L'inventario che qui si pubblica, redatto da Wolfango Mecocci durante la sua attività di addetto all'archivio storico comunale, descrive solo una parte - la più antica - delle carte conservate presso l'Archivio del comune di Scandicci.
A differenza della Sezione postunitaria, che raccoglie i documenti prodotti ed omogeneamente conservati dall'amministrazione locale a partire dalla legge sull'unificazione amministrativa, che fissò e regolamentò le funzioni ed i compiti dei moderni enti locali nell'ambito del nuovo Stato unitario, le carte raccolte nella sezione preunitaria rappresentano solo un frammento - certo cospicuo - nel quadro delle fonti documentarie che possono consentire di tracciare, sotto vari aspetti, la storia del territorio oggi circoscritto dagli attuali confini comunali.
Occorre dunque, per offrire a studiosi ed utenti
le coordinate fondamentali per la ricomposizione del quadro complessivo
delle fonti, introdurre in via preliminare alcune precisazioni che consentano
di situare questo frammento documentario rispetto alle altre tessere del
mosaico, per ricostruirne il più vasto disegno complessivo.
L'archivio
La complementarità delle fonti relative al territorio, presenti in questo e in altri archivi, e l'appartenenza delle stesse ad un più vasto ed articolato sistema documentario diventa più facilmente comprensibile solo alla luce delle alle vicende che hanno presieduto alla trasmissione di queste carte fino a noi.1 I documenti oggi conservati nell'Archivio comunale preunitario di Scandicci erano infatti parte di un più vasto archivio di concentrazione qual era quello detenuto, fino al 1865, dalla Cancelleria comunitativa che aveva il proprio capoluogo al Galluzzo.
Quest'ultima, al pari delle altre cancellerie dislocate sul territorio toscano, costituiva uno dei punti nodali della rete archivistica periferica che si era venuta strutturando nello Stato fiorentino a partire dalla seconda metà del XVI secolo.2 Agli anni compresi fra il 1565 ed il 1575, di poco successivi all'istituzione dei Nove conservatori del dominio e della giurisdizione fiorentina,3 risale la creazione di tali uffici periferici che avevano lo scopo di rendere più agevole e più diretto il controllo sulla vita amministrativa ed economica delle comunità locali.4
La figura del cancelliere, rogatario e conservatore degli atti pubblici, era sicuramente rispondente ad una tradizione ormai consolidata presso i comuni toscani, nei cui statuti era assai spesso prevista la presenza di un notaio, quando non di un dottore, incaricato di svolgere tali incombenze: si trattava di uno degli ufficiali comunali la cui carica assumeva particolare prestigio ed importanza nelle realtà urbane demograficamente ed economicamente più importanti e più complesse sotto l'aspetto amministrativo. Nelle più modeste comunità rurali, come quelle rappresentate dalle leghe di Casellina e di Torri, tali incarichi venivano svolti, per un tenue compenso aggiuntivo, dal notaio del giusdicente locale.
L'innovazione introdotta da Cosimo I nel quadro di un progressivo accentramento politico nei confronti delle comunità del dominio consistette nel creare nuovi organismi di controllo locale e nel fissare in maniera stabile la circoscrizione territoriale di tali uffici - che ebbero nella maggior parte dei casi circoscrizione sovracomunale -, ponendo alla loro direzione funzionari statali, nominati a beneplacito del sovrano e direttamente dipendenti dall'Ufficio dei Nove conservatori.
Le leghe di Casellina e di Torri dipesero dalla cancelleria del Galluzzo fin dal momento in cui vi venne insediato il primo cancelliere, nel 1571:5 questo funzionario provvedeva a redigere le deliberazioni, a predisporre i registri delle imposte, a controllare che le elezioni alle cariche comunitative avvenissero ai tempi debiti, a verificare i rendiconti degli ufficiali finanziari; intratteneva, per conto delle comunità comprese nella sua circoscrizione, i rapporti con i numerosi uffici centrali che da Firenze dirigevano la vita locale. Alla centralizzazione delle funzioni di controllo era dunque legata la tenuta e la conservazione accentrata dei documenti prodotti nell'esercizio di quelle competenze che erano demandate al cancelliere ed alle varie istituzioni periferiche.6
Alle vicende dell'Archivio della cancelleria del Galluzzo sono pertanto intimamente connesse anche quelle dei documenti oggi conservati nell'Archivio comunale di Scandicci. Esse sono peraltro già state illustrate da Giancarlo Nanni e da Ivo Regoli che hanno curato la redazione dell'inventario dell'Archivio comunale di Impruneta,7 che dell'Archivio della cancelleria imprunetina costituisce sicuramente il più ampio e più complesso frammento.
Poco si può aggiungere alla puntuale ricostruzione di tali vicende che videro il lento accumularsi, in cancelleria, delle carte prodotte dal cancelliere e dalle comunità, leghe e podesterie sottoposte alla sua autorità,8 scandito da periodici controlli e sommarie descrizioni dell'archivio.9 Che la conservazione fosse accentrata presso la sede della cancelleria -- ubicata con scomodo delle popolazioni e probabile comodo del cancelliere stesso alle porte di Firenze a San Francesco di Paola -10 lo dimostra esaurientemente anche la relazione, redatta nel 1746 dal cancelliere pro tempore Sigismondo Marinai, il quale enumera, ordinatamente per ciascuna comunità, le carte ed i documenti esistenti presso di sé.11
Le riforme leopoldine, con la riorganizzazione delle sedi amministrative e giudiziarie e la riformulazione di compiti e funzioni di giusdicenti e cancellieri, nonché con la ristrutturazione delle circoscrizioni comunitative non influirono diversamente sulle modalità di conservazione di tali complessi documentari, riconfermando, se mai, l'obbligo per i cancellieri di conservare la testimonianza documentaria della loro attività amministrativa e di quella delle istituzioni locali e periferiche comprese nell'ambito di ciascuna circoscrizione cancelleresca.12
Un'ulteriore precisazione meritano invece le vicende che l'archivio della cancelleria subì durante gli anni della dominazione francese. In quel frangente, infatti, alla ridefinizione della geografia istituzionale della Toscana, nuova provincia dell'Impero francese, corrispose anche una ridefinizione della rete archivistica periferica.
A seguito della circolare del Prefetto del dipartimento dell'Arno, del 13 febbraio 1809, i maires delle comuni del Galluzzo, Casellina e Torri e Legnaia si riunirono presso la sede della soppressa cancelleria ancora ubicata a San Francesco di Paola "per procedere alla separazione di tutti i libri, filze carte e mobili appartenenti a detta antica comunità di Casellina e Torri". In quell'occasione vennero consegnati al maire di Casellina e Torri varie filze e documenti, appartenenti all'antica comunità, e di esse venne redatto un sommario elenco.13
Venne altresì rilevato che nelle giustificazioni di volture di beni e soprattutto nelle filze di atti dei cancellieri "erano promiscuati e legati insieme gli affari riguardanti le diverse comunità". I maires ed i deputati stabilirono pertanto, per non recar pregiudizio agli interessi dei loro comuni, che le filze fossero sciolte e consegnati a ciascuno di essi i documenti di loro spettanza. Tale risoluzione non ebbe tuttavia esito, forse anche per la brevità della parentesi francese. La restaurazione degli ordinamenti vigenti prima dell'annessione della Toscana alla Francia, avvenuta com'è noto nel 1814, previde il ripristino delle cancellerie e, pertanto, anche la ricostituzione del loro archivio.
Uno dei primi atti del nuovo magistrato di Casellina e Torri fu infatti quello di deliberare l'assunzione delle spese occorrenti per la "rimontatura" dell'archivio della cancelleria del Galluzzo,14 entro la cui circoscrizione la comunità era stata nuovamente inserita.
Dopo questa breve, burrascosa, parentesi la vita dell'archivio procedette secondo le solite modalità ed i consueti ritmi, scandita dai passaggi di consegna, che si rinnovavano all'incirca ad ogni triennio (data della durata della carica del cancelliere) e di cui si trova puntuale testimonianza nei registri delle deliberazioni.
Con il 1865 e la definitiva soppressione delle cancellerie tornò a ripetersi, questa volta in maniera irreversibile, lo smembramento del complesso documentario conservato presso il cancelliere del Galluzzo. Fu infatti in quella data che si formò quello che oggi si definisce l'archivio storico preunitario del comune di Scandicci e che al 31 dicembre del 1866 costituiva già, nella sua attuale consistenza, materiale per una prima parziale elencazione da parte dell'Amministrazione municipale.15
Le vicende appena delineate fanno dunque intuire il complesso legame di complementarità che esiste tra le fonti storico-documentarie conservate presso il comune di Scandicci e quelle oggi collocate, per le vicende della trasmissione documentaria, presso altri archivi, comunali e non.
Il primo e più immediato collegamento deve essere fatto, come si è già detto, con l'Archivio comunale di Impruneta, in cui si conservano numerosi documenti che si riferiscono a Casellina e Torri e che per vari motivi non sono stati oggetto di trasferimento: preme in particolare ricordare la serie del carteggio del cancelliere complementare agli atti deliberativi, almeno per il periodo pre-francese. Attraverso questa infatti è possibile integrare il talvolta scarno dettato delle deliberazioni comunitative ed illustrare in maniera più ricca e articolata le motivazioni o l'iter procedurale e burocratico cui erano sottoposte le decisioni degli organi deliberanti locali. Attraverso gli atti del cancelliere è inoltre possibile delineare quella fitta rete di controllo costituita da numerosi uffici centrali, che, a diverso titolo, sovrintendevano alla vita delle comunità locali. Sempre ad Impruneta sono conservati gli atti dell'Ingegnere del circondario di acque e strade del Galluzzo alla cui autorità era subordinato anche il territorio di Casellina e Torri e che aveva il compito di coadiuvare le amministrazioni locali nell'esecuzione dei lavori necessari per il mantenimento ed il miglioramento delle vie e degli edifici pubblici.
Presso l'Archivio di Stato di Firenze sono invece
confluiti gli atti del podestà del Galluzzo,16 entro
la cui circoscrizione erano comprese prima le leghe di Casellina e di Torri
e poi la comunità. Rappresentante in loco dell'autorità statale,
a lui spettavano, oltre che l'amministrazione della giustizia civile, anche
importanti funzioni di controllo e di raccordo con gli uffici centrali,
soprattutto prima dell'insediamento dei cancellieri fermi.
Il territorio
Per completare il quadro delle fonti relative a quello che è, oggi, il territorio comunale di Scandicci occorre tuttavia segnalare la presenza, negli archivi storici comunali di Impruneta e di Firenze, di carte e documenti che ad esso si riferiscono.
L'odierno territorio del comune di Scandicci è infatti il frutto di una sistemazione amministrativa tutto sommato recente qual è quella avvenuta all'indomani dell'Unità, quando l'espansione del comune di Firenze, fino ad allora rimasto circoscritto alle proprie mura, apportò modificazioni sostanziali all'articolazione dei territori dell'area fiorentina.17 A quella data la comunità di Casellina e Torri - che solo nel 1929 avrebbe assunto l'attuale denominazione di Scandicci -18 non era ancora direttamente confinante con Firenze, bensì con la comunità di Legnaia, nata in periodo francese a seguito dello smembramento dalla comunità del Galluzzo19 di una porzione del territorio. Il Regio Decreto 2412 del 26 luglio 1865, sopprimendo il comune di Legnaia, attribuì parte del suo territorio al comune di Casellina, che vide così ampiamente accresciuta la propria circoscrizione, pur perdendo con il medesimo decreto e con altri successivi parte del proprio territorio storico.20
Un confronto tra l'estensione del comune di Casellina,
prima e dopo il decreto sopra ricordato, può aiutare a capire meglio
come si dispongano, all'interno del sistema dei moderni istituti di conservazione,
rappresentati dagli archivi storici comunali, le fonti relative a questo
territorio. È infatti opportuno sottolineare che i documenti e le
memorie preunitarie oggi conservate nell’Archivio comunale di Scandicci,
descritte nel presente inventario, si riferiscono esclusivamente a quella
porzione di territorio già anticamente circoscritta dalle leghe
di Casellina e di Torri; gli atti e i documenti che possono testimoniare
della vita amministrativa, economica e sociale del restante territorio,
costituito dalle frazioni di San Paolo a Mosciano, San Zanobi a Casignano,
San Giusto a Signano e dallo stesso odierno capoluogo comunale, sono oggi
reperibili presso l'Archivio storico comunale di Impruneta,21 ma
solo limitatamente al periodo antecedente all'epoca fracese. Il materiale
archivistico prodotto, in regime di autonomia amministrativa, dalla Mairie
e poi dalla comunità di Legnaia è invece consultabile presso
l'Archivio storico comunale di Firenze, in cui sono confluite le carte
dei comuni della cintura fiorentina soppressi nel 1865.22
L'ordinamento attuale dell'archivio
A queste precisazioni, indispensabili per dar conto delle modalità attraverso le quali si è venuto organizzando sul territorio il sistema delle fonti relative al Comune di Scandicci, vanno aggiunte alcune indicazioni relative all'organizzazione che è stata data, nel corso delle operazioni di ordinamento, ai documenti preunitari e che è riflessa nel presente inventario.
Le unità archivistiche, schedate e descritte con analiticità e competenza da Wolfango Mecocci, sono state infatti raccolte in base alla sequenza cronologica nelle sezioni sottodescritte, intitolate alle istituzioni che sono intervenute nella loro produzione.
Sandra Pieri
AVVERTENZE PER LA CONSULTAZIONE
Nella descrizione delle unità archivistiche sono stati rispettati i seguenti criteri:
c., cc., = carta, carte
p., pp. = pagina, pagine
cc. nn. = carte non numerate
c. s. = come sopra