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La
Firenze contemporanea può ammantarsi dell'onore di essere il capoluogo
della Regione Toscana grazie, in un certo senso, a quanto decise un "antico
toscano", vissuto in un periodo storico lontano, in cui l'Europa moderna
ha radice trovando numerosi assetti politici e territoriali fondamento,
denominato convenzionalmente Medioevo.
I cittadini di Firenze furono, infatti,
per lungo tempo grati al loro signore non solo per il buon governo che
seppe instaurare ma anche per avere fatto della loro urbe la sua sede,
trasferendovi la corte da Lucca, tradizionale città dei Marchesi
di Toscana, i quali, prima di lui, si intrattenevano a Firenze soltanto
per le sedute del tribunale e per altri incarichi amministrativi.
Un legame stretto e indissolubile
con la città lo leggiamo nei colori dello stemma del Marchese appartenente
al casato tedesco dei von Brandenburg, il bianco e il rosso, che da allora
sono divenuti i colori di Firenze.
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Dalla Toscana la storia del Marchese Ugo, figlio di Uberto e di Willa di Bonifacio Duca di Spoleto e Marchese di Camerino, nipote di Ugo di Arles Re d'Italia, imparentato con le più nobili famiglie dell'epoca e discendente da Carlo Magno, si intreccia con gli intensi rapporti che questa regione ebbe coll'impero di Germania e col papato.
In un tempo di torbidi e di violenze quale il secolo decimo passato alla storia come "il secolo di ferro", quando crisi economiche e politiche si sovrapposero a crisi morali e religiose, il Marchese scelse di non essere soltanto, come il suo alto ruolo imponeva, un valente uomo d'arme. Ugo di Toscana eccelse ancor di più per le sue doti diplomatiche e per la sua equità nelle cose del governo, verso i sudditi. A lungo, dopo la sua morte, venne considerato il prototipo del perfetto principe.
Al governo della Toscana fu uno dei principi laici più potenti del tempo e per un certo periodo uno dei primi personaggi dell'impero, schierandosi apertamente con il programma politico della dinastia sassone. Profondamente convinto del primato imperiale su quello del Papa, divenne un fedelissimo degli Ottoni schiacciando nel proprio territorio la recalcitrante feudalità, privandola di molti privilegi. Restaurando comunque e dovunque l'autorità imperiale accanto all'Imperatore Ottone III, viene considerato il fondatore della compagine della moderna Toscana.
Fecero parte integrante della sua strategia politica il riconoscimento di alcune attribuzioni laiche alle più "duttili" autorità ecclesiastiche, che si impegnò a riformare, e le numerose fondazioni monastiche che volle nel territorio, poiché esse non divennero siti monastici sotto tutela personale di importanti famiglie, com'era solito, bensì furono abbazie marchionali o imperiali, costituite, quindi, per riaffermare il potere dei sovrani e non per indebolirlo. La riforma ecclesiastica era per lui di precipuo interesse politico oltre che religioso. Legato alla figura di San Romualdo, iniziatore dei camaldolesi, fondò ben sette abbazie a partire da Firenze con l'erezione della Badia, i cui monaci, fino oggi cultori della sua memoria e a lui devoti e riconoscenti, ogni anno, a partire dal primo anniversario della sua morte, il 21 dicembre, celebrarono, e ancor celebrano, una messa in suo ricordo, in antico col concorso di molto popolo ed ora alla presenza di autorità e di una rappresentanza in costume rinascimentale del Corteo della Repubblica Fiorentina.
Per la sua saggezza nel governare, caso piuttosto unico fra i potenti del suo tempo, lasciò "per molti secoli di sé grata memoria ai fiorentini"; la fama di Ugo di Toscana si dilatò presso i posteri e su fatti accertati si innestarono numerose leggende a testimonianza di quanta ammirazione aveva suscitato e continuava a suscitare. Lo stesso Dante, che componeva in versi due secoli dopo la sua morte, collocò "il Gran Barone", come lo appellò, nel suo `Paradiso' (XVI, 127-129) e Mino da Fiesole, nel 1481, per lui fu l'artefice del monumento funebre, tuttora visibile alla Badia fiorentina. Ancora alla Badia, a emblema del sempre vivo ricordo, Raffaele Petrucci nel 1618 scolpì la statua con le sembianze del Marchese che venne allocata nel chiostro grande.
Qualche anno prima, nel 1590, l'effige di Ugo di Toscana venne dipinta ad olio da un giovanissimo Cristofano Allori per volere dei monaci di Badia, i quali, nel giorno a lui dedicato, solevano mostrarla al popolo come attesta una nota di padre Placido Puccinelli del 1664, secondo il quale < li monaci fiorentini sono stati si zelanti di ciò verso Ugo lor principe, che hanno voluto s'esponghi in tal mattina dirimpetto alla cattedra dell'Oratore il ritratto di tanto eroe dipinto ...in abito regale, tenendo la destra sopra il campanile di fabrica della Chiesa".
L'interessante dipinto ai nostri giorni è custodito nei depositi della Galleria degli Uffizi, in attesa di ritornare dove fu visibile per oltre due secoli, in quella stessa Badia che si vuole eleggere, com'è stata, fulcro religioso e insieme civile di Firenze.
La Badia, dunque, è stata scelta nuovamente come teatro per le celebrazioni del 21 dicembre, giorno da deputare alla commemorazione del Marchese, secondo il volere dell'Amministrazione Comunale, in concerto con coloro che continuano a mantenere viva l'attualissima figura del Marchese Ugo; la festa del 21 dicembre vuole coinvolgere con una serie di iniziative, di anno in anno, i luoghi in città e nel contado legati alla figura del Marchese, preponendo seminari, studi e itineraria carattere storico, religioso e turistico nelle "Terre di Ugo" alla ricerca delle tracce lasciate dal suo operato.
Ed ancora, la Badia viene riproposta
come luogo della memoria per una città che ha ereditato il suo emblema
dai colori araldici del "Gran Barone", per rinnovare il ricordo di un uomo
da cui ci separano mille anni di storia toscana, italiana ed europea che
è stata tale anche grazie a lui, fondatore della Toscana... per
rinnovare il ricordo delle nostre radici.