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COMUNICATO STAMPA
Firenze, 26 NOVEMBRE 2007
PROTOCOLLO GESTORE UNICO ATO 2,3 E 6, NOCENTINI, SOLDANI, ROTONDARO, DE ZORDO E VARRASI: «REALE CONTROLLO SULLA GESTIONE DELL'ACQUA, DELLE RISORSE FINANZIARIE, DELLE TARIFFE, DEGLI INVESTIMENTI»
Questo il testo
dell'intervento di Anna Nocentini (Rifondazione Comunista), Anna Soldani
(Sinistra Democratica), Nicola Rotondaro (Comunisti Italiani), Ornella De Zordo
(Unaltracittà/Unaltromondo) e Giovanni Varrasi (Verdi):
«Il protocollo
sottoscritto dal Sindaco, con altri sindaci della Toscana e Walter Veltroni, per
la gestione unificata della risorsa idrica negli A.T.O. 2, 3 e 6, scavalca la
richiesta di discussione preventiva in Consiglio Comunale, avanza dai gruppi
consiliari della Sinistra, con una mozione depositata da molti giorni e già
all'O.d.G. del Consiglio Comunale.
Siamo d'accordo con l'indirizzo nazionale
che afferma la necessità di ridurre il numero degli ambiti territoriali su cui è
organizzato il prelievo e la distribuzione dell'acqua, come previsto
esplicitamente in Finanziaria.
Il Protocollo anticipa invece impropriamente
una eventuale legge, predeterminandone i contenuti ed opera l'accorpamento
societario delle società di gestione in nome al fatto che in tutte e tre è
presente lo stesso socio privato.
Ma quali garanzie ci sono che l'avvio del
processo di riallineamento delle convenzioni venga fatto a favore dei diritti
dei cittadini, dell'economicità e qualità del servizio, a favore di un
rafforzamento del potere di indirizzo e controllo pubblico e non invece a favore
di un oggettivo mani più libere per il socio privato? I tre A.T.O. rappresentano
la maggioranza della popolazione toscana, quindi della rappresentanza pubblica a
livello regionale: è possibile che questo incida preventivamente sulla soluzione
legislativa che il Consiglio Regionale vorrà assumere? Il protocollo non tiene
conto della insufficienza ripetutamente segnalata del potere di indirizzo e
controllo delle attuali gestioni. Si afferma inoltre che i miglioramenti
gestionali e di distribuzione della risorsa idrica possono derivare solo
dall'unificazione del soggetto gestore: in realtà molti che a suo tempo
condivisero la scelta della spa per la gestione furono convinti nella speranza
di un miglioramento della stessa, ma a tutt'oggi le cronache registrano una
insoddisfazione profonda da parte dei cittadini e l'acquisita consapevolezza dei
Consiglieri comunali di non essere più in grado di esercitare un reale controllo
sulla gestione dell'acqua, delle risorse finanziarie, delle tariffe, degli
investimenti.
Non c'è Consiglio comunale che sia stato chiamato a discutere
sugli investimenti, sull'aggiornamento della loro realizzazione, sulle tariffe,
sul piano industriale ecc. Per questo l'operazione che si profila è di una
assoluta gravità: si uniscono tre società delle quali a tutt'oggi nessun
Consiglio ha discusso sull'efficacia dell'attuale gestione, sulla capacità di
realizzare i piani industriali, sugli investimenti realizzati ecc. Non è detto
quindi che la somma di tre soggetti porti necessariamente alla conseguenza di
una migliore gestione. Mentre i consiglieri chiedono informazioni, vedi
interrogazione svolta il 25 luglio, perché già l'attuale gestione crea non pochi
problemi di aumento delle tariffe, e dei costi, fino al paradosso che meno si
consuma più si spende (eppure tutti affermano la necessità di ridurre i consumi
e si spendono soldi per campagne pubblicitarie in questo senso) si disincentiva
un uso intelligente e accorto perché il piano di rientro deve comunque essere
garantito: questo il meccanismo paradossale e ineludibile che si crea a gestire
l'acqua con aziende autonome; paradosso che sta mettendo in crisi molti Paesi a
partire dalla Francia, patria delle più grosse società di gestione delle acqua,
dove Municipalità diverse, fino a Parigi, stanno tornando alla gestione pubblica
dell'acqua. Perché questo è il punto verso cui dobbiamo tendere e l'obbiettivo
che dobbiamo realizzare: andare verso la ripubblicizzazione dell'acqua, e fare
passi che costruiscano le condizioni per poter realizzare il ritorno alla
gestione pubblica. Non può convincere lo slogan secondo cui l'acqua come risorsa
resta pubblica mentre è la gestione che è privata. Il protocollo siglato ieri va
nella direzione opposta alla ripubblicizzazione, mentre anche il Senato ha
approvato la moratoria di un anno per ulteriori ingressi di privati nella
gestione dell'acqua. I Sindaci prevengono e svuotano lo spirito dei
provvedimenti della loro stessa maggioranza parlamentare. Come non cogliere in
questo un attacco o comunque una scarsa considerazione politica nei confronti
delle forze di sinistra dell'Unione? Come non vedere in questo la tendenza da
parte del Partito Democratico a non ricercare neanche una condivisione con le
altre forze politiche dell'Unione?
Quanto al controllo da esercitare sul
prelievo e la gestione della risorsa idrica non sfugge che l'operazione che si
profila nel protocollo crea ulteriori impedimenti: le quote di partecipazione
pubblica, (es. 60% del Comune di Firenze e 40% Acea in Publiacqua), confluiranno
in una società di gestione interamente pubblica "Holding" mentre è auspicato che
analogamente si comporterà il privato (cosa non impossibile visto che sia in
Publiacqua che in Acqua spa che in Acquedotto del Fiora èsono sempre quote di
proprietà di Acea) raccogliendo quindi le proprie quote in un ulteriore società
ed insieme costituiranno la società di gestione Newco. Anche per le quote
pubbliche aumenta un passaggio e diminuisce la possibilità di controllo
pubblico. Il paradosso è che in queste società miste si parla ormai di pubblico
ad indicare che la provenienza finanziaria delle risorse è dall'ente pubblico ma
non certo il controllo ne' l'indirizzo di gestione perché vengono esclusi i
consigli comunali da questi processi e si riducono nelle mani del solo sindaco».