COMMISSIONE EUROPEA
DG EDUCAZIONE E CULTURA
Programma Cultura 2000

Comune di Firenze

ReGreen
Rehabilitation of Public Historical Urban Gardens and Greenhouses of the 19th Century



 

Anna Guerzoni

Firenze, 19 luglio 2002

Il Tepidario e il giardino dell’Orticoltura


Il progetto Regreen promuove una ricerca sui giardini dell’ottocento.

Ricordiamo che il giardino dell’800 assume istanze diverse: dalle forme espressive romantiche e paesaggistiche, al geometrismo classico, all’adesione a modi di ricerca botanica o snobismo collezionistico. Spesso queste espressioni convivono nello stesso giardino componendo una immagine composita.

La ricerca botanica, la sperimentazione ma anche la passione per il collezionismo o l’aspetto romantico fanno sì che spesso una serra o più serre accompagnino i giardini a corredo delle residenze signorili o nei giardini botanici e sperimentali.

La spinta dell’espansione urbana e i corrispondenti movimenti di popolazione inducono o impongono un nuovo uso degli spazi aperti introducendo il parco e il giardino pubblico come esigenza igienica e ricreativa per la città e i cittadini.

Ma il giardino ottocentesco dell’Orticoltura non ha una storia simile, bensì è strettamente legata alla vita della Società Toscana di Orticoltura, filiazione dell’Accademia dei Georgofili, con il fine di sperimentare e diffondere la cultura degli orti, visto che l’incremento della popolazione nelle città pone il problema della alimentazione e per questo l’attività degli orti diventa complemento a quella dei campi.

Venne realizzato nel 1860 con l’acquisizione di un podere posto oltre il parterre di San Gallo, in località Pellegrino, là dove Firenze si apriva alla campagna.

Della grandezza di oltre due ettari, con ottima esposizione a sud anche se aveva il difetto di essere attraversato dalla ferrovia che separava la zona meridionale pianeggiante da quella collinare a nord detta per questo "la montagnola". La presenza di case coloniche, da poter adattare agli scopi della Società, favorirono le attività.

Nel 1862 fu possibile svolgere nel giardino la prima esposizione e nel ‘68 si avrà l’apertura al pubblico; per tale occasione venne realizzato un padiglione in legno dominato da un tiburio ottagonale, detto "padiglione cinese" e furono organizzati intrattenimenti .

Fu proprio nel giardino dell’Orticoltura a Firenze che nel 1880 venne organizzata la prima Esposizione della nuova Federazione Orticola Nazionale.

Questo evento venne celebrato con la costruzione del grande tepidario progettato dall’ingegnere-architetto Giacomo Roster, per accogliere piante dei paesi caldi.

Ispirato al Crystal Palace di Joseph Paxton, si tratta comunque di un progetto originale; con struttura in ferro e vetro di stile moresco fiorito, con innovazioni stilistiche e tecniche originali, come la prefabbricazione ed il successivo montaggio di alcuni elementi strutturali.

A pianta rettangolare di oltre 650 mq., un’altezza massima di 14 ml., lungo 38,50 ml. e largo 17 ml., sorretto da colonne in ghisa.

All’interno furono costruite due vasche con nicchie e spugne minerali addossate alle torrette contenenti le scale d'accesso ai ballatoi.

Vennero piantati svariati esemplari di piante, con continue modifiche, tra cui alcune palme poi eliminate perché troppo cresciute.

L’estrema adattabilità dello spazio progettato e delle tecniche adottate permisero all’edificio di essere sede di mostre e manifestazioni di musica, arte ed esposizioni avicole.

Nel giardino furono costruite, a nord lungo la ferrovia, una serie di serre; oltre, il chiosco per la musica, il ristorante-caffè e le fontane, mentre sulla montagnola il vigneto.

Il successo della società, non impedisce l’aggravarsi della difficile situazione economica, per tamponare la quale inizierà uno stillicidio di vendite.

Nel 1903 una nuova Esposizione Orto-Avicola con un’eccezionale presenza e ricchezza di padiglioni tale da mettere in secondo piano il giardino: il Padiglione delle Ceramiche, il Padiglione dell’Eritrea, etc.

Detta tendenza continua anche nell’Esposizione del 1911, la sistemazione a parterre con vasche circolari e tutto il settore est con padiglioni espositivi, tra cui la loggetta Bondi, la realizzazione di un cavalcavia in legno, speciali sistemazioni all’interno e all'esterno del tepidario.

Le entrate di questa Esposizione risanarono a mala pena i debiti della Società, ma lo stallo che seguì la guerra del 14-18 fece arrendere i soci all’ipotesi della vendita che venne stipulata con il Comune nel 1932, segnando la conclusione della storia del giardino legato alla Società Toscana di Orticoltura e l’avvio di quella del giardino pubblico del Pellegrino.

La forma del giardino a sud è rimasta condizionata fino ai giorni nostri dal disegno occasionale che aveva preso nel 1911 con l’ultima Esposizione, forma non progettata ma spazio ospitante i padiglioni espositivi che per loro stessa natura, finita l’esposizione dovevano essere demoliti e il terreno riportato a orti sperimentali.

Forse, a quel tempo, dagli amministratori pubblici, quello spazio provvisorio non fu compreso nella sua natura occasionale.

Il poggio al di là della ferrovia, in perfetta esposizione a sud, è stato per molti anni spazio di vivaio dell’Amministrazione Comunale. Con struttura a terrazzamenti sui vari piani, venivano coltivate numerose specie di piante ornamentali.

Dismesso, delle vecchie coltivazione rimangono poche tracce; ciò che invece è ancora forte presenza è la serie numerosa di serre di varie dimensioni.

Recenti lavori hanno valorizzato la parte alta dei terrazzamenti con la sistemazione delle aiuole, dei camminamenti trattati con acciottolato che con fantasie disegna i percorsi. D’effetto, è l’inserimento nella scale di fronte all’ingresso, del manufatto rivestito a mosaico a forma di drago che porta il gioco d’acqua.

Il giardino dell’Orticoltura può essere denominato " il giardino delle serre ", fiorentino e non solo.

Non solo per la presenza del Tepidario, emergente in Italia fra le architetture costruite a questo scopo, ma anche per le numerose piccole serre sui terrazzamenti del vivaio sperimentale, oggi in disuso.

Le serre rappresentano una preziosa possibilità nelle prospettive del giardino dell’Orticoltura, sapendone sfruttare le caratteristiche tecniche e, ancor prima estetiche.

Gli spazi pubblici debbono proporsi alla collettività con una identità di bellezza, cioè con un'armonia di forme che rimandino a dei contenuti poetici; l’attenzione al particolare che rifinisce e precisa il senso dell’insieme, il senso dell’affetto di oggetti e spazi che accolgono il cittadino nel suo muoversi.

Un grosso insegnamento è stato dato dalla Spagna che negli ultimi venti anni ha concentrato esperienze per la realizzazione di spazi pubblici e, mi interessa sottolineare, valorizzando anche le periferie delle città, con l’intenzione di inserire semi di armonia e ricerca anche nelle zone di degrado.

Bellezza e ben costruire, ben costruire politicamente, possono essere individuati nel tema che il progetto ReGreen propone.

Con questo titolo e tema la Comunità Europea ha messo in campo e ha sottolineato l’importanza e attualità dell’ "oggetto serra": recupero, "rehabilitation", di un tipo di manufatto che ha avuto origine storica collegata all’avvento dell’industrializzazione, alla sperimentazione e alla ricerca.

La costruzione di serre, fin dalla loro introduzione nei giardini, ha sviluppato la ricerca dello sfruttamento passivo ottimale dell’energia solare attraverso i materiali e gli elementi tecnici costitutivi ( vetri, murature, piani inclinati , orientamento ecc.).

Questa ricca tecnologia è un’enorme potenzialità applicata alle costruzioni in genere, ed è l’indirizzo di quella che oggi è denominata architettura bioclimatica, ed oltre allo sfruttamento energetico permette con la presenza della vegetazione il miglioramento del microclima interno agli ambienti.

Sottolineiamo anche un altro aspetto fondamentale: l’inserimento o l’accostamento di serre agli edifici introducono, nell’architettura di luoghi chiusi, spazi luminosi e protetti che favoriscono la presenza del mondo vegetale accanto al manufatto inerte.

E’ soltanto un’allusione, ma la presenza di corpi/serra negli edifici permette al cittadino una vicinanza con l’elemento vegetale, vibrante e mutevole, un contatto ritrovato con la natura.

Il beneficio di un contatto con ambienti apparentemente naturali è da apprezzarsi ancor più del vantaggio energetico, costituendo una momentanea separazione dall’oppressione dei centri urbani, tanto da poter dire che la presenza di vegetazione assume un aspetto "terapeutico".

Non ultima è la possibilità di ricerca estetica che gli elementi strutturali delle serre propongono con forme armoniche di trasparenza e leggerezza le quali, insinuandosi nella struttura architettonica, impongono un percorso di armonizzazione e di bellezza.