Mariachiara Pozzana
Parchi pubblici in Toscana
Esistono parchi pubblici in Toscana? La risposta è sì. Per esempio Pratolino, le Cascine , i parchi di modesta dimensione che circondano Firenze che assolvono la funzione di parchi di quartiere come la villa Strozzi, Fabbricotti, Stibbert, Rusciani, villa Il Ventaglio, il giardino dell’Orticultura.
Parchi urbani, parchi divertimento, parchi periferici tipologie di parchi che non appartengono alla nostra tradizione, ma alle esigenze della contemporaneità. Esistono sulla carta e nelle nostre idee di progettisti : nella realtà Toscana e fiorentina esistono spazi urbani alle volte non qualificati, ma nati per altre esigenze, parchi della rimembranza, ville comunali, giardini storici di ville che sono diventati pubblici a loro stessa insaputa. Un grande patrimonio che vive e vegeta in senso stretto, e attraversa una problematica di grande emergenza della quale non ci siamo sufficientemente preoccupati sinora . L’empirismo non aiuta e quel che serve è una risposta globale sul piano del riutilizzo nel segno della contemporaneità .
Ogni singolo caso deve essere inquadrato in una progettazione complessiva che delinei i singoli problemi del parco dal parcheggio, alle aree di servizio o sportive, ai bookshop, bar ristoranti etc.
Ho toccato alcuni casi emblematici : Pratolino un grande parco storico acquisito dall’Amministrazione provinciale di Firenze nel 1981 e aperto al pubblico con biglietto nel quale vengono organizzate attività estive, visite didattiche. Un parco che funziona certamente ma che attende ancora un utilizzo complessivo ad esempio delle fabbriche e che ha ancora problemi di restauro di molte aree.
Le Cascine: credo tutti i fiorentini e non solo sappiano come il grande patrimonio storico artistico e vegetale di questo parco attraversi una stagione contraddittoria e necessiti di un intervento globale di ripensamento progettuale. Questo significa avere un’idea e intravedere lo sviluppo futuro del parco pensando ad un modello che sarà necessariamente nuovo, ma calato nello specifico contesto cittadino. Sappiamo bene che esistono progetti già fatti sulle Cascine che potrebbero anche uscire dai cassetti dove sono contenuti ed essere anche solo in parte realizzati.
C’è bisogno di una struttura ideativa che è alla base della vita di un parco oggi : un parco nato come struttura agricola, poi trasformato in mall, passeggiata urbana e quindi in mille attività diverse tutte sempre più lontane dalla struttura originale e anzi in contraddizione con questa che ne hanno negato i caratteri dominanti sia storici, sia artistici , sia vegetali necessita di un nuovo e moderno inquadramento.
I più piccoli parchi di quartiere sempre aperti al pubblico senza biglietto, spesso versano in uno stato di quasi abbandono e l’impoverimento vegetale e ideativo viene percepito dalla popolazione.
Per impoverimento ideativo intendo fornire una risposta inadeguata alle nuove esigenze che i parchi nel nostro caso storici devono assolvere ad esempio sistemando percorsi vita, giochi bimbi servizi igienici in luoghi inadatti o casuali. Prima vengono i problemi progettuali e poi seguono quelli di manutenzione dei quali si tratterà in seguito. Ma voglio sottolineare che sono strettamente intrinsecamente collegati: la buona manutenzione discende da un buon progetto non nasce solo dalla tradizione soprattutto quando questa tradizione si è persa o è stata interrotta. Si tratta certo di riprenderla , ma nel segno della modernità e fornendo risposte adeguate alle problematiche della città contemporanea.
Parchi urbani pubblici che vengono utilizzati come polmoni verdi, aree sportive, zone dove far giocare i bambini, alla ricerca della natura che in città c’è sempre meno. Sembra evidente che la natura debba avere un ruolo dominante perchè è questo che cerchiamo nel parco.
Ci sono poi i parchi urbani non pubblici in questo senso, ma aperti al pubblico e che svolgono un ruolo duplice : in parte di parco urbano in parte di parco storico-monumentale forte attrazione turistica. Boboli è l’esempio più importante e anche il più problematico per la pressione turistica. Qui non è un problea di ideazione o progettazione , ma forse di manutenzione di fronte ad una massa ingente di visitatori.
La Toscana inoltre è ricchissima di giardini privati aperti al pubblico storici e contemporanei : in gran parte oggi aperti con biglietto costituiscono un richiamo internazionale, mondiale. La problematica si differenzia, ma non è per questo meno complessa. Si tratta di valorizzare un patrimonio disseminato nel territorio , di creare dei percorsi o itinerari culturali , di creare in breve una nuova economia che già spontaneamente al di là delle istituzioni si è data una sua forma. I proprietari più avveduti hanno creato occasioni di incontro nel giardino, mostre , feste, corsi di studio etc. E’ l’altra faccia del problema : il giardino privato elemento fondante dell’economia turistica che rispecchia alcuni dei problemi del giardino pubblico urbano. In ogni caso i problemi quotidiani sono assai vicini la manutenzione corretta è sempre indispensabile perché il giardino sia bello e continui a vivere.
Ho toccato sinteticamente problemi che richiederebbero ben altra trattazione, ma per me i giardini in Toscana rappresentano una realtà di grande stimolo intellettuale e progettuale come tali, come luogo del conflitto e della contraddizione , come forme d’arte sintetiche e globali, possono ancora diventare l’elemento chiave della città del XXI secolo.