PIAZZA SANTA TRINITA

 

 

La piazza

Di dimensioni non grandi, la piazza conserva l'andamento irregolare degli spazi urbani medievali. La sua formazione è infatti strettamente legata all'insediamento religioso dei Vallombrosani, l'Ordine benedettino riformato da san Giovanni Gualberto. La riforma promossa dal santo fiorentino, fautore della lotta contro la simonìa dei vescovi di Firenze (ossia la vendita per denaro di cariche ecclesiastiche), si connota come lotta contro il potere

dell'Imperatore e i soprusi dei potenti, a favore del popolo. Perciò le vicende delle origini del monastero di Santa Trinita, fondato nella seconda metà dell'XI secolo, corrono parallele alla nascita del nuovo Comune fiorentino e al suo progressivo affrancarsi dall'autorità imperiale. È il periodo della Contessa Matilde e della contesa con l'Imperatore Arrigo IV, nell'ambito della quale i Vallombrosani e la città si schierano con la contessa e con il papa Gregorio VII dando inizio al destino guelfo di Firenze. Nei secoli successivi la piazza e il complesso vallombrosano mantengono un ruolo centrale nella vita religiosa, culturale e sociale della città. Ne sono testimonianza i rimaneggiamenti architettonici della chiesa e la ricchezza dei suoi arredi pittorici, frutto della committenza delle grandi famiglie che nella piazza e nelle sue vicinanze costruiscono i loro palazzi.

 

Gli edifici

1. Chiesa di Santa Trinita

La chiesa viene fondata nella seconda metà dell'XI secolo al di fuori della cinta muraria di epoca romana, che correva lungo l'attuale via Tornabuoni, in una posizione strategica per via della vicinanza al fiume. Inglobato nella cerchia muraria del 1173-75, l'insediamento vallombrosano acquisisce nel XIII secolo un ruolo privilegiato grazie alla costruzione del Ponte Santa Trinita, la cui custodia spetta ai monaci. Tra la seconda metà del Trecento e i primi decenni del Quattrocento la chiesa viene ricostruita in forme gotiche probabilmente su progetto di Neri di Fioravante. Ulteriori trasformazioni risalgono alla fine del Cinquecento, quando su progetto del Buontalenti vengono completamente ricostruiti il presbiterio, la facciata e il convento. L'intervento buontalentiano all'interno della chiesa non è più visibile, a causa dei restauri ottocenteschi volti a ripristinare l'assetto gotico della chiesa. La scala di accesso al presbiterio, a doppia rampa, caratterizzata da un ricercato disegno a conchiglia viene smontata ed è oggi conservata nella Chiesa di Santo Stefano al Ponte. La facciata della chiesa, realizzata dal Buontalenti nel 1593, è rappresentativa del gusto tardo manierista fiorentino. Il disegno geometrico e la simmetria degli elementi architettonici principali sono infatti animati da particolari varianti del repertorio decorativo, come le cornici in pietra delle porte e del rilievo centrale con la Trinità, che rievocano stoffe e cartigli. Colpisce poi il fatto che il Buontalenti non si preoccupi della relazione tra il nuovo prospetto e l'interno, privilegiando piuttosto il rapporto con la piazza. Così nella facciata, dal taglio spiccatamente verticale, non viene compreso l'ingombro delle cappelle laterali, rivestito di bugnato a punta di diamante sulla sinistra e privo di rivestimento sulla destra. L'interno conserva importanti cicli di affreschi rinascimentali.

 

2. Palazzo Bartolini Salimbeni

La costruzione del palazzo, avvenuta tra il 1520 e il 1523, è straordinariamente documentata dal "Libro della muraglia" della famiglia Bartolini, un codice cartaceo in cui il committente Giovanni Bartolini annota le spese sostenute per l'edificazione. Il progetto e la realizzazione del palazzo si devono a Baccio d'Agnolo che crea un edificio dai caratteri fortemente innovativi, come si può notare anche dal confronto con il vicino Palazzo Buondelmonti, di qualche anno precedente ma ancora in linea con la tradizione quattrocentesca. La facciata in particolare suscita critiche e polemiche nella Firenze di primo Cinquecento, riportate dal Vasari, ma si pone al contempo come un modello per molti edifici fiorentini e non. Essa si caratterizza per la varietà delle pietre impiegate per il rivestimento (la pietra forte, la pietra bigia e la pietra serena) e per la complessa articolazione degli elementi architettonici che dà luogo ad una superficie animata dai forti contrasti chiaroscurali. Le cornici marcapiano e il cornicione sono fortemente aggettanti; le finestre crociate coronate da frontoni alternati sono intervallate da nicchie al primo piano e da specchiature meno incavate al secondo; il portone è sormontato da un timpano triangolare sorretto da due colonne sporgenti e da una trabeazione che reca l'iscrizione latina "carpere promptius quam imitari" (è più facile criticare che imitare), forse allusiva alle polemiche suscitate dall'edificio. Sulle finestre crociate è inoltre scolpito il motto araldico della famiglia Bartolini dedita alla mercatura: "per non dormire".

 

3. Palazzo Buondelmonti

Il palazzo segue una tipologia diffusa nell'edilizia abitativa fiorentina della fine del Quattrocento, inizio del Cinquecento, caratterizzata da una maggiore sobrietà di forme e di materiali rispetto ai grandi palazzi della metà del Quattrocento. In particolare i modelli a cui questo edificio si richiama sono il Palazzo Gondi di Piazza San Firenze, opera di Giuliano da Sangallo e il Palazzo Guadagni in Santo Spirito, forse progettato dal Cronaca. La costruzione a tre piani presenta due ordini di finestre, con una semplice cornice in pietra ed è coronata da un'ariosa loggia. Il rivestimento bugnato è limitato alle cantonate, mentre il piano terreno è in conci di pietra e i piani superiori, oggi intonacati, dovevano essere dipinti a chiaroscuro. La realizzazione della facciata risale al secondo decennio del Cinquecento, quando il palazzo, già di proprietà dei Cambi, viene acquistato dai Buondelmonti. Questa famiglia, una delle più antiche di Firenze, aveva proprietà in Borgo Santi Apostoli fin dal Medioevo ed era molto legata alla chiesa di Santa Trinita, poiché aveva dato i natali a san Giovanni Gualberto, fondatore dell'ordine dei Vallombrosani.

 

4. Palazzo Spini Feroni

Si tratta del più imponente palazzo privato della Firenze di fine Duecento: fatto costruire da Geri degli Spini a partire dal 1289, occupa una posizione strategica nel tessuto urbano, nei pressi del ponte Santa Trinita e lungo una delle principali vie della città. Nel corso dei secoli ha subito vari rimaneggiamenti, soprattutto nelle aperture del piano terreno e sul lato verso l'Arno che si prolungava fino alla sponda con un torrione, demolito all'inizio dell'Ottocento, sotto cui passava la strada che costeggiava il fiume. Un'immagine di come l'edificio doveva presentarsi anticamente ci è tramandata da un affresco del Ghirlandaio nella cappella Sassetti in Santa Trinita, dove la scena del Miracolo di San Francesco che resuscita un bambino si svolge nella piazza, proprio di fronte al palazzo Spini. Questo, peraltro, conserva ancora oggi il carattere di fortilizio proprio delle costruzioni medievali, coronato da un ballatoio con merli guelfi e le finestre ad arco ribassato. Attualmente è di proprietà della famiglia Ferragamo e, oltre al negozio di abbigliamento, ospita il Museo della Scarpa.

 

Le sculture

Al centro della Piazza è la Colonna della Giustizia, una colonna monolitica in granito orientale, sormontata dalla statua in porfido della Giustizia, opera di Francesco del Tadda (1581). La colonna, proveniente dalle Terme di Caracalla, è un dono del Papa Pio IV a Cosimo I. Collocata sulla piazza nel 1560 in ricordo della vittoria dello stesso Cosimo a Montemurlo, con l'acquisizione del titolo di Granduca riceve una nuova iscrizione dedicatoria.

 

Le feste

La zona di Piazza Santa Trinita, e in particolare quel tratto di via Tornabuoni che va dalla piazza al Palazzo Strozzi, era lo spazio preferito per il gioco del pallone. Questo consisteva nel lancio di una palla di cuoio che doveva essere colpita al volo con il pugno, inizialmente nudo, poi fasciato da un bracciale cilindrico di legno che proteggeva la mano e il braccio. Il gioco, molto amato dai Medici che vi assistevano regolarmente, era però molto pericoloso, non solo per i giocatori, ma anche per il pubblico e poteva danneggiare le botteghe poste nelle vicinanze del campo. Per questo motivo alla fine del Settecento il campo fu spostato lungo le mura, fuori da Porta Pinti e nell'Ottocento fu costruito appositamente uno sferisterio nel Parco delle Cascine. Nel nostro secolo il pallone a bracciale è caduto in disuso ed è stato sostituito dal gioco del "tamburello", che si svolge tutt'oggi nello Sferisterio delle Cascine, recentemente restaurato.

 

L'iconografia

Domenico Ghirlandaio, Miracolo del fanciullo resuscitato, affresco della Cappella Sassetti, Chiesa di Santa Trinita.