INVENTARIO DELL'ARCHIVIO POSTUNITARIO DEL COMUNE DI FIESOLE
(1865-1945)
 

INTRODUZIONE*

L'istituzione
Il comune dello Stato italiano unitario è per molti aspetti il diretto erede delle antiche entità amministrative locali, di cui spesso ricalca la configurazione territoriale. Ma il fatto di natura istituzionale che determina la sua nascita è l'entrata in vigore della Legge per l'unificazione amministrativa del Regno d'Italia del 20 marzo 1865, n. 2248, la quale, come Allegato A, comprendeva la prima legge comunale e provinciale del nuovo Stato. Questa determinò le strutture dell'amministrazione periferica e dettò le norme relative al loro funzionamento e alle loro competenze, poi ulteriormente specificate dal regolamento di applicazione della legge emanato nello stesso anno1. Innovazioni all'ordinamento amministrativo italiano furono introdotte, a partire dalla riforma Crispi del 1888, da vari provvedimenti legislativi2.  Attualmente il Testo Unico del 1934 e il regolamento del 19113 costituiscono ancora, nonostante le modificazioni apportatevi con successivi provvedimenti particolari, la fonte principale che regola l'attività e il funzionamento delle autonomie locali.

In base alla normativa statale, le attribuzioni fondamentali dei comuni riguardano il soddisfacimento dei bisogni primari della popolazione (viabilità, igiene, sanità ed assistenza pubblica, polizia locale), l'organizzazione di alcuni servizi indispensabili (acqua potabile, fognature, mercati, etc.) e lo svolgimento, per delega dello Stato, di compiti relativi ad attività di interesse nazionale (stato civile, censimenti, elezioni, leva militare). L'ampiezza e l'importanza delle competenze dei comuni, nell'ambito del soddisfacimento dei pubblici bisogni locali, e il grado di autonomia di cui hanno goduto nell'espletarle è però variato nel tempo, in relazione all'evolversi dei rapporti organizzativi tra enti locali e Stato e alla trasformazione delle esigenze sociali, connesse all'espandersi del progresso industriale e tecnologico.

Gli organi attraverso i quali si esprime l'attività di governo dei comuni sono stati fin dall'inizio il consiglio comunale, organismo collegiale eletto direttamente dai cittadini4, la giunta municipale, gruppo ristretto eletto dal consiglio al suo interno, e il sindaco. Quest'ultimo, che svolge la duplice funzione di capo dell'amministrazione comunale e di ufficiale di governo, era inizialmente di nomina regia ma a partire dagli ultimi anni dell'Ottocento viene eletto direttamente dai consiglieri comunali al loro interno5.

Durante il regime fascista, abolito il sistema elettivo, le competenze degli organi rappresentativi delle autonomie locali vennero attribuite a organi di nomina governativa. Con la legge 4 febbraio 1926, n. 237, venne infatti istituito l'ordinamento podestarile nei comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti e col R.D.L. 3 settembre 1926 tale ordinamento fu esteso a tutti i comuni. Il podestà era nominato con decreto reale ed assommava in se le funzioni già esercitate dagli organi amministrativi di origine elettiva, nonché quelle espletate dal sindaco nella qualità di ufficiale di governo. Nei comuni con oltre 10.000 abitanti fu resa obbligatoria anche l'istituzione di una consulta municipale, i cui componenti, nominati dal prefetto su terne di nomi proposte dalle locali associazioni sindacali, svolgevano una funzione meramente consultiva.

L'istituto podestarile e gli annessi istituti ausiliari minori rimasero in vita fino all'entrata in vigore del R.D.L. 4 aprile 1944, n.111, che ripristinò il sindaco e la giunta municipale ed attribuì ai prefetti il compito di provvedere in via transitoria alla nomina dei sindaci e degli assessori, in attesa di poter indire le elezioni amministrative6 per la ricostituzione degli organi rappresentativi degli enti locali.

Manca uno studio specifico sulla storia istituzionale del comune di Fiesole. Se si escludono le opere a carattere informativo generale7 o d'interesse turistico, la nutrita bibliografia inerente a Fiesole riguarda, in prevalenza, i beni culturali, artistici ed archeologici, presenti sul territorio. Le pubblicazioni realizzate a cura dell'Amministrazione comunale sono state peraltro tradizionalmente costituite, fino in epoca recente, dai regolamenti comunali, emanati nelle materie di competenza, o da opuscoli stampati per pubblicizzare, in maniera spesso celebrativa, l'attività svolta dagli amministratori in carica nei diversi periodi8. Solo negli ultimi anni, a fronte di una sempre maggiore attenzione verso la storia locale, anche da parte dell'amministrazione comunale che ha incoraggiato gli studi in proposito, sono stati prodotti alcuni consistenti contributi monografici sulla storia sociale e politica del territorio in epoca postunitaria9.

Per un approccio sistematico ed approfondito alle vicende amministrative fiesolane rimangono perciò fondamentali i verbali delle sedute della giunta e del consiglio, che costituiscono la cronaca puntuale dell'attività di governo locale e di gestione dell'ente10. Si segnalano anche, per il loro interesse quali documenti di sintesi, le relazioni rese dalla giunta municipale al consiglio comunale, a giustificazione del conto consuntivo, che illustrano e commentano l'attività svolta dall'amministrazione comunale in ciascun anno finanziario e forniscono spesso anche dati statistici, economici e demografici, relativi al territorio11.
 

Il territorio
Nel corso dell'Ottocento, il comune di Fiesole ha subito considerevoli variazioni di confine fino a pervenire, nei primi anni del Novecento, all'attuale configurazione. Una sintetica descrizione delle fasi di questo processo, e delle vicende che lo hanno determinato, si rende perciò necessaria per delimitare l'ambito territoriale al quale si riferiscono i documenti dell'archivio prodotti in diversi periodi storici.

Nel 1808, a seguito dell'annessione all'impero francese, la legislazione e gli ordinamenti napoleonici vennero introdotti anche in Toscana. Le nuove leggi, tendenti a rafforzare l'autorità del potere centrale ed a rendere più efficiente e moderna l'amministrazione, introdussero un nuovo assetto di governo locale, con la creazione di un sistema gerarchico di dipartimenti, distretti e comuni. In alcuni casi ciò comportò una variazione della tradizionale circoscrizione territoriale delle preesistenti comunità. Per Fiesole si stabilì che, a partire dal 1° gennaio 1809, l'antica comunità fosse divisa in due nuove entità amministrative: le mairies di Fiesole e Pellegrino12. Queste ebbero il corso del Mugnone, fino alla foce in Arno, come linea di confine comune e i centri abitati da cui prendevano nome come capoluoghi. Tra il 1812 e il 1813, nel corso delle operazioni per la formazione del catasto avviate dai francesi, le due comunità raggiunsero poi un accordo in base al quale, "per il vantaggio degli amministrati" e per "una più comoda e utile divisione del territorio", la linea di confine intermedia non sarebbe più stata costituita dal corso del Mugnone, ma dall'imperiale strada Bolognese13. Cessata la dominazione francese in Toscana, e interrotte di conseguenza le operazioni catastali, l'attuazione di questa risoluzione fu però procrastinata fino alla realizzazione del catasto particellare toscano.

Col ritorno dei Lorena al potere, pur attuandosi nel clima politico della Restaurazione il ripristino del sistema comunitativo leopoldino, e quindi anche la riattivazione della cancelleria di Fiesole, Sesto e Campi, furono infatti confermate le due nuove comunità create dall'amministrazione francese e previsti per esse organi deliberativi separati14.

La creazione del Regno d'Italia comportò per Fiesole un nuovo sconvolgimento dell'assetto territoriale. Con la Legge 27 aprile 1865, n. 2255, fu infatti deciso l'ampliamento della città di Firenze, designata capitale del nuovo Stato, a spese dei comuni limitrofi, alcuni dei quali (Legnaia, Pellegrino e Rovezzano) vennero addirittura soppressi. Il R.D. 26 luglio 1865, n. 2412, sanzionò i nuovi confini di Firenze, che si appropriò così di una zona molto ampia del territorio circostante, estendendosi, sulla riva destra dell'Arno, fino a Careggi nel comune di Pellegrino, alla piazza di San Domenico in quello di Fiesole, a Varlungo in quello di Rovezzano. Le parti residue degli ex comuni di Rovezzano e Pellegrino (tranne la porzione meridionale di quest'ultimo che fu invece aggregata al comune di Sesto Fiorentino) vennero riunite a ciò che restava del comune di Fiesole.

La nuova compagine territoriale non ebbe però vita facile per la divergenza di interessi fra i principali centri abitati che ne facevano parte: uno dei fondamentali motivi di contesa fu la dislocazione della sede municipale. A partire dalla metà dell'Ottocento infatti, per gli interessi prevalenti degli amministratori, quasi tutti residenti in città, gli uffici del comune di Fiesole avevano avuto sede, prima in varie zone di Firenze15 e poi in un edificio di via Bolognese, al Pellegrino16, che aveva precedentemente ospitato la soppressa cancelleria comunitativa. Ma anche quest'ultima località si trovava, a seguito dell'ampliamento del territorio del comune di Firenze, fuori dai confini fiesolani. In base alla legge comunale e provinciale del 1865 si era però stabilito l'obbligo (poi ulteriormente ribadito da un parere emesso dal Consiglio di Stato il 31 marzo 1867) per le amministrazioni comunali di dislocare gli uffici municipali nel territorio amministrato. Si scatenò così un'accesa disputa fra le frazioni del neonato comune in merito alla località da scegliere come sede17. Gli abitanti del capoluogo vedevano infatti in questo frangente l'opportunità di riportare gli uffici del municipio a Fiesole, mentre quelli delle altre zone del comune, in prevalenza orientati in direzione del polo economico rappresentato da Firenze, cui facevano capo anche la viabilità principale e i più facili mezzi di comunicazione, esigevano una sede ufficiale più facilmente accessibile e vicina alla città. Di fronte all'impossibilità di conciliare esigenze tanto contrastanti il consiglio comunale si oppose strenuamente alle pressioni delle autorità statali che sollecitavano il trasferimento18. Fu perciò sciolto e sostituito temporaneamente da un commissario governativo, il regio delegato Fernando Simonetta. Questi, dopo aver tentato senza successo di trovare una soluzione soddisfacente per tutti, il 22 febbraio 1868 decretò il trasferimento degli uffici comunali a Coverciano; località che il Simonetta dichiarò di aver prescelta per la sua vicinanza alla città e per averla ritenuta più facilmente accessibile alla maggior parte della popolazione del comune rispetto ad altre ed in particolare al capoluogo19. Questa soluzione non soddisfece i fiesolani che iniziarono, e continuarono per anni, una battaglia per ottenere il riconoscimento del primato di Fiesole capoluogo rispetto agli altri centri abitati del comune. Nonostante l'apertura, dal 1° gennaio 1892, di un ufficio succursale per l'anagrafe e lo stato civile a Fiesole, gli abitanti del capoluogo, dal 1906, chiesero insistentemente la costituzione in comune autonomo di quella parte del territorio fiesolano che non era stato aggregato a Firenze nel 186520. Con la legge 7 luglio 1910, n. 435, si provvide quindi a sanare una situazione divenuta ormai insostenibile, inglobando al territorio comunale di Firenze le ex frazioni fiesolane di Rovezzano, Settignano, parte di quella del Pellegrino e le parrocchie di Coverciano e di Mensola 21. Trasferita la sede municipale nel capoluogo, il comune di Fiesole veniva così ad assumere l'assetto che ha mantenuto fino ad oggi.
 

L'archivio
Dal 1980 ad oggi sono stati intrapresi dall'amministrazione comunale di Fiesole consistenti interventi a favore della salvaguardia del proprio archivio e della promozione della sua conoscenza. Dopo aver provveduto ad istituire, e ricoprire, un posto di ruolo per un archivista, il primo passo è consistito nella disinfezione, disinfestazione e spolveratura accurata di tutte le carte che costituiscono la sezione separata dell'archivio22 (o "archivio storico" in quanto destinato prevalentemente alla consultazione per scopi di studio). Contestualmente se ne attuava anche il trasferimento in un ambiente che, oltre a garantire una buona conservazione23, ne permettesse la consultazione pubblica. Dai locali al piano terreno del Palazzo comunale, dove giacevano malamente stipate per la cronica mancanza di spazio, le carte dell'archivio sono state infatti trasportate nell'edificio denominato Palazzina Mangani, già sede delle scuole elementari ed attualmente destinato prevalentemente ad ospitare l'attività espositiva promossa dal comune. Qui, in un ampio locale, asciutto e ben aerato, si è dato corso al riordinamento e all'inventariazione della parte postunitaria dell'archivio24, che necessitava di un capillare intervento, anche conservativo25.

Mentre procedevano i lavori si è inoltre attuata, in via sperimentale, una parziale apertura al pubblico che, benché limitata a due volte la settimana, ha permesso la realizzazione di numerose ricerche e di alcune tesi di laurea.

In precedenza l'amministrazione comunale aveva effettuato altri due importanti interventi a tutela del proprio patrimonio archivistico26. Il primo risale al 1883, quando l'allora segretario comunale Salvatore Sborgi, coadiuvato dal commesso Augusto Guerri e dall'apprendista Leopoldo Tomberli, riordinò l'archivio e ne redasse un inventario27. In quell'occasione le carte furono già suddivise, in base al principio dell'appartenenza a diverse istituzioni produttrici, in due sezioni: l'Archivio antico, per gli atti relativi alla comunità preunitaria o comunque prodotti anteriormente al primo gennaio 1866, e l'Archivio nuovo, per gli atti prodotti dopo l'entrata in vigore della legge comunale e provinciale del 1865 e la conseguente attivazione degli organi e degli uffici del comune dello Stato italiano unitario. Si riporta di seguito lo schema generale dell'ordinamento come previsto al momento dell'attuazione28:

ARCHIVIO ANTICO

Titolo I. Atti e partiti magistrali
Titolo II. Corrispondenza
Titolo III. Amministrazione
Titolo IV. Anagrafe
Titolo V. Stato civile
Titolo VI. Arruolamento e servizi militari
Titolo VII. Guardia civica
Titolo VIII. Elezioni
Titolo IX. Beneficenza ed opere pie
Titolo X. Igiene e servizio sanitario
Titolo XI. Tasse
Titolo XII. Lavori pubblici
Titolo XIII. Legislazione anteriore al Regno d'Italia


ARCHIIO NUOVO

Titolo I. Atti e partiti magistrali
Titolo II. Corrispondenza
Titolo III. Amministrazione
Titolo IV. Anagrafe
Titolo V. Stato civile
Titolo VI. Arruolamento e servizi militari
Titolo VII. Guardia Nazionale
Titolo VIII. Elezioni
Titolo IX. Beneficenza ed opere pie
Titolo X. Igiene e servizio sanitario
Titolo XI. Tasse
Titolo XII. Lavori pubblici
Titolo XIII. Istruzione pubblica
Titolo XIV. Agricoltura, industria e commercio
Titolo XV. Polizia municipale
Titolo XVI. Biblioteca
Titolo XVII. Giudice conciliatore


Ognuno dei titoli è articolato al suo interno in sezioni, identificate da lettere dell’alfabeto. Nella parte relativa all'Archivio nuovo sono previste, come ulteriore specificazione, anche le sottosezioni. Per esempio, il Titolo I, Atti e partiti magistrali, è suddiviso nelle seguenti sezioni: I.A. Deliberazioni del consiglio; I.B. Deliberazioni della giunta; I.C. Deliberazioni delle commissioni comunali. La sezione A del Titolo I è a sua volta articolata in: I.A.a. Deliberazioni del consiglio; I.A.b. Deliberazioni del consiglio in seduta segreta; I.A.c. Atti del consiglio. A ciascun tipo di atti viene così a corrispondere una sottosezione, all'interno della quale le unità che la compongono hanno una numerazione progressiva e che si configura come una serie aperta. La creazione di sottosezioni oltreché per serie vere e proprie di atti omogenei si ha però contemporaneamente, anche per unità archivistiche prodotte dalla trattazione di singoli affari, con la conseguenza di pervenire, in molti casi, ad una frammentazione capillare della documentazione senza riguardo alla tipologia degli atti.

A testimonianza della costante applicazione di questo ordinamento fino ai primi decenni del Novecento rimangono sia il "Repertorio dell'archivio del Comune di Fiesole"29, nel quale alcune serie di atti risultano aggiornate fino agli anni Trenta, sia le sigle alfanumeriche sistematicamente riportate sulle costole di filze, buste e registri.

Un crescente disinteresse da parte dell'amministrazione comunale nei confronti del proprio archivio si manifestò però col progredire del nostro secolo. L'archivio diventa così un deposito polveroso in cui si immagazzinano gli atti esauriti senza più alcun criterio ordinativo.

Negli anni 1958-1959 si effettuò l'altro intervento di rilievo. Fu infatti conferito al prof. Giuseppe Pansini, l'incarico di riordinare e inventariare l'archivio preunitario; mentre al signor Pino Pinasco, archivista del comune di Prato, veniva affidato il riordinamento dell'archivio postunitario, a cui non seguì però la stesura di un inventario. Per questo settore dell'archivio ci si accontentò di suddividere gli atti, in grosse ripartizioni, in base al tipo o al contenuto dei documenti, in modo da poter effettuare un consistente scarto.

Nell'attuale sistemazione30 gli atti sono organizzati in ventinove serie, che sono state individuate tenendo conto dei diversi settori di competenza del comune, delle tipologie documentarie e delle prospettive di accrescimento tramite future acquisizioni dall'archivio di deposito.

Alla serie di contenuto più generale costituita dal carteggio degli affari si sono affiancate quelle costituite da documenti di natura più particolare e specifica, di tipo riassuntivo (bilanci, libri mastri), certificativo (registri di stato civile, liste di leva e elettorali), giustificativo (mandati di pagamento e di riscossione), che restano interni al comune e per i quali è già prevista dalla normativa la conservazione in corrente e per ordine cronologico.

Si è preferito inoltre mantenere l'autonomia di quelle serie di documenti che sono stati archiviati tradizionalmente in modo distinto dalla raccolta del carteggio degli affari comunali, pur essendovi teoricamente riconducibili; impostazione che è derivata dalla prassi, radicata nell'uso e mantenutasi spesso fino ad oggi, instaurata in alcuni uffici (ad es. l'Ufficio tecnico) di costituire presso di se un proprio archivio di settore con gli atti ed i carteggi più strettamente tecnici.

Alcune serie sono articolate in più sottoserie. Questa scelta riordinativa è stata determinata dall'esigenza di rispettare la struttura dell'archivio e la stratificazione delle carte quale si è storicamente determinata, evitando però un eccessivo moltiplicarsi di serie di tipo aperto, ideate cioè per essere proseguite mediante le accessioni periodiche e aventi una numerazione indipendente. Tipologie documentarie che non hanno trovato una costante prosecuzione, in quanto di alcuni tipi di atti si è cessata la produzione per il cambiamento delle procedure amministrative, mentre di altri si è avuta una produzione cronologicamente circoscritta legata a situazioni contingenti, si è proceduto a raggrupparle per affinità di contenuto, costituendo con esse sottoserie chiuse all'interno di un'unica serie e ponendo in ultima posizione una sottoserie ancora aperta. Si è cercato altresì di rispettare sistemi coerenti d'archiviazione anche quando essi non presentavano una successione cronologica di lungo periodo col ricondurli, anche in questo caso, entro sottoserie chiuse confluenti in serie aperte.




NOTE

* L'utenza di un archivio comunale è composta sia da studiosi di varie discipline che da studenti universitari, spesso alla prima esperienza di ricerca diretta sulle fonti, e da cittadini di tutte le categorie sociali e professionali, appassionati di storia locale o anche semplicemente alla riscoperta delle proprie "radici" familiari. Si è ritenuto perciò opportuno, per rendere accessibile la consultazione delle carte ad una fascia di persone così estesa e qualitativamente diversificata, fornire alcune notizie introduttive, oltre che sull'archivio e sulle serie documentarie che vi sono conservate, anche sull'ambito normativo e territoriale all'interno del quale ha agito l'ente, durante il periodo in cui sono stati prodotti gli atti inventariati.

    1. R.D. 8 giugno 1865, n. 2321.
    2. Si ricordano in particolare i seguenti: R.D. 10 febbraio 1889, n.5921; R.D. 4 maggio 1898, n.164; R.D. 21 maggio 1908, n.269; R.D. 4 febbraio 1915, n.148; R.D. 3 marzo 1934, n.383.
    3. Si tratta del regolamento di esecuzione della legge comunale e provinciale del 1908, promulgato con R.D. 12 febbraio 1911, n.297.
    4. In merito alla rappresentatività degli organi di governo locale, si ricorda che mentre nella Toscana granducale i rappresentanti della popolazione erano estratti a sorte fra i nobili e i possidenti, nello Stato italiano essi vengono eletti direttamente dalla popolazione. Ciò avviene inizialmente in base ad una legge elettorale su base rigidamente censitaria, che permette l'accesso alle cariche e al voto solo a chi detiene un reddito notevole: nel 1865 gli elettori amministrativi iscritti nelle liste corrispondevano su base nazionale solo al 3,9% degli abitanti del Regno. Successive riforme elettorali innalzano di poco questa percentuale, fino a che con le leggi del 1912-'13 il rapporto percentuale fra elettori amministrativi e popolazione sale al 26%. Le donne erano comunque escluse da qualsiasi forma di partecipazione elettorale e tale situazione si protrarrà fino alle elezioni del secondo dopoguerra.
    5. Con la riforma Crispi del 1888 i comuni capoluogo di circondario o di provincia aventi almeno 10.000 abitanti, fra i quali rientrava anche Fiesole, ottengono che la nomina regia del sindaco venga abolita e sostituita con l'elezione da parte del consiglio comunale. Questa prerogativa sarà poi estesa anche a tutti gli altri comuni d'Italia con la legge 29 luglio 1896, n.346.
    6. Le norme che regolano queste prime elezioni dopo la guerra si rifanno all'ultimo testo prefascista in materia e cioè al Testo Unico della legge comunale e provinciale del 1915, introducendovi però alcune modificazioni, in particolare l'allargamento del suffragio alle donne. Cfr. D.L.L. 7 gennaio 1946, n.1.
    7. In questo contesto ci limitiamo a ricordare, per il loro particolare interesse, quelle realizzate da due solerti segretari comunali durante il periodo in cui svolsero il loro ufficio presso il comune di Fiesole: Salvatore .Sborgi, Statistica del Comune di Fiesole, Firenze 1871; Augusto Guerri, Fiesole e il suo Comune , Firenze 1897; A. Guerri, Fiesole e il suo nuovo Comune, Fiesole 1913.
    8. Nella prima metà del Novecento sono stati pubblicati i seguenti opuscoli: Enoch .Paladini, Relazione letta al consiglio comunale l'8 gennaio 1911, Fiesole s.d.; Alfredo .Monetti; e altri, Relazione sulla amministrazione comunale di Fiesole. 8 Gennaio 1911-21 Giugno 1914, Fiesole 1914; Ettore Bozzolini, Quattro anni di amministrazione fascista. 4 Marzo 1923-3 Aprile 1927. Relazione alla Giunta che l'approvò nella seduta del 31 Marzo 1927, Fiesole 1927; Relazione del sindaco Luigi .Casini; sull'opera svolta dall'amministrazione comunale dall'8 settembre 1944 al febbraio 1946, Firenze 1946.
    9. Dal 1985 il comune di Fiesole ha intrapreso la pubblicazione di una collana, i "Quaderni di documentazione", per valorizzare e far conoscere ricerche realizzate da studiosi della realtà fiesolana. Fra i titoli finora apparsi in questa serie, per aver trattato temi inerenti alla storia dell'amministrazione comunale, segnaliamo i seguenti: Sandro Nannucci , I sindaci di Fiesole. Antifascismo, resistenza, ricostruzione. Luigi Casini, Giovanni Ignesti,, Adriano Latini, Firenze 1986; Marcella .Caioli, L'istruzione pubblica e privata nel comune di Fiesole. 1860-1911, Firenze 1986. Fra i lavori per ora inediti, segnaliamo inoltre la tesi di laurea in Storia dell'Architettura di Elisabetta .Saltamerenda, su Michelangelo .Maiorfi: un ingegnere comunale per Fiesole (1863-1893), che è stata discussa presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Firenze nell'anno accademico 1985-1986. Per una più esauriente informazione bibliografica rinviamo invece alla Biblioteca comunale di Fiesole, dove esiste un sezione dedicata alle pubblicazioni di interesse locale, il cui catalogo costituisce di per sé una vasta ed aggiornata bibliografia su Fiesole.
    10. Da questa fonte, come contributo alla storia dell'istituzione, sono stati desunti i dati relativi alla cronologia delle elezioni amministrative e all'avvicendamento dei sindaci e dei principali funzionari comunali, che si trovano in appendice all'introduzione.
    11. Le relazioni sono allegate ai relativi conti consuntivi (Cfr. Archivio del comune di Fiesole (d’ora in poi A.C.F), Postunitario, serie XIII).
    12. Cfr. articolo 4 del Decreto sulla nuova circoscrizione delle comunità, deliberato dalla Giunta straordinaria per il governo dello Stato di Toscana il 1° dicembre 1808 (A.C.F., Preunitario, n. 142, Filza di lettere del prefetto del Dipartimento dell'Arno, 1808-1810).
    13. Si veda la deliberazione n. 125 del consiglio municipale della Comune di Fiesole, con la quale, nella seduta del 5 marzo 1813, si sanziona la nuova delimitazione della Comune con le limitrofe, in base alla convenzione già stipulata fra i maires di Fiesole e di Pellegrino; il 29 giugno 1812 (A.C.F., Preunitario, n. 14, Registro delle deliberazioni e decreti del Maire, 1809-1813).
    14. Si vedano le istruzioni emanate in proposito, in attuazione degli editti del 27 giugno e 12 settembre 1814, dal provveditore della Camera delle comunità in data 15 ottobre 1814 (A.C.F., Preunitario, n. 251, Filza di circolari a stampa del Soprassindaco e del Provveditore della Camera delle Comunità di Firenze, 1814-1817).
    15. Cfr. A.C.F., Preunitario, n. 31, deliberazione n. 4 dell'11 agosto 1851.
    16. Cfr. A.C.F., Postunitario, serie I n. 7, deliberazione n. 185 del 21 aprile 1866.
    17. A testimonianza della vivace polemica protrattasi per un cinquantennio rimangono, oltre alle fonti d'archivio e ai numerosi articoli pubblicati sui giornali locali, anche alcuni opuscoli: Fiesole e la nuova sede comunale. Parole del Comitato fiesolano dopo le ultime elezioni, Firenze 1868; Memoria del Comitato Pro-Fiesole a S.E. il Ministro dell'interno, Fiesole 1908; Comitato Pro-Fiesole, Agli elettori della frazione del capoluogo. Verbale dell'adunanza del dì 15 novembre 1908, Fiesole 1908; Per l'integrità del Comune di Fiesole. Memoria della Giunta Municipale a Sua Eccellenza il Ministro dell'interno, s.l. 1908; Comitato Pro-Fiesole, Ai fiesolani, Fiesole 1910.
    18. Copie delle comunicazioni ufficiali intercorse, a più riprese, tra l'Amministrazione comunale e la Prefettura si ritrovano in : A.C.F., Postunitario, serie IV n. 5, inserto relativo alla seduta del consiglio comunale del 12 novembre 1867.
    19. In merito all'attività svolta dal dott. Simonetta durante il suo incarico, cfr. A.C.F., Postunitario, serie IV n. 67.
    20. Per una cronologia puntuale dell'iter amministrativo e legislativo della vicenda, vedi: Comitato Pro-Fiesole, Ai fiesolani, Fiesole 1910, pp. 11-15.
    21. In base agli accordi patrimoniali intercorsi tra Firenze e Fiesole a seguito delle variazioni di confine, gli archivi preunitari delle comunità di Rovezzano e Pellegrino furono trasferiti dall'archivio comunale di Fiesole a quello di Firenze;. Gli atti relativi al territorio delle due ex-comunità prodotti nel periodo della loro aggregazione a Fiesole (1865-1910) rimanevano, costituendone parte integrante e indivisibile, a far parte dell'archivio di questo comune.
    22. In base all'articolo 30 del D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409, gli enti pubblici hanno l'obbligo, oltre a provvedere alla conservazione e all'ordinamento dei propri archivi, di istituire separate sezioni di archivio per i documenti relativi ad affari esauriti da oltre 40 anni e di redigerne l'inventario. Gli atti posteriori al quarantennio, ma non più necessari all'attività amministrativa corrente, hanno una collocazione provvisoria nell'archivio di deposito, dal quale usciranno per confluire nella sezione separata, dove saranno conservati definitivamente, o per essere destinati allo scarto, se ritenuti privi di interesse storico.
    23. Grazie ad un sostanzioso finanziamento della Regione Toscana, a partire dal 1984 è stato anche intrapreso il sistematico restauro dei pezzi che erano stati danneggiati dall'uso e dall'insalubrità dei locali in cui l'archivio era stato ospitato per molti anni.
    24. Poiché all'inizio dei lavori di riordinamento fu stabilito come limite cronologico per la sezione separata dell'archivio il 1945, anche l'inventario si ferma, per ora, a questo anno. Poche eccezioni sono costituite da serie di documenti di cui è cessata la produzione e che, per aver perso ogni interesse di tipo amministrativo, sono stati già trasferiti dall'archivio di deposito, prescindendo dal limite quarantennale previsto per tale operazione.
    25. Limitatamente a questo settore dell'archivio si sono attuati interventi conservativi e di condizionamento che hanno comportato la sostituzione di circa 500 contenitori (cartelle e buste), la rilegatura di 70 registri e il restauro o rinforzamento di piante e disegni allegati a diverse pratiche degli affari comunali
    26. Ci limitiamo in questo contesto a dare notizia degli interventi attuati in epoca postunitaria.
    27. Si veda in proposito la deliberazione n. 270 della giunta municipale del 7 settembre 1883 con la quale, dopo aver udito la relazione del segretario .Sborgi sul lavoro svolto e sui criteri per esso adottati, si plaude all'operato degli impiegati e si decide di assegnare loro una gratifica (A.C.F., Postunitario, serie II n. 17).
    28. Cfr. pag. 162 "Repertorio dell'archivio del Comune di Fiesole" (A.C.F., Postunitario, serie XXIX n. 68).
    29. A.C.F., Postunitario, serie XXIX, n. 68.

    30. Durante l' ordinamento e l' inventariazione delle carte, si sono tenuti costantemente presenti lo studio di Augusto Antoniella, L'archivio comunale postunitario, Firenze 1979, e alcune esperienze realizzate in Toscana in questi ultimi anni, cfr. L'archivio storico del comune di Montemurlo. Inventario, a cura di Carlo Fantappiè, Prato 1984; Sandra Marsini, Inventario dell'archivio postunitario del comune di Calenzano, con tre appendici, Comune di Calenzano 1986; C. Fantappiè, Inventario dell'archivio storico comunale di Lastra a Signa, Firenze 1987. A conclusione del lavoro, desidero esprimere un caloroso ringraziamento al dott. Renato Delfiol, della Sovrintendenza Archivistica per la Toscana, per i preziosi consigli e l'ampia disponibilità, e al dott. Carlo Salvianti, Esperto beni culturali del Comune di Fiesole, che mi ha accompagnata durante tutto il corso di questa mia fatica con il suo incoraggiamento e interesse.