L’USO DELLE SERRE NEL PARCO URBANO CONTEMPORANEO
intervento del prof. arch. Biagio Guccione

Palazzo Vecchio 13 Dicembre 2001
 

Prima del mio intervento vorrei sottolineare la posizione dell’EFLA in merito ad iniziative come quella di oggi. L’EFLA, sin dalla sua fondazione avvenuta nel 1989 con il preciso scopo di armonizzare e garantire un elevato standard di qualità nell’insegnamento dell’Architettura del Paesaggio nelle Università europee, ma soprattutto per coordinare l’attività dei paesaggisti in tutti i paesi membri dell’U.E. Negli ultimi anni si è mossa presso i Dipartimenti dell’Unione affinché fosse posta particolare attenzione sia a livello legislativo sia in fase di programmi attuativi verso tutte le branche dell’architettura del paesaggio: dal restauro del giardino storico agli spazi aperti urbani, dal recupero delle aree degradate al ruolo dei paesaggisti negli uffici pubblici. Solo per citare i titoli degli ultimi workshop tenuti con i funzionari dell’Unione Europea. In questo quadro senz’altro l’iniziativa del restauro della Serra dell’Orticoltura ci vede in prima linea per appoggiarne l’attuazione.
 

Così come il giardino ha cambiato radicalmente ruolo all’interno della città contemporanea, così anche le sue componenti hanno subito una sorta di mutazione genetica. Fra queste, anche le serre, nate come ricovero delle piante che non sopportano temperature troppo basse, e rimaste tali per molti secoli sino ai primi del novecento, recentemente hanno modificato l’antica funzione per raggiungerne altre, che talvolta arrivano a sostituire quelle originarie. Ovviamente questo processo non ci scandalizza, poiché, come il parco contemporaneo è altro rispetto al parco storico, così le serre d’oggi nei giardini sono presenti per rispondere a nuove esigenze.

Fra i primi in Italia a tracciare le linee per un nuovo modo di usare le serre troviamo Pietro Porcinai che, con geniale spregiudicatezza, introduce la serra all’interno della casa d’abitazione. A Trivero, nello stabilimento di Ermenegildo Zegna, egli realizza un giardino d’inverno per uno dei giovani figli del proprietario, e addirittura, nella Villa Catastini a Fucecchio, la fa divenire percorso che dalla casa porta alla piscina, anzi è la piscina stessa che si trova all’interno di una serra.

Anche nel parco pubblico le vecchie serre vengono variamente riutilizzate come spazi coperti per diverse attività, come è accaduto in molte parti; basti citare l’esempio del Giardino Botanico di Bruxelles.

Con il diffondersi dell’idea stessa di parco urbano contemporaneo, che non è più giardino riservato ad un élite, ma è spazio verde pensato e realizzato per venire incontro ai bisogni della gente (ci riferiamo al parco aperto alla fruizione di migliaia di persone, dove si cerca una sorta di compensazione al traffico, all’inquinamento, al rumore, all’alta densità edilizia) anche le serre (che nell’immaginario collettivo sono una presenza raffinata, poiché in esse trovavano rifugio le piante rare, da collezione) sono ripensate per altre funzioni.

Si passa così dal laboratorio scientifico della serra ottocentesca alla sua valenza ludica, sino a diventare - come dicevamo - 'il giardino d'inverno' non solo per privati ma anche per ampie fasce di fruitori. Sino a qualche anno fa capitava raramente di visitare un 'giardino d'inverno' 'pubblico', tranne le serre inserite nei vari orti botanici. Negli USA negli ultimi anni, invece, è scoppiata una vera e propria mania per i giardini d'inverno, a tal punto da diventare una sorta di specializzazione: l' interior landscape.

Fra gli esempi più noti, il winter garden delle Cascate del Niagara è uno dei modelli più interessanti. Lì è stata realizzata una serra lunga 53 metri, larga 47 metri ed alta 33 metri, su progetto dell'architetto Cesar Pelli, che ha voluto dare a questa struttura un'elegante quanto strana forma irregolare, e con l'intervento del paesaggista M. Paul Friedberg. L'opera del paesaggista, peraltro, non si è limitata alla definizione dell'impianto vegetale all'interno della serra, ma è intervenuta in tutta l'operazione di recupero urbano. Il viale principale che porta alle Cascate attraversa la serra, ed ha una pavimentazione mista in asfalto e mattoni, e sedili ad intervalli regolari. Da questo viale è possibile già intravedere le Cascate. Nella parte interna della serra il paesaggio cambia completamente; la scelta è stata netta: ricreare un ambiente sub-tropicale (1).

La pavimentazione in mattoni conduce in ogni angolo del giardino d'inverno. E' la struttura stessa della serra che consente, attraverso una serie di passaggi pedonali sopraelevati, di leggere tutto il disegno del giardino, dove è stata inserita anche una grotta.

Non stupisce che anche i progettisti del parco Citroên, a Parigi, abbiano voluto caratterizzare il vasto prato rettangolare circondato da un canale artificiale con due eleganti serre, che dominano sull’impianto generale, leggermente rialzate, poste parallelamente, di 15 metri di altezza e larghezza e 45 metri di lunghezza, tutte in vetro e sorrette da colonne portanti in teak.

La serra ovest, d'inverno, ha il ruolo tipico dell'orangery, cioè di ricovero per gli agrumi, mentre d'estate ospita varie mostre e manifestazioni che riguardano l'orticoltura. La serra est, invece, contiene le piante dei giardini del Sud del Mediterraneo.

Tra le due serre un'area pavimentata fa da base ad uno splendido gioco di vivaci zampilli, meglio noto come il "peristilio d'acqua", di certo suggestivo e che nei fatti reinterpreta compositivamente l’antica funzione della serra.

Anche nelle Mostre di giardinaggio la serra è presente anche se come elemento ambiguo e spesso indefinito o, come si usa oggi, polivalente. Famosa è la serra che lo studio Arup progettò e realizzò a Liverpool, all’International Garden Festival del 1984, nettamente ispirata alla serra del Kew Garden. La rivisitazione, realizzata in policarbonato, ne riecheggiava la forma, ma nei fatti, nei sei mesi di apertura della mostra, è servita solo come area coperta per gli stand che vendevano ogni ben di Dio. Poi, come tutti sappiamo, il parco (al quale la mostra doveva lasciare il posto) non è stato mai aperto al pubblico e la serra, da simbolo della mostra di Liverpool, oggi è l’immagine triste del suo fallimento.

Invece una migliore fortuna ha avuto la serra della Buga di Berlino. Inserita con estrema discrezione nel paesaggio pianeggiante della mostra, si integra grazie al raccordo con una scarpata artificiale digradante, con il preciso scopo di non marcarne eccessivamente la presenza. Durante la mostra qui c’era il bar, ma quando la mostra è finita ed il parco è stato aperto come tale, la serra (dove uno gnomone segna le ore più calde, dalle 10 alle 16). è tornata alla sua tradizionale funzione.

A Francoforte, alla Buga dell’89, la serra è l’elemento generatore del sistema, il fulcro che sottolinea l’orditura geometrica, la forma a croce, ed è parte integrante di quel grande quadrato, nel quale i quadrati leggibili dall’alto sono sottosistemi realizzati con diverse modalità: dall’acqua al prato, dai tetti inerbiti ai giardini tematici.

Crediamo che questa breve carrellata sia sufficiente a farci comprendere come oggi la serra assuma, all’interno del parco, ruoli diversi rispetto al passato, ma è chiaro che molti progettisti ad essa non vogliono rinunciare, perché elemento indispensabile anche nel parco contemporaneo (2).


  1. M.Paul Friedberg, Winter Garden Niagara Falls, New York State, USA in 'Designing the new landscape' a cura di Sutherland Lyall, Thames and Hudson, London 1991
  2. Notizie più approfondite sulle mostre di giardinaggio si trovano in Mariella Zoppi, Progettare con il verde 1, Alinea, Firenze 1988