieme ad altri Enti il memorabile Convegno
Agrario Italo-Americano, sotto la presidenza di Renzo Giuliani. Data la
prestigiosa partecipazione e il numero e l'importanza degli argomenti che
furono trattati, con le relative discussioni, il volume che ne pubblicò gli
Atti fu definito la Magna Charta della ricostruzione e della rinascita
dell'agricoltura italiana.
L'Accademia riprese la sua intensa attività con la trattazione dei temi di
maggiore importanza tecnica ed economico sociale.
Nel 1953 l'Accademia patrocinò la costituzione della Società Orticola
Italiana, che a tutt'oggi asseconda le attività per lo sviluppo
dell'ortoflorofrutticoltura italiana, in collegamento con la International
Society for Horticultural Science.
In occasione del proprio bicentenario, l'Accademia dispose uno studio
organico del bacino dell'Arno per esaminare l'ambiente fisico, agrologico,
forestale, demografico ed economico.
Grazie all'opera di Ildebrando Imberciadori, i Georgofili hanno inaugurato
in quegli anni un'importante serie di studi di storia dell'agricoltura.
Nel 1961, sotto il patrocinio permanente dell'Accademia e con la direzione
dello stesso Imberciadori, prese avvio la pubblicazione della «Rivista di
Storia dell'Agricoltura» che prosegue ininterrotta fino ad oggi;
attualmente sotto la direzione di Giovanni Cherubini.
La disastrosa alluvione del 4 novembre 1966, segnò duramente
l'Accademia. I danni subiti dal patrimonio furono ingenti, ma fu soprattutto
la biblioteca, che contiene volumi antichi di inestimabile valore,
a rimanere colpita. L'impegno dell'allora Presidente Gasparini, che si
avvalse dell'aiuto di numerosi benemeriti, e soprattutto di studenti che
prestarono disinteressatamente la loro opera, consentirono dopo una forzata
parentesi di riprendere in pieno l'attività.
Più di recente, e seguendo l'evolversi dei tempi, l'Accademia continua ad
affrontare le nuove problematiche dell'agricoltura nella sua accezione più
ampia che, secondo la tradizione dei Georgofili, investe tutti i rapporti
dell'uomo con l'ambiente naturale del nostro pianeta. L'attuale statuto,
approvato nel 1989, conferma sinteticamente lo scopo dell'Accademia nel
«contribuire al progresso delle scienze e delle loro applicazioni
all'agricoltura».
I più recenti studi dei Georgofili hanno toccato temi quali l'informatica
in agricoltura - dando vita, nel 1984, al Ce.S.I.A. (Centro di Studio per
l'applicazione della Informatica in Agricoltura) -; i rapporti fra
agricoltura e ambiente; le filiere agro-alimentari; le biotecnologie; le
fonti energetiche riproducibili; la robotica; il "marketing"; le prospettive
dello strumento societario in agricoltura; i problemi del "global change"
e del verde per la difesa ed il ripristino ambientale.
Alle 1.04 del 27 maggio 1993 tutta Firenze ha tremato,
scossa da un improvviso boato. Una bomba di enorme potenza fu fatta
esplodere di fronte all’ingresso secondario
dell’Accademia nell’omonima via dei Georgofili.
Cinque morti, molti feriti gravi, danni agli edifici e al patrimonio
artistico e librario. Questi gli effetti dell’attentato ampiamente
registrati nelle cronache di tutto il mondo. Angela Fiume, custode
dell’Accademia, il marito Fabrizio e le due figlie Nadia di nove anni e
Caterina di soli due mesi appena battezzata la Domenica precedente,
furono sorpresi nel sonno dall’esplosione e trovarono la morte fra le
macerie. Stessa sorte toccò a Dario Capolicchio, studente della Facoltà
di Architettura che abitava nel palazzo antistante.
All’irreparabile, si aggiungevano i gravi danni subiti dal patrimonio.
L’esplosione aveva fatto saltare le volte del primo piano e dello scantinato
nei vani contigui alla strada, nonché buona parte dei solai sovrastanti fra
il primo e il secondo piano; non meno rovinoso l’effetto ai piani alti,
compreso il volume dell’altana, dove viveva la famiglia della custode.
Arredo, mobili - alcuni antichi di notevole valore - opere d’arte
(tele di Bartolomeo Bimbi e di Pietro Neri Scacciati, oltre al modello in
gesso per il monumento a Cosimo Ridolfi di Piazza Santo Spirito) furono
distrutti e gravemente danneggiati. La raccolta libraria dell’Accademia -
organizzata per monografie moderne, ivi comprese alcune collane, sezione
rari, opere monografiche e volumi miscellanei, periodici antichi e moderni
e alcuni fondi speciali - furono completamente sconvolte. Il patrimonio
documentario, invece, fu subito recuperato.
In questi tre anni l’attività dell’Accademia non si è mai interrotta,
anzi, colpiti così da vicino i Georgofili hanno dato la loro civile
risposta a tanta vile barbarie. L’archivio storico è rimasto sempre in
consultazione per il pubblico presso l’Archivio di Stato di Firenze; la
Biblioteca è stata recuperata quasi totalmente; numerose le Giornate di
studio ospitate presso varie Istituzioni a Firenze e fuori.
Fin da quella stessa notte, tutta la città si mobilitò intorno all’Accademia
così direttamente e duramente colpita, manifestando una grande solidarietà
umana ed un generoso aiuto spontaneamente offerto con ogni forma di
collaborazione. La sinergica azione degli Organi dello Stato, dopo tre
anni di intenso lavoro ha portato, a termine il recupero e ripristino di
tutto il patrimonio. Biblioteca e Archivio sono nuovamente aperte al
pubblico e le opere d’arte sono tornate al loro posto.
La Torre de’Pulci completamente ricostruita è stata
nuovamente consegnata ai Georgofili l’11 marzo 1996: alla cerimonia
ufficiale ha partecipato anche
il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, in segno di
solidarietà da parte di tutta la nazione.