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COMUNICATO STAMPA
Firenze, 6 ottobre 2008
NOCENTINI (PRC): «NUOVO GRUPPO CONSILIARE OPERAZIONE CHE NON CERCA DI RISOLVERE LA CRISI DELLA SINISTRA. SI RITAGLIANO UN PICCOLO SPAZIO SUBALTERNO AL PARTITO MAGGIORITARIO»
Questo il testo
dell'intervento di Anna Nocentini, capogruppo di Rifondazione Comunista:
«La scelta di due consiglieri, eletti nelle liste del Partito della
Rifondazione Comunista, di aderire, a pochi mesi dallo scioglimento del
Consiglio, ad un altro gruppo consiliare di nuova formazione si espone e crea
fertile terreno alla critica ricorrente della separazione tra rappresentati e
rappresentanti.
Pur non esistendo il vincolo di mandato è evidente che
esiste una questione morale legata al senso di responsabilità che sempre
dovrebbe accompagnarci rispetto al mandato ricevuto dagli elettori.
È
davvero inconcepibile che due consiglieri di Rifondazione, eletti su un
programma e un candidato sindaco alternativo all'attuale maggioranza, non
avvertano il dovere, l'obbligo di rispettare il mandato e che su scelte
successive, ancorchè legittime, non procedano di conseguenza rimettendo il
mandato elettorale.
E' una questione di etica della politica che oggi vedo
nuovamente calpestata, che dà spazio alla preoccupante critica
sull'autoreferenzialità della casta.
Vi è un secondo aspetto altrettanto
rilevante: come è possibile che dopo una battaglia comune continua, ultima
quella contro il Regolamento di polizia municipale, il risultato sia quello di
aderire a questa maggioranza. Perché è evidente che il nuovo gruppo così
formato, a prescindere dai contenuti, si colloca in maggioranza.
Congratulazioni al sindaco: è riuscito a convincere chi siede questa aula,
senz'altro più di quanto abbia convinto chi vive in città!
Le dichiarazioni
che abbiamo letto "decideremo su ogni singolo atto", sono insufficienti sul
piano della collocazione istituzionale, e inconsistenti sul piano politico
laddove facciano intendere la rinuncia ad una valutazione complessiva degli atti
sottoposti al Consiglio, che è per eccellenza sede politica e non un consiglio
di amministrazione.
Non voglio neanche esimermi, a nome anche del Partito
della Rifondazione Comunista, dall'affrontare la questione politica di fondo, di
come cioè la sinistra risponde allo sconvolgimento del 13 e 14 aprile.
La
disfatta elettorale, con la vittoria della destra dopo due anni di Governo
dell'Unione, ha fatto crollare molte certezze ed ha generato spavento. La
questione politica di fondo è come riprendere il difficile cammino dell'unità
della sinistra partendo, e di questo siamo assolutamente convinti, dalla
constatazione che operazioni politiciste e di vertice sono state sconfitte,
facendo tesoro della lezione conseguente all'esperienza dell'Arcobaleno, vissuto
dagli elettori come un cartello elettorale e di vertice e come tale respinto. Ma
quanto viviamo oggi anche in questo Consiglio Comunale ci dice, al di là dei
proclami, che viene nuovamente proposta un'operazione di ceto politico, tutta
interna al Palazzo. Si ripetono dichiarazioni già lette nel passato di voler
unire la sinistra basandosi esclusivamente sul tradimento del mandato elettorale
ricevuto e cambiando la composizione dei gruppi e quindi delle forze politiche
della sinistra.
Un'operazione frettolosa, quasi a nascondere e negare la
profondità della crisi della sinistra tutta, mentre dovremmo con modestia
ammettere che non esistono soluzioni salvifiche. Infatti non è sufficiente né
salvifico di per sè dire, per quanto riguarda il Partito e il gruppo che qui
rappresento, "ripartiamo da Rifondazione" ma ancor meno salvifico è riproporre
uno spazio politico "a prescindere dai contenuti" sempre e solo con il PD.
Questa operazione non cerca nella sostanza di risolvere la crisi della
sinistra, cerca di ritagliarsi un piccolo spazio subalterno al partito
maggioritario.
La strada scelta dalla maggioranza del Partito della
Rifondazione Comunista, per il quale l'unità della sinistra rimane questione di
grande rilievo strategico, non è quella di inventare soluzioni di pochi vertici
(istituzionali e funzionari) ma di ricomporre un rapporto con i soggetti sociali
di riferimento e di costruire l'opposizione sociale.
Dal vulnus alla
democrazia costituito dalla mancanza di rappresentanza parlamentare di molti
uomini e donne nel nostro Paese discende la necessità di far emergere nei luoghi
di lavoro, nelle scuole, nelle piazze l'opposizione al governo Berlusconi e alle
politiche securitarie, che impoveriscono e affossano i diritti dei lavoratori,
smantellano la scuola e l'università pubblica, riempiono il Bel paese di
inceneritori e basi militari, garantiscono gli interessi dei forti contro i
deboli.
Nella nostra città puntare a qualcosa di meno che a questo, a un
percorso cioè che prescinda dai problemi concreti delle persone, che scavalchi
la volontà e il desiderio di esprimersi e contare degli uomini e delle donne di
sinistra, che pensi di risolvere simili questioni con la creazione di un nuovo
soggetto politico, che si attesti sulla proclamazione della novità scomponendo
le forze organizzate e pesticciando la realtà e il dibattito esistente in
città... è il peggior servizio che si possa fare alla prospettiva della
sinistra; è al contempo il miglior regalo che si possa fare al Partito
Democratico, a pochi mesi dalle elezioni amministrative, in una posizione di
subordinazione preventiva quando non di opportunismo.
Noi proseguiamo questo
difficile cammino, questa sfida alta che parla di uscire dalla crisi in basso a
sinistra, anche a Firenze partendo da un giudizio netto: la città ha perso
150.000 abitanti eppure l'emergenza abitativa è dirompente e i sindacati
dell'inquilinato accusano l'Amministrazione di avere ben 180 appartamenti ERP
vuoti non consegnati per mancanza di manutenzione. Ripetute sono state le nostre
interrogazioni: ma cosa avete fatto dei milioni di euro dei proventi dai canoni
e perché non li avete subito destinati, come vorrebbe la legge, a rendere
disponibili immediatamente questi alloggi. Ma quanti alloggi avete costruito o
comprato per l'ERP per misurarvi su quello che nuovamente è l'emergenza in
città, la negazione di un diritto prioritario.
Davvero vi basta finire il
mandato con 360 nuovi appartamenti ad affitto convenzionato (600 euro al mese,
per soli otto anni, e poi si vedrà) e la previsione di 40 alloggi ERP?
Davvero non inquieta la gestione di un'opera pubblica strategica come la
tramvia rispetto alla quale le sofferenze e i disagi sono stati moltiplicati per
anni, di cui non si vede la fine, e di cui costantemente la popolazione
interessata dai lavori non è stata avvertita, tutelata, ecc. ?
Davvero non
inquieta che in presenza di un'inchiesta della magistratura sull'inquinamento
della Piana di Castello e sull'insufficienza degli interventi previsti per
riportare a norma i livelli di inquinamento (a norma, non sotto la norma!) si
continui foglia dopo foglia a caricare questa area di carichi inquinanti?
Ben venga lo stadio se eliminerà l'inceneritore e bloccherà l'aumento delle
attività di atterraggio e decollo dell'aeroporto.
Non è davvero inquietante
non porsi l'obiettivo di costruire un progetto alternativo per la città che
ponga come discrimine la vita in città, della città, consegnata invece solo alla
rendita fondiaria e parassitaria?
Ancora oggi sulle cronache locali si legge
dell'impossibilità dei piccoli esercizi commerciali di esercitare non per
indisponibilità a farlo ma per il costo insostenibile degli affitti. Lo si nega
per giovani, meno giovani, per artigiani o commercianti, lo si nega per tutti
quei soggetti che dal lavoro possono sperare in una vita dignitosa. E così
Firenze è sempre più consegnata alla moltiplicazione di esercizi senza anima nè
qualità, con orari impossibili per chi vi lavora, proprio per mantenere la
rendita.
Di un cambio di passo ci sarebbe bisogno, che risponda a bisogni
elementari e contemporaneamente strategici come casa, lavoro qualità degli spazi
comuni: niente è stato fatto in questo anni in questo senso, molto nella
direzione opposta, eppure tutto questo non conta per chi ha deciso di
abbandonare questo difficile terreno e mettersi sotto l'ala protettiva di una
maggioranza che nella città non cresce in consensi.
Infine, un'ultima
considerazione sulle forme della politica, tema che prima di trattare di forme
organizzative e di relazione fra soggetti collettivi, deve misurarsi con le
relazioni personali che gli uomini e le donne agiscono fra loro.
Accanto
alla amarezza personale, che non nego, per la scelta dei due consiglieri eletti
nelle liste di Rifondazione Comunista, denuncio la violazione di rapporti anche
da parte di altri colleghi dei gruppi coinvolti in questo nuovo assetto,
colleghi che si sono sottratti a un minimo di informazione, ed hanno rifuggito
un confronto di merito, comportamento che non posso non ascrivere alla debolezza
delle loro convinzioni e alla povertà del loro animo».