INTRODUZIONE*
L'istituzioneIl comune dello Stato italiano unitario è per molti aspetti il diretto erede delle antiche entità amministrative locali, di cui spesso ricalca la configurazione territoriale. Ma il fatto di natura istituzionale che determina la sua nascita è l'entrata in vigore della Legge per l'unificazione amministrativa del Regno d'Italia del 20 marzo 1865, n. 2248, la quale, come Allegato A, comprendeva la prima legge comunale e provinciale del nuovo Stato. Questa determinò le strutture dell'amministrazione periferica e dettò le norme relative al loro funzionamento e alle loro competenze, poi ulteriormente specificate dal regolamento di applicazione della legge emanato nello stesso anno1. Innovazioni all'ordinamento amministrativo italiano furono introdotte, a partire dalla riforma Crispi del 1888, da vari provvedimenti legislativi2. Attualmente il Testo Unico del 1934 e il regolamento del 19113 costituiscono ancora, nonostante le modificazioni apportatevi con successivi provvedimenti particolari, la fonte principale che regola l'attività e il funzionamento delle autonomie locali.
In base alla normativa statale, le attribuzioni fondamentali dei comuni riguardano il soddisfacimento dei bisogni primari della popolazione (viabilità, igiene, sanità ed assistenza pubblica, polizia locale), l'organizzazione di alcuni servizi indispensabili (acqua potabile, fognature, mercati, etc.) e lo svolgimento, per delega dello Stato, di compiti relativi ad attività di interesse nazionale (stato civile, censimenti, elezioni, leva militare). L'ampiezza e l'importanza delle competenze dei comuni, nell'ambito del soddisfacimento dei pubblici bisogni locali, e il grado di autonomia di cui hanno goduto nell'espletarle è però variato nel tempo, in relazione all'evolversi dei rapporti organizzativi tra enti locali e Stato e alla trasformazione delle esigenze sociali, connesse all'espandersi del progresso industriale e tecnologico.
Gli organi attraverso i quali si esprime l'attività di governo dei comuni sono stati fin dall'inizio il consiglio comunale, organismo collegiale eletto direttamente dai cittadini4, la giunta municipale, gruppo ristretto eletto dal consiglio al suo interno, e il sindaco. Quest'ultimo, che svolge la duplice funzione di capo dell'amministrazione comunale e di ufficiale di governo, era inizialmente di nomina regia ma a partire dagli ultimi anni dell'Ottocento viene eletto direttamente dai consiglieri comunali al loro interno5.
Durante il regime fascista, abolito il sistema elettivo, le competenze degli organi rappresentativi delle autonomie locali vennero attribuite a organi di nomina governativa. Con la legge 4 febbraio 1926, n. 237, venne infatti istituito l'ordinamento podestarile nei comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti e col R.D.L. 3 settembre 1926 tale ordinamento fu esteso a tutti i comuni. Il podestà era nominato con decreto reale ed assommava in se le funzioni già esercitate dagli organi amministrativi di origine elettiva, nonché quelle espletate dal sindaco nella qualità di ufficiale di governo. Nei comuni con oltre 10.000 abitanti fu resa obbligatoria anche l'istituzione di una consulta municipale, i cui componenti, nominati dal prefetto su terne di nomi proposte dalle locali associazioni sindacali, svolgevano una funzione meramente consultiva.
L'istituto podestarile e gli annessi istituti ausiliari minori rimasero in vita fino all'entrata in vigore del R.D.L. 4 aprile 1944, n.111, che ripristinò il sindaco e la giunta municipale ed attribuì ai prefetti il compito di provvedere in via transitoria alla nomina dei sindaci e degli assessori, in attesa di poter indire le elezioni amministrative6 per la ricostituzione degli organi rappresentativi degli enti locali.
Manca uno studio specifico sulla storia istituzionale del comune di Fiesole. Se si escludono le opere a carattere informativo generale7 o d'interesse turistico, la nutrita bibliografia inerente a Fiesole riguarda, in prevalenza, i beni culturali, artistici ed archeologici, presenti sul territorio. Le pubblicazioni realizzate a cura dell'Amministrazione comunale sono state peraltro tradizionalmente costituite, fino in epoca recente, dai regolamenti comunali, emanati nelle materie di competenza, o da opuscoli stampati per pubblicizzare, in maniera spesso celebrativa, l'attività svolta dagli amministratori in carica nei diversi periodi8. Solo negli ultimi anni, a fronte di una sempre maggiore attenzione verso la storia locale, anche da parte dell'amministrazione comunale che ha incoraggiato gli studi in proposito, sono stati prodotti alcuni consistenti contributi monografici sulla storia sociale e politica del territorio in epoca postunitaria9.
Per un approccio sistematico
ed approfondito alle vicende amministrative fiesolane rimangono perciò
fondamentali i verbali delle sedute della giunta e del consiglio, che costituiscono
la cronaca puntuale dell'attività di governo locale e di gestione
dell'ente10. Si segnalano anche, per il loro interesse quali documenti
di sintesi, le relazioni rese dalla giunta municipale al consiglio comunale,
a giustificazione del conto consuntivo, che illustrano e commentano l'attività
svolta dall'amministrazione comunale in ciascun anno finanziario e forniscono
spesso anche dati statistici, economici e demografici, relativi al territorio11.
Il territorioNel corso dell'Ottocento, il comune di Fiesole ha subito considerevoli variazioni di confine fino a pervenire, nei primi anni del Novecento, all'attuale configurazione. Una sintetica descrizione delle fasi di questo processo, e delle vicende che lo hanno determinato, si rende perciò necessaria per delimitare l'ambito territoriale al quale si riferiscono i documenti dell'archivio prodotti in diversi periodi storici.
Nel 1808, a seguito dell'annessione all'impero francese, la legislazione e gli ordinamenti napoleonici vennero introdotti anche in Toscana. Le nuove leggi, tendenti a rafforzare l'autorità del potere centrale ed a rendere più efficiente e moderna l'amministrazione, introdussero un nuovo assetto di governo locale, con la creazione di un sistema gerarchico di dipartimenti, distretti e comuni. In alcuni casi ciò comportò una variazione della tradizionale circoscrizione territoriale delle preesistenti comunità. Per Fiesole si stabilì che, a partire dal 1° gennaio 1809, l'antica comunità fosse divisa in due nuove entità amministrative: le mairies di Fiesole e Pellegrino12. Queste ebbero il corso del Mugnone, fino alla foce in Arno, come linea di confine comune e i centri abitati da cui prendevano nome come capoluoghi. Tra il 1812 e il 1813, nel corso delle operazioni per la formazione del catasto avviate dai francesi, le due comunità raggiunsero poi un accordo in base al quale, "per il vantaggio degli amministrati" e per "una più comoda e utile divisione del territorio", la linea di confine intermedia non sarebbe più stata costituita dal corso del Mugnone, ma dall'imperiale strada Bolognese13. Cessata la dominazione francese in Toscana, e interrotte di conseguenza le operazioni catastali, l'attuazione di questa risoluzione fu però procrastinata fino alla realizzazione del catasto particellare toscano.
Col ritorno dei Lorena al potere, pur attuandosi nel clima politico della Restaurazione il ripristino del sistema comunitativo leopoldino, e quindi anche la riattivazione della cancelleria di Fiesole, Sesto e Campi, furono infatti confermate le due nuove comunità create dall'amministrazione francese e previsti per esse organi deliberativi separati14.
La creazione del Regno d'Italia comportò per Fiesole un nuovo sconvolgimento dell'assetto territoriale. Con la Legge 27 aprile 1865, n. 2255, fu infatti deciso l'ampliamento della città di Firenze, designata capitale del nuovo Stato, a spese dei comuni limitrofi, alcuni dei quali (Legnaia, Pellegrino e Rovezzano) vennero addirittura soppressi. Il R.D. 26 luglio 1865, n. 2412, sanzionò i nuovi confini di Firenze, che si appropriò così di una zona molto ampia del territorio circostante, estendendosi, sulla riva destra dell'Arno, fino a Careggi nel comune di Pellegrino, alla piazza di San Domenico in quello di Fiesole, a Varlungo in quello di Rovezzano. Le parti residue degli ex comuni di Rovezzano e Pellegrino (tranne la porzione meridionale di quest'ultimo che fu invece aggregata al comune di Sesto Fiorentino) vennero riunite a ciò che restava del comune di Fiesole.
La nuova compagine
territoriale non ebbe però vita facile per la divergenza di interessi
fra i principali centri abitati che ne facevano parte: uno dei fondamentali
motivi di contesa fu la dislocazione della sede municipale. A partire dalla
metà dell'Ottocento infatti, per gli interessi prevalenti degli
amministratori, quasi tutti residenti in città, gli uffici del comune
di Fiesole avevano avuto sede, prima in varie zone di Firenze15 e poi
in un edificio di via Bolognese, al Pellegrino16, che aveva precedentemente
ospitato la soppressa cancelleria comunitativa. Ma anche quest'ultima località
si trovava, a seguito dell'ampliamento del territorio del comune di Firenze,
fuori dai confini fiesolani. In base alla legge comunale e provinciale
del 1865 si era però stabilito l'obbligo (poi ulteriormente ribadito
da un parere emesso dal Consiglio di Stato il 31 marzo 1867) per le amministrazioni
comunali di dislocare gli uffici municipali nel territorio amministrato.
Si scatenò così un'accesa disputa fra le frazioni del neonato
comune in merito alla località da scegliere come sede17. Gli abitanti
del capoluogo vedevano infatti in questo frangente l'opportunità
di riportare gli uffici del municipio a Fiesole, mentre quelli delle altre
zone del comune, in prevalenza orientati in direzione del polo economico
rappresentato da Firenze, cui facevano capo anche la viabilità principale
e i più facili mezzi di comunicazione, esigevano una sede ufficiale
più facilmente accessibile e vicina alla città. Di fronte
all'impossibilità di conciliare esigenze tanto contrastanti il consiglio
comunale si oppose strenuamente alle pressioni delle autorità statali
che sollecitavano il trasferimento18. Fu perciò sciolto e sostituito
temporaneamente da un commissario governativo, il regio delegato Fernando
Simonetta. Questi, dopo aver tentato senza successo di trovare una soluzione
soddisfacente per tutti, il 22 febbraio 1868 decretò il trasferimento
degli uffici comunali a Coverciano; località che il Simonetta dichiarò
di aver prescelta per la sua vicinanza alla città e per averla ritenuta
più facilmente accessibile alla maggior parte della popolazione
del comune rispetto ad altre ed in particolare al capoluogo19. Questa
soluzione non soddisfece i fiesolani che iniziarono, e continuarono per
anni, una battaglia per ottenere il riconoscimento del primato di Fiesole
capoluogo rispetto agli altri centri abitati del comune. Nonostante l'apertura,
dal 1° gennaio 1892, di un ufficio succursale per l'anagrafe e
lo stato civile a Fiesole, gli abitanti del capoluogo, dal 1906, chiesero
insistentemente la costituzione in comune autonomo di quella parte del
territorio fiesolano che non era stato aggregato a Firenze nel 186520.
Con la legge 7 luglio 1910, n. 435, si provvide quindi a sanare una situazione
divenuta ormai insostenibile, inglobando al territorio comunale di Firenze
le ex frazioni fiesolane di Rovezzano, Settignano, parte di quella del
Pellegrino e le parrocchie di Coverciano e di Mensola 21. Trasferita
la sede municipale nel capoluogo, il comune di Fiesole veniva così
ad assumere l'assetto che ha mantenuto fino ad oggi.
L'archivioDal 1980 ad oggi sono stati intrapresi dall'amministrazione comunale di Fiesole consistenti interventi a favore della salvaguardia del proprio archivio e della promozione della sua conoscenza. Dopo aver provveduto ad istituire, e ricoprire, un posto di ruolo per un archivista, il primo passo è consistito nella disinfezione, disinfestazione e spolveratura accurata di tutte le carte che costituiscono la sezione separata dell'archivio22 (o "archivio storico" in quanto destinato prevalentemente alla consultazione per scopi di studio). Contestualmente se ne attuava anche il trasferimento in un ambiente che, oltre a garantire una buona conservazione23, ne permettesse la consultazione pubblica. Dai locali al piano terreno del Palazzo comunale, dove giacevano malamente stipate per la cronica mancanza di spazio, le carte dell'archivio sono state infatti trasportate nell'edificio denominato Palazzina Mangani, già sede delle scuole elementari ed attualmente destinato prevalentemente ad ospitare l'attività espositiva promossa dal comune. Qui, in un ampio locale, asciutto e ben aerato, si è dato corso al riordinamento e all'inventariazione della parte postunitaria dell'archivio24, che necessitava di un capillare intervento, anche conservativo25.
Mentre procedevano i lavori si è inoltre attuata, in via sperimentale, una parziale apertura al pubblico che, benché limitata a due volte la settimana, ha permesso la realizzazione di numerose ricerche e di alcune tesi di laurea.
In precedenza l'amministrazione comunale aveva effettuato altri due importanti interventi a tutela del proprio patrimonio archivistico26. Il primo risale al 1883, quando l'allora segretario comunale Salvatore Sborgi, coadiuvato dal commesso Augusto Guerri e dall'apprendista Leopoldo Tomberli, riordinò l'archivio e ne redasse un inventario27. In quell'occasione le carte furono già suddivise, in base al principio dell'appartenenza a diverse istituzioni produttrici, in due sezioni: l'Archivio antico, per gli atti relativi alla comunità preunitaria o comunque prodotti anteriormente al primo gennaio 1866, e l'Archivio nuovo, per gli atti prodotti dopo l'entrata in vigore della legge comunale e provinciale del 1865 e la conseguente attivazione degli organi e degli uffici del comune dello Stato italiano unitario. Si riporta di seguito lo schema generale dell'ordinamento come previsto al momento dell'attuazione28:
ARCHIVIO ANTICO
Titolo I. Atti e partiti magistrali
Titolo II. Corrispondenza
Titolo III. Amministrazione
Titolo IV. Anagrafe
Titolo V. Stato civile
Titolo VI. Arruolamento e servizi militari
Titolo VII. Guardia civica
Titolo VIII. Elezioni
Titolo IX. Beneficenza ed opere pie
Titolo X. Igiene e servizio sanitario
Titolo XI. Tasse
Titolo XII. Lavori pubblici
Titolo XIII. Legislazione anteriore al Regno d'Italia
ARCHIIO NUOVO
Titolo I. Atti e partiti magistrali
Titolo II. Corrispondenza
Titolo III. Amministrazione
Titolo IV. Anagrafe
Titolo V. Stato civile
Titolo VI. Arruolamento e servizi militari
Titolo VII. Guardia Nazionale
Titolo VIII. Elezioni
Titolo IX. Beneficenza ed opere pie
Titolo X. Igiene e servizio sanitario
Titolo XI. Tasse
Titolo XII. Lavori pubblici
Titolo XIII. Istruzione pubblica
Titolo XIV. Agricoltura, industria e commercio
Titolo XV. Polizia municipale
Titolo XVI. Biblioteca
Titolo XVII. Giudice conciliatore
Ognuno dei titoli
è articolato al suo interno in sezioni, identificate da lettere
dell’alfabeto. Nella parte relativa all'Archivio nuovo sono previste,
come ulteriore specificazione, anche le sottosezioni. Per esempio, il Titolo
I, Atti e partiti magistrali, è suddiviso nelle seguenti sezioni:
I.A. Deliberazioni del consiglio; I.B. Deliberazioni della giunta; I.C.
Deliberazioni delle commissioni comunali. La sezione A del Titolo I è
a sua volta articolata in: I.A.a. Deliberazioni del consiglio; I.A.b. Deliberazioni
del consiglio in seduta segreta; I.A.c. Atti del consiglio. A ciascun tipo
di atti viene così a corrispondere una sottosezione, all'interno
della quale le unità che la compongono hanno una numerazione progressiva
e che si configura come una serie aperta. La creazione di sottosezioni
oltreché per serie vere e proprie di atti omogenei si ha però
contemporaneamente, anche per unità archivistiche prodotte dalla
trattazione di singoli affari, con la conseguenza di pervenire, in molti
casi, ad una frammentazione capillare della documentazione senza riguardo
alla tipologia degli atti.
A testimonianza della costante applicazione di questo ordinamento fino ai primi decenni del Novecento rimangono sia il "Repertorio dell'archivio del Comune di Fiesole"29, nel quale alcune serie di atti risultano aggiornate fino agli anni Trenta, sia le sigle alfanumeriche sistematicamente riportate sulle costole di filze, buste e registri.
Un crescente disinteresse da parte dell'amministrazione comunale nei confronti del proprio archivio si manifestò però col progredire del nostro secolo. L'archivio diventa così un deposito polveroso in cui si immagazzinano gli atti esauriti senza più alcun criterio ordinativo.
Negli anni 1958-1959 si effettuò l'altro intervento di rilievo. Fu infatti conferito al prof. Giuseppe Pansini, l'incarico di riordinare e inventariare l'archivio preunitario; mentre al signor Pino Pinasco, archivista del comune di Prato, veniva affidato il riordinamento dell'archivio postunitario, a cui non seguì però la stesura di un inventario. Per questo settore dell'archivio ci si accontentò di suddividere gli atti, in grosse ripartizioni, in base al tipo o al contenuto dei documenti, in modo da poter effettuare un consistente scarto.
Nell'attuale sistemazione30 gli atti sono organizzati in ventinove serie, che sono state individuate tenendo conto dei diversi settori di competenza del comune, delle tipologie documentarie e delle prospettive di accrescimento tramite future acquisizioni dall'archivio di deposito.
Alla serie di contenuto più generale costituita dal carteggio degli affari si sono affiancate quelle costituite da documenti di natura più particolare e specifica, di tipo riassuntivo (bilanci, libri mastri), certificativo (registri di stato civile, liste di leva e elettorali), giustificativo (mandati di pagamento e di riscossione), che restano interni al comune e per i quali è già prevista dalla normativa la conservazione in corrente e per ordine cronologico.
Si è preferito inoltre mantenere l'autonomia di quelle serie di documenti che sono stati archiviati tradizionalmente in modo distinto dalla raccolta del carteggio degli affari comunali, pur essendovi teoricamente riconducibili; impostazione che è derivata dalla prassi, radicata nell'uso e mantenutasi spesso fino ad oggi, instaurata in alcuni uffici (ad es. l'Ufficio tecnico) di costituire presso di se un proprio archivio di settore con gli atti ed i carteggi più strettamente tecnici.
Alcune serie sono articolate in più sottoserie. Questa scelta riordinativa è stata determinata dall'esigenza di rispettare la struttura dell'archivio e la stratificazione delle carte quale si è storicamente determinata, evitando però un eccessivo moltiplicarsi di serie di tipo aperto, ideate cioè per essere proseguite mediante le accessioni periodiche e aventi una numerazione indipendente. Tipologie documentarie che non hanno trovato una costante prosecuzione, in quanto di alcuni tipi di atti si è cessata la produzione per il cambiamento delle procedure amministrative, mentre di altri si è avuta una produzione cronologicamente circoscritta legata a situazioni contingenti, si è proceduto a raggrupparle per affinità di contenuto, costituendo con esse sottoserie chiuse all'interno di un'unica serie e ponendo in ultima posizione una sottoserie ancora aperta. Si è cercato altresì di rispettare sistemi coerenti d'archiviazione anche quando essi non presentavano una successione cronologica di lungo periodo col ricondurli, anche in questo caso, entro sottoserie chiuse confluenti in serie aperte.
* L'utenza di un archivio comunale è composta sia da studiosi di varie discipline che da studenti universitari, spesso alla prima esperienza di ricerca diretta sulle fonti, e da cittadini di tutte le categorie sociali e professionali, appassionati di storia locale o anche semplicemente alla riscoperta delle proprie "radici" familiari. Si è ritenuto perciò opportuno, per rendere accessibile la consultazione delle carte ad una fascia di persone così estesa e qualitativamente diversificata, fornire alcune notizie introduttive, oltre che sull'archivio e sulle serie documentarie che vi sono conservate, anche sull'ambito normativo e territoriale all'interno del quale ha agito l'ente, durante il periodo in cui sono stati prodotti gli atti inventariati.