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    COMUNICATO STAMPA

    Firenze, 12 maggio 2008

    DIAW (RIFONDAZIONE): "LA MATRICE DELL'INTERCULTURA È LA PLURALITÀ"

    Questo il testo dell'intervento del consigliere Mbaye Diaw (Rifondazione Comunista): "L'assimilazione del pensiero unico come processo di azzeramento delle differenze culturali, di genere e di generazioni, non fa altro che inasprire lo scontro sociale Una nuova politica non potrà essere che quella disposta concretamente ad aprirsi e confondersi, senza barriere, alle diverse provenienze, religioni, culture; quella che saprà mettere al primo posto la valorizzazione delle differenze, nella trasmissione di saperi e di pratiche, di tradizioni, di cibi, di arte e musica. La prima e vera sicurezza che fa sentire tale l'essere umano è quella di non percepire consapevolmente alcuna propensione al razzismo. La cultura della convivenza tale è se non demarca, se non preclude, non discrimina. Può essere un cammino naturale, ma lo si fa diventare spesso un percorso diffidente, preclusivo. I nuovi cittadini, quelli arrivati dopo conoscono bene sulla loro pelle, sulle loro storie, sulle loro scelte la diffidenza e la preclusione. Un prezzo altissimo e violento da pagare spetta a chi osa diventare 'straniero', a chi per varie ragioni 'tenta' di allontanarsi dalla propria terra, a chi in altri termini decide di mettersi in prima linea. La cultura dell'antirazzismo è una pratica politico-sociale che può permettere di leggere la società, la quotidianità e i rapporti fra le persone a patto che sia utile a de-costruire le pratiche di dominio che usano invece il razzismo e la discriminazione e quindi favorire pratiche di relazioni pacifiche e ugualitarie. In una società in via di trasformazione il valore e la pratica dell'antirazzismo hanno bisogno di essere riconfermati, arricchiti, analizzati. Più di ogni altra cosa è necessario un confronto tra le pratiche, il pensiero e le esperienze (sociali, politiche e culturali) degli autoctoni e le loro associazioni e le pratiche il pensiero e le esperienze (sociali, politiche e culturali) che gli immigrati e le loro associazioni portano con sé, vissute nei paesi di provenienza o nel paese d'arrivo. La nostra vita sociale e culturale si anima sempre più di voci e identità diverse. Il paradigma della pluralità è in cammino e ci fa incontrare donne e uomini, bambine e bambini, diversi come noi, che chiedono parola, esigono riconoscimento, occupano spazi, innovano linguaggi, pensieri, comportamenti, tradizioni. La presenza delle differenze, che esiste da sempre, si è oggi arricchita di nuovi volti e di saperi "altri", ed è caratterizzata dalla volontà di esprimersi ma anche dalla necessità di essere elaborata e accompagnata. Una società plurale e democratica, infatti, va oltre l'esistente, comporta processi di riformulazione profondi a livello di identità personali e collettive, ci impegna a superare il conformismo e l'omologazione, ci spinge a de-costruire e ri-costruire le storie e le memorie, i tempi e gli spazi, gli incontri e gli scambi. In questo presente si tratta di collegarsi con le trasformazioni in atto attraverso un progetto di civiltà che accordi al suo interno valori e significati diversi, stabilisca criteri, delinei nuovi orientamenti e comportamenti".