L'ora del disincanto, quell'ora imprevista e
sconvolgente che provoca
a cogliere
il senso totale della vita
(Dietrich Bonhoeffer)
Il disincanto è il primo passo
per il ritorno alla condizione libera. Per mezzo del disincanto
ci ridestiamo da un sonno mortale, ci guardiamo intorno
e ci chiediamo cos'è successo.
Una volta avvenuto il disincanto molte cose sono destinate a cambiare
profondamente.
Si esce come da una favola,
magari anche sconvolti e delusi
per averla vissuta e per essere stati ingannati per tanto tempo.
Il disincanto è anche un fatto rivoluzionario,
perché il nostro modo di vedere le cose subisce
una radicale trasformazione,
una di quelle rivoluzioni che vengono definite copernicane,
dopo le quali il mondo non è
e non sarà mai più lo stesso, neanche se ci sforziamo di
tornare indietro e comporta, dunque,
la perdita della fiducia
nei riferimenti precedenti.
In qualche modo, il disincanto
è il momento in cui qualcosa si rompe nel nostro animo.
E' il momento
in cui perdiamo la fiducia in ciò
a cui avevamo creduto fino a poco prima. E' qualcosa che avviene
nel nostro profondo che spesso, neppure noi, capiamo. A volte è
dovuto ad una lenta maturazione,
ad un sommarsi di perplessità
al riguardo di quello in cui
avevamo investito. All'improvviso, emerge un quadro diverso,
tutto diventa chiaro e ci rendiamo finalmente conto di essere vissuti
in un mondo parallelo, inesistente. Spesso, il disincanto è un
atto creativo, l'apparire di un'idea
che capovolge l'immagine
del mondo, come in seguito
ad una scoperta. Anche se,
in certi casi, avviene per motivi razionali, la maggior parte delle volte
il disincanto resta
un momento magico,
impenetrabile. Spesso ci si sente ingannati, storditi, altre volte
ci si sente come liberati
da un peso. Il disincanto
altro non è se non il risultato
di uno sradicamento,
lo sradicamento delle cose,
dal loro orizzonte. Occorre
il disincanto al fine di orientarsi
nel mondo, rintracciando i criteri logici, etici e ontologici,
che permettano di interpretarlo.