Prefazione

STORIA DI UN LAVORO IN FIERI


L'importanza e la ricchezza dell'archivio e della biblioteca privata di Ernesto Balducci sono all'origine dello stesso costituirsi della Fondazione che a lui si richiama e che gli amici hanno voluto creare per poter valorizzare adeguatamente la sua testimonianza attraverso lo studio delle sue carte e degli scritti. Tale importanza è stata anche sottolineata dalla notifica della Soprintendenza archivistica relativa al "notevole interesse storico" ed è all'origine del lavoro di ordinamento e catalogazione che è la necessaria premessa per l'apertura e la messa a disposizione agli studiosi di questi materiali.

L'idea di rendere omaggio a Balducci promuovendo una serie di studi sulla sua attività, senza alcuna pretesa di dover "conservare" una precisa immagine o memoria già caratterizzate, secondo priorità o profili o schemi di giudizio predefiniti, è stata la linea ispiratrice della Fondazione nella valorizzazione dell'archivio. Si voleva in questo modo sottolineare che non esiste una eredità di Balducci lasciata come in esclusiva agli amici che hanno condiviso tante esperienze con lui; ma che la valorizzazione della pluralità delle forme e delle ispirazioni della sua presenza potesse e dovesse anche essere il momento caratterizzante di un modo di rendergli omaggio che tenesse conto della laicità della impostazione del suo stesso operare.

Da questo punto di vista si voleva anche ribadire la convinzione che non esista una reale discrepanza tra l'amicizia personale, l'affetto che hanno legato tanti di noi a Balducci, e il necessario rigore nella ricostruzione storica, che vuole essere scientifica. Questo rapporto di amicizia, se tenuto sotto controllo, può anzi suggerire ulteriori sollecitazioni e riflessioni metodologiche, che permettano di integrare con una pluralità di fonti e di approcci una figura ricca e complessa: Balducci non può essere studiato unicamente come un intellettuale, la sua produzione in questo senso non è scindibile dalla predicazione in primo luogo e dall'attività pastorale-educativa.

Pertanto la Fondazione si è attivata cercando di garantire la conservazione e la catalogazione del materiale per permetterne in tempi brevi la consultazione con i criteri della massima libertà di accesso compatibilmente con la tutela della privacy e delle norme che anche da un punto di vista giuridico tutelano i corrispondenti. Concretamente ciò è stato possibile soprattutto grazie all'attenzione della Regione toscana, che ha concesso due borse di studio per la catalogazione e l'ordinamento della biblioteca privata e dell'archivio.

Infatti dopo la scomparsa di Balducci, di fronte alla necessità di un trasloco delle carte e della biblioteca privata dalla sua stanza alla biblioteca degli scolopi della Badia fiesolana, un gruppo di amici si è offerto di cartolare i documenti, che avevano già una qualche sistemazione in filze, e di dare una prima catalogazione ai volumi della sua biblioteca privata. Si è potuto pertanto elaborare un "inventario di consistenza" e una prima catalogazione della biblioteca, che hanno permesso di effettuare il trasloco dei materiali evitando dispersioni e dislocazioni che ne alterassero le logiche interne. Tale biblioteca, di circa quattromila volumi e della quale è imminente la pubblicazione del catalogo, non può certamente essere ritenuta la biblioteca di padre Balducci, quella che copra un arco esauriente dei suoi interessi o delle sue letture; è solo la sua biblioteca privata, quella che aveva nella sua stanza e che è comunque di grande interesse perché contiene sia i suoi libri giovanili, di letteratura prevalentemente, che si era portato da Roma dove si era formato, che i volumi che costituivano la base e i riferimenti dei suoi materiali di studio.

Dopo due anni di lavoro, anche se la catalogazione non è ultimata e si prevede ancora un ampio cammino da percorrere, si è ritenuto utile rendere noto e pubblicare almeno una parte significativa della catalogazione effettuata, per una serie di ragioni: rendere conto della mole del lavoro svolto anche grazie al finanziamento regionale e soprattutto far conoscere la ricchezza della documentazione esistente e in parte almeno renderla accessibile, contando che per questi fini, come per l'ulteriore ordinamento e catalogazione sia possibile reperire i necessari aiuti finanziari da enti ed istituzioni. In questa prospettiva anche tenuto presente che una parte dell'archivio, quella relativa al carteggio che era in fase di deterioramento evidente per lo stato di conservazione dei materiali, è stata microfilmata grazie anche al contributo della Cassa di Risparmio di Firenze e della Provincia.

Il materiale archivistico, come si potrà vedere dall'indice e dalla catalogazione che pubblichiamo, è stato ordinato secondo due ampie sezioni individuate già nell'inventario "di consistenza": una prima parte, che si è denominata "privata", che contiene prevalentemente il carteggio, i diari, i documenti privati e che è composta di cinquantanove filze di circa cinquecento carte ciascuna; in questa sezione sono conservati i diari e i quaderni che contengono gli appunti degli anni giovanili, dal 1940 ai primi anni Cinquanta, e che sono preziosi per comprendere l'itinerario di formazione del giovane Balducci. È in corso di preparazione l'edizione di un volume dei diari, dal 1940 al 1944, che copre il periodo descritto con maggiore assiduità e per il quale quindi la fonte è particolarmente significativa. Negli anni successivi, per gli impegni sempre crescenti, il rapporto di Balducci con il diario diventa episodico e questo si trasforma piuttosto in una agenda. Altrettante e ancor più numerose sono le filze che compongono la sezione "pubblica" dell'archivio; queste contengono omelie, conferenze, saggi, talvolta pubblicati o inediti. C'è poi una ampia raccolta di carte che si sono definite "residuali", che contengono i materiali "pubblici" raccolti dopo la scomparsa di Balducci.

Si è preferito iniziare la catalogazione a partire dalla parte "pubblica" dell'archivio, che è quella per la quale si prevede anche un'apertura rapida per la consultazione; tutta questa sezione è stata catalogata e di ogni documento è stato redatto il regesto da Nicoletta Silvestri; una serie di codici informatici permette poi l'individuazione delle tematiche e dei riferimenti più significativi. Analogamente è stato fatto per le carte "residuali" da parte di Monica Galfré, anche se in questo caso non si è ritenuto necessario fare il regesto per ogni singolo documento. Per la parte "privata" dell'archivio il regesto è ancora da completare, mentre si è data la precedenza ad una visione e ordinamento d'insieme che permettessero la pubblicazione di questo volume e che illustrassero l'ordinamento e la descrizione storico-analitica di tutto il materiale. Il fatto che ci si trovi di fronte ad un lavoro ancora in fieri può render conto di alcune discrepanze presenti nelle descrizioni archivistiche, più o meno analitiche a seconda delle sezioni; tali disomogeneità non sono però solo dovute ad una certa provvisorietà del lavoro, ma anche alle caratteristiche e al diverso rilievo dei documenti. La suddivisione delle parti cerca di spiegare la logica e l'itinerario del lavoro svolto, con la indicazione ed esplicitazione dei criteri seguiti, l'indice e la descrizione dell'ordinamento effettuato, dal momento che non era possibile pubblicare in questa sede tutti i regesti, e l'individuazione di alcune delle molte possibili ipotesi di ricerca. Le introduzioni e i contributi di Monica Galfré e Nicoletta Silvestri cercano di rendere la complessità del lavoro svolto e le motivazioni delle singole scelte effettuate, che sono state comunque sempre discusse anche con me collegialmente. La cura informatica del testo è di Monica Galfré, mentre ringraziamo Paolo Palmerini per l'elaborazione del progetto di informatizzazione dell'archivio, e Stefano Vitali, che ci ha dato preziosi consigli per l'impianto del lavoro archivistico.

Si è ritenuto che la pubblicazione dell'ordinamento dell'archivio e la sua descrizione storico-analitico complessiva potesse contribuire a suggerire delle piste per individuare un percorso biografico e problematico di padre Balducci da permettere la ripresa di alcuni dei suoi più significativi temi di riflessione.

Infatti è molto evidente nell'archivio la connessione strettissima tra un'attenzione molto forte alla singola persona e ai suoi problemi più variegati, economico-sociali o psicologici, e la riflessione più generale sul significato generale e di ricaduta sulla società che quel "caso" evidenzia. L'assoluta interdipendenza tra la parte "privata" e "pubblica" dell'archivio e la biblioteca emergono pertanto in modo molto significativo. È una caratteristica che rimane inalterata per tutta l'azione balducciana, dai primi anni Cinquanta con l'attività del "Cenacolo" e la tensione verso i problemi sociali e i "poveri", fino al carteggio con i terroristi in carcere negli anni Settanta e le riflessioni che vengono elaborate, sia sulla realtà carceraria che su quella relativa alla dissociazione, in una unità inscindibile anche sulla base di questi forti rapporti personali. L'archivio "privato" contiene, oltreché il carteggio, anche una serie di filze tematiche che suggeriscono ed evidenziano, per scelta dello stesso Balducci, alcuni dei nodi problematici più significativi del suo percorso biografico: il suo rapporto di "fedeltà critica", come lui stesso l'aveva definita, con la Chiesa, l'essere in primo luogo uomo della Parola, testimoniato anche dalla grande produzione di testi per la predicazione, e il suo essere uomo "di frontiera", con una attenzione, una capacità di analisi e di denuncia inconsuete e una partecipazione lungimirante ai problemi contemporanei.
 
 
 

BRUNA BOCCHINI CAMAIANI
Responsabile dell'archivio per la Fondazione Balducci

CRITERI DI ORDINAMENTO E DI DESCRIZIONE
di Monica Galfré



Al momento di dare avvio al lavoro di riordinamento e di inventariazione era già stato redatto un inventario di consistenza, che aveva suddiviso il fondo in due grosse partizioni: l'archivio privato e il pubblico, rispondenti al criterio con cui Balducci stesso aveva separato i documenti personali dai prodotti del suo lavoro. Egli aveva ordinato tanto le 59 filze "private" quanto le 27 filze "pubbliche" secondo criteri tematici e cronologici che articolavano il materiale in gruppi e sottogruppi precisi, all'interno dei quali i documenti erano stati sistemati in senso cronologico inverso. Ad esse era stata data una numerazione progressiva con numeri arabi da 1 a 59 e con numeri romani da I a XXVII. A questi materiali si era aggiunto un nucleo documentario raccolto dopo la scomparsa di Balducci, dove invece il processo di sedimentazione sembrava aver operato secondo una direzione esclusivamente o largamente casuale. Poiché quest'ultimo si mostrava comunque di un certo interesse, si è deciso di unirlo alla parte pubblica dell'archivio, cui era tipologicamente omogeneo, dando origine a due diverse sezioni denominate "Carte ordinate" e "Carte residuali". La presenza di tale documentazione "residuale", che versava in uno stato di disordine totale e che si aggiungeva a due unità con caratteristiche - anche tra di loro - molto diverse, ha rinnovato l'esigenza di "ripensare" la struttura globale dell'archivio secondo categorie omogenee e dotate di una certa oggettività, in modo da mantenere nel giusto equilibrio la dialettica tra le parti e il tutto. Se nel caso della sezione privata e delle carte ordinate della sezione pubblica dell'archivio ci si trovava di fronte a un ordinamento originario immodificabile, le Carte residuali dovevano essere catalogate e archiviate ex-novo, in base a criteri da stabilire.

Anche per le Carte residuali è stato in parte privilegiato l'ordinamento tematico predominante in quasi tutto l'archivio, per l'esigenza stringente e prioritaria di dare conto di un'attività culturale intensa e unitaria, e al tempo stesso estremamente diversificata per interessi, tipologia e ambiti disciplinari; solo per le prime due sezioni è stato recuperato l'originario ordinamento tipologico. Nel caso di questa parte dell'archivio pubblico si è trattato quindi di riunire, in adeguati gruppi e sottogruppi, materiali che avevano di per sé scarso valore e che solo nel loro insieme sembravano recuperare una certa forza documentaria. Poiché il criterio tematico "puro" rischiava di essere troppo o troppo poco eloquente, o addirittura fuorviante, è stato opportunamente articolato in una gerarchia di unità e completato dei necessari riferimenti cronologici.

L'archivio propriamente balducciano constava invece di una serie di filze "a tema", ordinate al loro interno, ma isolate l'una dall'altra, come perle di una collana senza filo: quelle della parte "privata", fornite di titolo, ma prive di estremi cronologici, talvolta non suggerivano niente di più che una successione di interessi e di tematiche apparentemente senza alcuna relazione tra loro, rinunciando a fornire indicazioni precise sull'andamento diacronico della sua riflessione. Le filze della parte "pubblica" raccoglievano un'antologia dei prodotti finali del lavoro di Balducci, divisi per tipologia e suddivisi per tematica, con un criterio che obbediva all'idea che egli stesso aveva dell'evoluzione del suo pensiero, ben lontano dalla completezza richiesta da una ricostruzione biografica e bibliografica.

L'armonizzazione delle tre parti diverse è stata demandata alla costruzione di una struttura unica e all'adozione di criteri di descrizione uniformi, grazie ai quali fosse possibile coniugare il rispetto per l'ordine originario che talvolta obbedisce a criteri troppo "interni", se non a un'assoluta casualità - con una maggiore razionalità nella disposizione del materiale all'interno del fondo. A parte il caso delle Carte residuali, gli interventi di riordinamento, volti alla razionalizzazione dell'ordine esistente, si sono limitati all'accorpamento e all'associazione di alcune filze omogenee (e spesso consecutive), la cui disposizione interna è rimasta però inalterata. Quanto ai criteri descrittivi, per ciascuna unità archivistica sono stati aggiunti gli estremi cronologici, sono stati precisati i titoli - qualora essi non fossero stati sufficientemente esplicativi-, ed è stata redatta una introduzione storico-critica che illustra non solo la tipologia, ma anche i contenuti della documentazione. Si è cercato in questo modo di costruire una sorta di tessuto connettivo che favorisse l'inserimento delle tematiche, degli interessi, dell'attività e dei rapporti di cui danno conto le varie unità documentarie dell'archivio, riflesso del complesso iter balducciano. Lo scopo è quello di fornire un inventario di massima che restituisca - anche solo scorrendone l'indice - il senso del suo percorso culturale, nel quale momenti e fasi diverse sono ricompresi all'interno di una prospettiva unitaria. Questo lavoro non ha infatti obbedito a logiche archivistiche "astratte", ma anche alle problematiche presenti nella biografia intellettuale di Balducci, di cui in parte contribuisce a chiarire i nodi.

Le 59 filze "private", le 27 "pubbliche" e il materiale residuale sono confluite rispettivamente in 12, 5 e 3 sezioni, nelle quali la documentazione si articola in fascicoli, sottofascicoli e inserti, corrispondenti in tutto e per tutto alle originarie partizioni balducciane (questo discorso, ovviamente, non riguarda le Carte residuali). A titolo di esempio (ma si ricorda che l'inventario spiega ogni passaggio di questo lavoro), le prime 29 filze di corrispondenza ordinaria costituiscono un'unica grande sezione, la I, denominata appunto "Corrispondenza"; ciascuna di esse corrisponde a un fascicolo ad annum, o per gli anni in cui la corrispondenza era stata divisa in due filze, a un sottofascicolo. Della sezione III, denominata "La comunità di Badia e l'ordine scolopio", fanno parte i materiali prima contenuti nelle filze n. 35: "Badia 1970-76", n. 36: "Comunità della Badia e Provincia 1979-1988", n. 37: "Ordine religioso 1951-1980". Allo stesso modo le prime 5 filze dell'archivio pubblico sono divenute i fascicoli di un'unica sezione denominata "Schemi Conferenze", e i loro originari fascicoli sono ora sottofascicoli. Con i numeri romani sono state indicate le sezioni, i fascicoli sono identificati da numeri arabi e i sottofascicoli da due numeri arabi separati da una barra, cui si aggiunge una lettera per gli inserti. A fianco della nuova descrizione è stata mantenuta quella originaria, ponendo tra parentesi il corrispondente numero arabo o romano. I titoli delle unità dati da Balducci sono stati posti tra virgolette, a differenza degli altri, che sono comunque stati scelti ispirandosi alla produzione e alla riflessione balducciane. Di ciascun fascicolo, sottofascicolo e inserto è indicato il numero delle carte; è stato specificato quando essi contengono materiali a stampa rilegati, tipo estratti, pubblicazioni promanuscripto e numeri di riviste, di cui si è preferito fornire il numero di pagine. Vista l'estrema disomogeneità delle Carte residuali, talvolta non si è potuto dare una numerazione per unità: in questo caso si dà conto della consistenza del materiale nelle introduzioni che precedono ciascuna di esse.

L'informatizzazione del materiale documentario, in via di completamento, prevede l'uso di un programma che permette la consultazione e la ricerca rapida tramite campi e rispettivi codici tematici, evitando però l'eccessiva parcellizzazione dei documenti e mantenendo il senso della loro collocazione all'interno dell'archivio.